Bici a motore: lo scandalo del doping meccanico prende consistenza

Bici a motore: lo scandalo del doping meccanico prende consistenza

Un'indagine di France2 risolleva un caso che potrebbe davvero dare la mazzata definitiva al ciclismo

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    Bici a motore: lo scandalo del doping meccanico prende consistenza

    Si para da anni dell’impiego motori elettrici nascosti nel telaio delle biciclette dei professionisti, un tipo di doping che non va più a considerare il fisico, ma il mezzo e che è ancora più subdolo perché si nasconde (letteralmente) all’interno del telaio e non desta sospetto se non per alcune performance che risultano davvero poco credibili e che hanno interessato recenti campioni di questo sport. Scendendo a un livello ancora più infimo, è un modo di trassare che non può essere individuato retroattivamente (come invece avviene con l’esame del sangue con nuovi metodi) perché non rimangono che le prove televisive. France2 ha condotto un’indagine molto interessante e al tempo stesso inquietante e l’ha messa in onda ieri sera durante il programma Stade2. Scopriamone di più.

    La docu-inchiesta che porta la firma di Thierry Vildary, della trasmissione televisiva Stade2 di France2 ha messo in luce per la prima volta in modo piuttosto esplicito quanto sia semplice andare a trassare grazie a piccoli propulsori che si possono nascondere in prossimità del movimento centrale così come in corrispondenza dei pignoni, ma non solo. Una batteria agli ioni di litio, paragonabile a quella dei moderni dispositivi tecnologici, fornisce l’energia necessaria al funzionamento e un azionamento tramite pulsante – altrettanto nascosto – metterebbe in modo questo sistema diabolico. La troupe di France2 ha utilizzato un metodo empirico, ma efficace come la telecamera termica e l’ha sfruttato in occasione di corse recenti come le Strade Bianche di Siena e alla Settimana Internazionale di Coppi&Bartali.

    Inoltre, hanno monitorato alcune gare amatoriali. Ebbene, secondo le immagini, si è potuto intravedere del calore sospetto in sette biciclette, alcune in corrispondenza del movimento centrale e altre nel pacco pignoni. Non è una prova definitiva, ma lascia più che un sospetto su questo metodo denunciato ormai da più di un lustro e che ha visto Davide Cassani come prima personalità del mondo del ciclismo (all’epoca era commentatore Rai, ora è il selezionatore della nazionale azzurra) esporsi. Chi sono i campioni che negli ultimi tempi sono stati additati per aver utilizzato il motorino? Soprattutto Fabian Cancellara in occasione della doppietta Fiandre-Roubaix con quelle accelerazioni così repentine dopo strani atteggiamenti come quella che sembra la pressione di un tasto sul manubrio e il cambio bici stesso.

    Ma anche Chris Froome al Tour de France.

    O Alberto Contador dopo la tappa di Verbania dell’ultimo Giro vinto che l’ha visto cambiare per l’ennesima volta bici con lo strano atteggiamento del meccanico Faustino Munoz all’arrivo, armeggiando con ruota e un particolare orologio al polso. Tutti dubbi, nessuna certezza vera e propria. Tuttavia, rimane la testimonianza del meccanico ungherese Istvan Varjas che racconta quanto siano miniaturizzati ed efficienti i motorini e la nuova generazione di questo doping come la ruota che crea un campo elettromagnetico e dal costo di 50.000 euro. A cosa credere? Per ora si deve lasciare il tempo a tutte le eventuali indagini prima di trarre conclusioni, di certo è necessario che l’UCI (l’Unione Ciclistica Internazionale) si muova il prima possibile con controlli più adeguati.

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