Calcio, la nazionale iraniana femminile con 8 uomini nascosti dal velo?

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    Calcio, la nazionale iraniana femminile con 8 uomini nascosti dal velo?

    Approfittando della divisa della nazionale di calcio iraniana femminile che copre quasi interamente il colpo e grazie anche al velo che cela il capo, ci sarebbero ben otto uomini infiltrati nella selezione. Una sorta di doping che va a sfruttare la maggiore forza fisica e – in certi casi – anche la tecnica più fine di giocatori già navigati che si celano sotto sembianze poco decifrabili per favorire la nazionale. L’accusa è stata peraltro lanciata dalla tv satellitare al-Arabiya, quanto c’è di vero e di probabile?

    Non è la prima volta che accade e ci sono sempre forti sospetti su atlete magari non particolarmente femminili nell’aspetto, che riescono a sbaragliare la concorrenza. Ci sono diversi casi nell’atletica di donne dall’aspetto molto mascolino e quasi senza alcun accenno di forma femminile. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si tratta realmente di donne e il tutto crea molto imbarazzo. Cosa succederà al caso lanciato dall’emittente araba Al-Arabiya? I sospetti più grandi riguardano alcune calciatrici che effettivamente sarebbero state uomini.

    Insomma, che sarebbero impegnate in un cambio di sesso però per certi casi ancora non completo. La FIFA aveva penalizzato l’Iran tempo fa, escludendolo anche dal torneo Olimpico, per combattere la pratica di costringere le atlete a indossare divise complete e il velo. Ora si è tornati sui passi originali, però la problematica riguardante uomini infiltrati è più attuale che mai. E i più malpensanti dicono che lo spettacolare gol di qualche giorno fa in un match a cinque avrebbe ulteriormente fomentato il sospetto.

    È arrivata anche una voce ufficiale, come quella di un dirigente della lega calcistica locale di nome Mojtabi Sharifi, che avrebbe confermato che le otto calciatrici effettivamente sarebbero state uomini ora sottoposte al procedimento di cambio di sesso, però non ancora completo. Ricordiamo che in Iran questa procedura è autorizzata sin dal 1979 dietro provvedimento dell’Ayatollah Khomeini e lo stato rimborsa metà delle spese sostenute, quindi è piuttosto diffusa.