Serie A: Milan sconfitto, Inzaghi sempre più a rischio esonero

Serie A: Milan sconfitto, Inzaghi sempre più a rischio esonero
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    Filippo Inzaghi ha fallito. L’ex attaccante della Nazionale Italiana, chiamato in estate per curare un Milan malato, non è riuscito nell’impresa. Dopo un inizio promettente e nel complesso una prima parte di stagione accettabile in termini di risultati è arrivato un tracollo inaspettato nel 2015. In molti, giocatori compresi, hanno puntato il dito contro la tournée fatta negli Emirati Arabi altri invece sulle scarse capacità gestionali del tecnico piacentino. Sul banco degli imputati anche la dirigenza che ha allestito una rosa non all’altezza della gloriosa maglia del Milan. Il futuro di Inzaghi, dopo quasi 15 anni, sembra lontano da Milanello. Ecco i momenti salienti della vita rossonera di Pippo Inzaghi.

    L’arrivo di Inzaghi al Milan non fu ben accettato dai supporters rossoneri. Il suo passato alla Juventus non fu ben visto dal tifo organizzato che non fece troppo clamore al suo arrivo. Inzaghi iniziò tra alti e bassi complice un grave infortunio al legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro. Da quel momento si rimboccò subito le maniche per far ricredere il popolo rossonero e da lì iniziò una bellissima storia d’amore tra Pippo e il Milan.

    Nel 2002/2003 Inzaghi fu decisivo per la vittoria della Champions League. L’attaccante trascinò la squadra fino alla finale contro la Juventus siglando 12 reti in 16 match. Nella mente dei tifosi rossoneri c’è ancora il gol-qualificaizione segnato all’Ajax [che poi fu assegnato dalla Uefa a Tomasson] all’ultimo secondo dei quarti di finale. In quella stagione siglò 30 reti, molte delle quali decisive. Il Milan vinse anche la Coppa Italia e la stagione successiva fu aperta con le vittorie della Supercoppa Europea e quella italiana. A fine stagione i rossoneri vinsero anche lo scudetto ma Inzaghi per una serie di guai fisici non fu sempre titolare.

    Il Milan di Ancelotti raggiunse la finale della Champions League 2004/2005. La squadra rossonera, dopo aver chiuso il primo tempo sul 3-0, fu rimontanto sul 3-3 e alla fine perse ai rigori. Inzaghi non fu schierato in quella finale e gli furono preferito Crespo, Shevchenko e Tomasson. L’attaccante italiano arrivava da un’altra stagione travagliata colma di infortuni alla schiena, al ginocchio, al gomito, ma soprattutto alla caviglia che gli preclusero di essere decisivo.

    La stagione 2006/2007 vide risorgere Filippo Inzaghi. L’attaccante stava arrivando da un biennio colmo di problemi fisici e si pensò che potesse essere finito il suo tempo al Milan. Ancelotti lo aspettò, credette ancora in lui e Inzaghi rispose con un 2007 pazzesco dove fu decisivo in tutte le finali. Prima la doppietta di Atene regalò la seconda Champions League contro il Liverpool, in estate decise la Supercoppa Europea con un gol e a Dicembre segnò una doppietta nella finale del Mondiale per Club contro il Boca Juniors.

    Nel 2009, grazie ad una doppietta col Siena, arriva alla quota di 300°gol in carriera. Da quel momento fino a quando decide di appendere le scarpette al chiodo non arriveranno tante altre soddisfazioni se non lo scudetto con Allegri nel 2011. In quella stagione l’attaccante piacentino subì un altro grave infortunio che lo tenne fuori dai giochi per moltissimo tempo.

    A Luglio 2012 inizia la nuova avventura come allenatore. Il Milan gli affida la panchina degli Allievi Nazionali dove raggiunge le Final Eight per il titolo ma viene eliminato in semifinale ai calci di rigore. L’anno successivo aumenta di grado e diventa allenatore della Primavera del Milan e vince il prestigioso Torneo di Viareggio. La prima squadra chiude la stagione 2013/14 malamente e dopo Allegri viene silurato anche Seedorf. Per Inzaghi arriva la chiamata per tentare l’impresa di risollevare il Milan. Il tecnico piacentino, dopo un buon inizio, affonda sempre più con una squadra non all’altezza.

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