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Tavecchio, l’imbarazzo continua: le esternazioni su ebrei e gay

Tavecchio, l’imbarazzo continua: le esternazioni su ebrei e gay
da in Calcio, Razzismo, Sport
Ultimo aggiornamento: Lunedì 02/11/2015 11:12

    Ancora Carlo Tavecchio, sempre sulla cresta dell’onda dell’imbarazzo. Il presidente della FIGC ha pronunciato le seguenti due frasi: la prima, in merito alla sede della Lega Nazionale Dilettanti comprata da “Quell”ebreaccio‘ di Anticoli. Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada”, mentre la seconda è più breve e concisa “Io non ho niente contro gli omosessuali ma teneteli lontano da me, io sono normalissimo”. Ora si cercano giustificazioni sul fatto che questi pensieri siano stati esternati in una sorta di intervista-trappola, ma tutte le spiegazioni lasciano il tempo che trovano perché ormai non c’è più limite al peggio per l’uomo che dovrebbe rappresentare il calcio italiano.

    Tavecchio ha affermato “Sono evidentemente vittima di un ricatto, non ricordo le parole usate in quella conversazione, che potrebbe essere manipolata”, ma non si rende conto che giustificarsi è persino peggio. Ascoltando l’audio pubblicato dal Corriere dello Sport è chiaro, anzi più che logico che il redattore del quotidiano online Soccerlife faccia di tutto per aprire il rubinetto delle gaffes, veicolando Tavecchio verso frasi che pronuncia e poi che cerca in tutti i modi di sistemare, ma non è pensabile che il presidente della Federcalcio sia così ingenuo e che continui a esplicitare pensieri che inevitabilmente e drammaticamente gli appartengono. E hai voglia a dire che non si ha niente contro qualcosa che poi si descrive sempre come negativa, quasi deprecabile.

    Ovviamente Carlo Tavecchio ha vinto le elezioni a nuovo presidente della Federcalcio. Ovviamente, però, solo per quel nostro fantastico paese che è l’Italia dato che in qualsiasi altro stato al mondo non sarebbe nemmeno stato candidato. E invece eccolo trionfare alla terza votazione su Demetrio Albertini grazie alla maggioranza dei votanti ossia del 63.63% nello specifico. Poteva davvero succedere solo qui che il 71enne ragioniere potesse ambire, candidarsi (lasciando perdere tutte le altre cariche investite finora), resistere nonostante le gaffes imbarazzanti (su tutte, quella della banana che gli è costata sei mesi di inibizione da parte della FIFA) e dunque trionfare. Le sue prime parole da presidente: “Oggi c’è stata una dimostrazione di grande serietà e democrazia, alla presenza delle più alte autorità Uefa. Voglio ringraziare coloro che mi hanno confermato la fiducia e non hanno smesso di sostenermi anche in momenti difficili e vorrei ringraziare coloro che legittimamente hanno espresso valutazioni diverse. Sarò il presidente di tutti”. E sarà la nostra ennesima brutta figura a livello internazionale.

    Chi è Carlo Tavecchio? Ragioniere, interista, classe ’43, è attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti sin dal 1999 e vicepresidente vicario della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 2009. La sua carriera politica inizia nelle file di Democrazia Cristiana per poi diventare sindaco della propria città natale – Ponte Lambro – dal 1976 al 1995 per quattro mandati consecutivi. Parallelamente fa carriera anche nel calcio diventando numero uno della ASD Pontelambrese che dai dilettanti giunge alla Prima Categoria, poi entra nella Federcalcio nel Comitato Regionale Lombardia della Lega Nazionale Dilettanti (LND) dal 1987 al 1992, salendo di grado come vice presidente e alla presidenza regionale per poi, nel 1999, sedersi sulla poltrona nazionale. Nel curriculum possiamo leggere anche l’incarico di consulente del Ministero dell’Economia per le problematiche di natura fiscale e tributaria riguardo alla sfera dell’attività sportiva dilettantistica oltre che, al Ministero della Salute presso la Commissione Ministeriale riguardo l’impiantistica nazionale. È anche scrittore, con il calcio raccontato alla nipote Giorgia in «Ti racconto… Il Calcio».

    Candidato superfavorito per la presidenza della Federcalcio, avrebbe potuto prendersi l’incarico e lo stipendio senza problemi salvo cadere in una trappola pressoché imprevidibile ossia l’autogol. La sua frase: “…l’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Optì Pobà è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio…”. Un intervento talmente triste e sgraziato che sembra uscire da un film di serie Z, invece è successo tutto davvero e qualsiasi commento era come sparare sulla Croce Rossa. Sono ovviamente arrivate subito le scuse e i dietrofront. In realtà non è come confondere un nome con un altro, è esporre un pensiero molto semplice e lineare pescandolo dal proprio bagaglio di pensieri e considerazioni sul mondo. Un po’ come l’altra esternazione – per l’amore del vero di qualche mese fa – sul calcio femminile: “Da sempre protesi a voler dare una dignità estetica alla donna del calcio. Prima si pensava che fosse handicappata rispetto al maschio per resistenza ed altri fattori, adesso invece abbiamo riscontrato che sono molto simili”.

    Ma non è ancora questo il grave della sua storia, perché quell’infortunio ha aperto una voragine sulla figura del nuovo presidente della Federcalcio. Tavecchio ha una fedina penale che parla da sola dato che è stato è stato condannato già cinque volte. La prima volta nel 1970 a 4 mesi di reclusione per falsità in titolo di credito continuata in concorso, poi nel 1994 per 2 mesi e 28 giorni per evasione fiscale e dell’IVA e a 3 mesi per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative due anni più tardi, a 3 mesi per omissione o falsità in denunce obbligatorie nel ’98 con l’aggiunta di 3 mesi per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento. Come può avere vinto un personaggio del genere? Grazie all’appoggio di club di Serie A guidati dall’asse Galliani-Lotito che si è contrapposto a quello di Agnelli: al secondo scrutinio erano ben 13 a favore di Tavecchio, che poi sono salite a 16 al terzo e ultimo. Ma la differenza l’hanno fatta i fedelissimi con la Lega Dilettanti e la maggioranza della Lega Pro, mentre Albertini aveva il consenso pieno solo degli arbitri.

    E il suo programma? Ve l’abbiamo raccontato qui. È partito subito con il colpo più eclatante ossia la proclamazione del commissario tecnico oltre che manager generale. Si puntava forte su Antonio Conte, lo si dava praticamente per certo e così è stato. Dopo la figuraccia dell’Italia ai Mondiali, dopo aver chiesto di cambiare e di dare una nuova ventata di fresco al movimento, ecco il 71enne Tavecchio. TaVecchio, un destino peraltro scritto nel nome. Ma fosse solo l’anagrafe il suo problema.

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