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Violenza negli stadi: i casi più famosi

Violenza negli stadi: i casi più famosi
da in Calcio, Polizia, Sport, Stadi, Stadio
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/11/2016 07:17

    La violenza negli stadi, sordida rappresentazione di episodi da condannare sempre e comunque, è un fenomeno dilagante che interessa tutti i paesi, tutte le società, indipendentemente dai colori di una squadra o dalle motivazioni alla base dei disordini all’interno o all’esterno di un impianto sportivo. Con cadenza drammatica, ci troviamo a leggere sulle prime pagine dei quotidiani sportivi eventi da stigmatizzare con forza che attanagliano il fair-play alla base, distruggendolo e a mò di metamorfosi, trasformano lo stadio in campo di battaglia, teatro dove sistemare vecchi conti aperti, dimenticando a casa il buon senso e spalancando le porte alla follia.

    La violenza negli stadi ha diverse gradazioni di gravità e può oscillare da semplici tafferugli, quasi innocenti conditi da sfottò tra tifoserie appassionate a vere e proprie risse ed incidenti che coinvolgono le forze dell’ordine e sono accompagnati da caos, distruzione e un bollettino da guerriglia. Talvolta è sufficiente lanciare una provocazione, un diverbio acceso e si sprofonda nella pericolosa spirale di violenza da cui è impossibile poi uscire; alcuni studi di sociologia hanno dimostrato come la rabbia dei gruppi ultrà organizzati è proporzionale alla massiccia presenza di polizia in assetto anti-sommossa, pronta a sedare le intemperanze sul nascere. Tutti sono consapevoli come sia elementare accendere la miccia della violenza e far sfociare una gara di calcio in una guerra civile inattesa e spesso i motivi alla base di questi episodi disdicevoli esulano ampiamente dal tema sportivo.

    Tra i gruppi di ultrà strutturati e coesi in una casta imperforabile, fatta da regole ben precise, codici da rispettare e linguaggio criptico e a sè stante, gli hooligan sono quelli più tristemente famosi; il termine di derivazione inglese si riferisce ai tifosi più ribelli del campionato inglese, o più in generale dei tornei nordici. Protagonisti di incidenti e disordini di ogni tipo, sia in casa che quando si recano in trasferta, fronteggiare le azioni degli hooligan resta lo spauracchio di ogni poliziotto. Tante le misure preventive e non, pensate e adottate in questi ultimi anni per glissare all’ira incontrollata degli ultrà più accaniti; dall’uso di telecamere a circuito chiuso all’identificazione personale del tifoso, attraverso lo strumento innovativo nel suo genere della tessera del tifoso, introdotta nel nostro paese dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, nell’agosto 2009 e aspramente criticato dai supporters italiani che continuano a non considerarlo come un escamotage per arrivare a debellare la violenza negli stadi. Nato come pass per fidelizzare, rendendolo trasparente, il rapporto tra società e tifoso, mettendo al margine gli individui che hanno pendenze con la giustizia sportiva, la tessera del tifoso sta iniziando a dare i primi frutti, ma di certo saranno sempre buon senso e ragionevolezza i cardini di uno sport sicuro e senza violenza. Passiamo in rassegna alcuni esempi di casi eclatanti.

    La finale dell’allora Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus, datata 29 maggio 1985, resta ad oggi come una delle più nefaste tragedie del calcio mai avvenute. La gara si disputò ugualmente, attirando una rovente scia di polemiche e nel contatto tra le tifoserie persero la vita 39 persone, tra cui 32 supporters bianconeri e si contarono oltre 600 feriti.

    Di recente memoria, la sospensione della gara valida per le qualificazioni agi Europei 2012 in Polonia e Ucraina, tra Italia e Serbia giocata allo stadio Marassi di Genova. Una frangia irriducibile di ultrà nazionalisti serbi ha scatenato il caos, impedendo il regolare svolgimento del match.

    La storia sportiva del nostro paese pullula, ahinoi, di episodi di violenza; tra gli altri, questo video immortala la follia di alcuni tifosi giallorossi in trasferta a Milano, situazione poi precipitata con l’intervento duro delle forze dell’ordine.

    Tutte le gare portano con sè un potenziale rischio di sfociare in una violenza collettiva e senza senno, ma le stracittadine sono considerati i match da tenere maggiormente sotto controllo. In queste immagini vediamo la follia dei tifosi fiorentini e pisani, venuti a contatto nel dicembre 1985.

    Quando di mezzo c’è un’ipotetica promozione in Serie A e il campionato è agli sgoccioli, gli animi possono accendersi in men che non si dica, sopratutto se sul campo la propria squadra viene sconfitta. Domenica di delirio all’Adriatico di Pescara, con i supporters campani delusi e amareggiati dal risultato.

    Nella lunga lista di tifoserie rivali da sempre, un posto d’onore lo occupano Fiorentina e Juventus, protagoniste di disordini e tafferugli in diversi momenti nella loro storia, come in questa, all’apparenza tranquilla, domenica di inizio campionato 1991-1992.

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