Rio 2016: Russia a un passo dal bando totale per il doping di stato

Rio 2016: Russia a un passo dal bando totale per il doping di stato

Tutti gli organi antidoping mondiali più importanti appongono il veto contro la federazione ex-sovietica

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    Rio 2016: Russia a un passo dal bando totale per il doping di stato

    La Russia potrebbe essere esclusa in toto dalle prossime Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro: lo propongono a gran voce tutte le maggiori agenzie per la lotta contro il doping come già aveva per prima chiesto la WADA ossia l’Agenzia Mondiale AntiDoping dopo la conferenza stampa infuocata dello scorso novembre che aveva messo in luce un programma di somministrazione di sostanze illecite sistematico e, a quanto sembra, appoggiato dalla complicità dello stato. Sono stati chiesti due anni di sospensione di tutta la federazione di atletica dalle manifestazioni mondiali e la squalifica a vita per 5 atleti noti tra cui la discussa medaglia d’oro olimpica Savinova. Tuttavia, tutti gli sport potrebbero essere banditi.

    Sarebbe dunque un vero e proprio bando totale per la Russia per il Brasile a meno di tre settimane dal debutto della manifestazione. Come riporta il New York Times, la campagna è stata avanza dall’antidoping americana (Usada) supportata dalle agenzie di Canada, Germania, Spagna, Giappone e Svizzera, appoggiandosi al rapporto McLaren sui Giochi invernali di Sochi. Alla manifestazione di casa, la Russia ricavò 33 medaglie delle quali 13 d’oro, 11 d’argento, 9 di bronzo, ma l’ex direttore del laboratorio Grigory Rodchenkov avrebbe avuto incarico di coprire tutti i (possibili 15) casi di positività, coperto dai servizi segreti e spinto dal ministro dello sport Vitaly Mutko

    Si è trattato di uno studio approfondito quello messo in luce dalla WADA lo scorso novembre, che ha riportato di test antidoping cancellati, laboratori ombra per prima dei controlli e, la cosa peggiore, la complicità del Ministero dello Sport che si è sempre impegnato a insabbiare tutte le eventuali irregolarità. Parole durissime quelle pronunciate dai membri della Commissione di Inchiesta dell’Agenzia Mondiale Antidoping a Ginevra, a corredo della presentazione di oltre 300 pagine dense di dati, numeri e, soprattutto, nomi raccolti in 11 mesi.

    Il presidente della Wada, Richard Pound, ha sintetizzato tutto in una frase emblematica: “È il più esteso e importante caso di doping e corruzione della storia dello sport moderno“. Le conseguenze potrebbero essere drammatiche visto che sarebbe colpita una delle federazioni più medagliate e, a questo punto, sporche e ci sarebbe anche il pericolo dell’estensione ad altre federazioni. Pound ha poi aggiunto: “Lo scandalo è più grave di quanto potessimo pensare, perché scientemente si sono fatti gareggiare atleti che dovevano essere fermati per la loro positività“.

    Tutto è stato infatti prima promosso e poi nascosto dalla federazione e ci sarebbero interessi anche extra-Russia con il dito puntato verso il presidente della Iaaf, Lamine Diack che avrebbe accettato le richieste di insabbiamento avanzate dai tecnici corrotti dietro tangenti. Insomma, ancora una volta tutto girava intorno ai soldi, si parla anche di diverse centinaia di migliaia di dollari a bustarella.

    Sembra che siano circa 1400 i test distrutti dietro consenso del direttore del laboratorio di Mosca, Grigory Rodchenko dietro ordine nientemeno che di Vitaly Mutko, ministro dello Sport russo. La Russia, ovviamente, nega tutto. Cinque gli atleti sui quali pende la richiesta di radiazione tra cui l’olimpionica degli 800 metri piani a Londra, Marya Savinova e la medaglia di bronzo Ekaterina Poistogova.

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