Riforma Serie A: come cambiano le regole sulle rose

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    Riforma Serie A: come cambiano le regole sulle rose

    Pronta la riforma della Serie A in merito alle regolamentazioni sulle rose. Andando a riassumere i punti focali che andranno a interessare i team del massimo campionato italiano, sarà possibile formare rose di 25 con 4 dal vivaio e 4 calciatori cresciuti in Italia. Saranno al massimo 40 gli extracomunitari che potranno arrivare ogni anno e non sarà più possibile andare a tesserare un giovane che non interessa per girarlo all’estero così da liberare un posto in organico. In tutto questo c’è anche una notizia preoccupante: un buco da 20 milioni di euro saltato fuori dai conti della Federazione.

    La prima regola che cambia è quella sulle rose: le squadre potranno tesserare solamente 25 giocatori. Be’, “solamente” è un termine improprio perché ci sono molti team che sono anche sotto questa soglia. Ad ogni modo, l’elenco dei giocatori dovrà contare su quattro professionisti cresciuti in Italia e quattro cresciuti nell’attuale team. Non ci saranno limitazioni per quanto riguarda gli Under 21, proprio per incentivare il tesseramento delle giovani promesse.

    TAVECCHIO SQUALIFICATO SEI MESI

    La seconda regola è detta dei “giovani di serie” e riguarda il giovane extracomunitario al primo tesseramento. Lasciando perdere le inquietanti memorie di Optì Poba, il calciatore deve essere residente in Italia minimo da quattro anni, entrato nel nostro Paese assieme ai genitori non per ragioni sportive e aver frequentato la scuola per almeno quattro anni. Questi calciatori non saranno utilizzabili per sostituire un nuovo extracomunitario. A proposito del calciatore extracomunitario – terza regola – sarà sostituibile solo se esiste un contratto da professionista della durata di almeno tre anni.

    TAVECCHIO APRE ALLA MOVIOLA IN CAMPO

    In tutto questo, però, salta fuori una notizia non così ottimistica come il buco nel bilancio di 20 milioni, che però Tavecchio promette: “Saranno ridotti a 10 milioni a seguito delle cessioni fatte dal Coni in futuro. Ma non possiamo essere il pozzo di San Patrizio dove tutti mettono mane e tirano fuori soldi. Fatturiamo 6 miliardi all’anno“.