Vincenzo Nibali vince il Tour de France 2014, sedici anni dopo Pantani

Vincenzo Nibali vince il Tour de France 2014, sedici anni dopo Pantani
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    Ciclismo, Nibali trionfa al Tour de France 2014

    Vincenzo Nibali nella leggenda: il corridore siciliano vince il Tour de France 2014 ed entra nell’Olimpo del ciclismo avendo anche vinto un Giro d’Italia (nel 2013) e una Vuelta di Spagna (nel 2010). Solo sei corridori prima di lui erano riusciti nell’impresa. Il siciliano ha letteralmente dominato questa corsa lasciando solo per due tappe la maglia gialla, alla prima tappa a Kittel e quella del 13 luglio a Gallopin, giusto per farlo correre in jaune alla Festa Nazionle francese. La seconda piazza del podio va al francese Peraud davanti al connazionale Pinot con distacchi abissali di 7’52” e 8’24”. L’ultima tappa è andata proprio al tedesco Kittel che così ha chiuso il cerchio trionfando nella prima e nell’ultima frazione. Seconda piazza per l’altro plurivittorioso, il norvegese Kristoff. L’ultima vittoria italiana al Tour è stata quella dell’indimenticato Pantani nel 1998.

    1. KITTEL Marcel 101 TEAM GIANT-SHIMANO 03h 20′ 50”
    2. KRISTOFF Alexander 23 TEAM KATUSHA 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    3. NAVARDAUSKAS Ramunas 97 GARMIN – SHARP 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    4. GREIPEL André 135 LOTTO-BELISOL 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    5. RENSHAW Mark 77 OMEGA-QUICK STEP 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    6. EISEL Bernhard 2 TEAM SKY 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    7. COQUARD Bryan 153 TEAM EUROPCAR 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    8. PETACCHI Alessandro 76 OMEGA-QUICK STEP 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    9. SAGAN Peter 51 CANNONDALE 03h 20′ 50” + 00′ 00”
    10. FEILLU Romain 214 BRETAGNE – SECHE 03h 20′ 50” + 00′ 00”

    C’è grande clamore in Francia per l’atteggiamento dei quotidiani, perché a parte il mitico L’Equipe, buona parte degli altri ha – più o meno velatamente – lasciato intendere che Nibali sia troppo forte per essere pulito, si è tirata in ballo la questione dei watt di potenza erogati che sarebbero troppo alti in relazione ai suoi parametri fisici. E poi si è fatto notare un distacco eccessivo sul secondo e sul terzo, come se fosse inumano. Non si prende però in considerazione il fatto che Contador e Froome si sono ritirati lungo il percorso: con lo spagnolo in buona forma e il vincitore uscente in gruppo, ci sarebbe stata sicuramente più battaglia su ogni montagna e non ci sarebbero mai stati i distacchi che in realtà si sono registrati. Sono fiducioso sul fatto che Vincenzo avrebbe comunque vinto, ma magari con un vantaggio finale intorno al minuto, magari minuto e mezzo. Invece si è trovato a lottare con corridori che avrebbero aspirato al massimo al quarto-quinto posto, con la conseguente dilatazione dei distacchi.

    1. NIBALI V. AST 86h 37′ 52”
    2. PÉRAUD J. ALM 07′ 52”
    3. PINOT T. FDJ 08′ 24”
    4. VALVERDE BELMONTE A. MOV 09′ 55”
    5. VAN GARDEREN T. BMC 11′ 44”
    6. BARDET R. ALM 11′ 46”
    7. KONIG L. TNE 14′ 41′

    Ma questo non deve sminuire il suo Tour de France che è stato eccellente e corso in modo perfetto. Dalla vittoria di Sheffield con un colpo magistrale da finisseur per indossare la sua prima maglia gialla, al capolavoro sul pavet della “falsa Roubaix” dove ha fatto fuori Froome, certo forte sulle salite e a crono, ma con una tecnica ciclistica imbarazzante. Nel primo e unico scontro in salita con Contador ha ceduto due secondi, non tanto per le gambe quanto per un errore durante il cambio di rapporto. Poi dopo il ritiro sfortunato dello spagnolo per caduta e conseguente frattura della tibia si è trovato a spadroneggiare.

    Ma ha corso con grande intelligenza, evitando pericoli e rischi eccessivi (nel caso, dribblando anche un inquietante incontro con un’auto stampa in piena discesa pirenaica, dietro una curva), dimostrando di essere coraggioso e calcolatore: un mix ideale.

    E a chi ha sospetti su Vincenzo, vada a leggersi la sua biografia anche ciclistica: ha avuto da sempre una progressione graduale della propria crescita e delle proprie vittorie, sin da quando era ragazzino in Toscana a correre lontano dalla famiglia in Sicilia. Un anno per ambientarsi con qualche vittoria, un secondo anno pieno di vittorie poi il salto di categoria e così di nuovo poi per gli Juniores e per i Dilettanti. Non è un ciclista che è nato tondo ed è diventato quadrato, come ad esempio Danilo Di Luca che da uomo da gare di un giorno è diventato scalatore in grado di vincere un Giro, grazie a mezzi che tristemente abbiamo imparato a conoscere. È sempre stato eccellente in discesa, ostico per gli avversari in salita e competitivo a cronometro, sin dal debutto. Poi si è migliorato con l’esperienza e con il continuo allenamento. Mai un guaio o un controllo sospetto. Lasciamo questi discorsi per goderci un trionfo strepitoso del più splendente talento del nostro ultimo decennio (e non solo), che ora potrebbe coronare la propria carriera ritentando l’impresa dell’accoppiata Giro-Tour (come Pantani) e puntare alle classiche e soprattutto alla maglia di Campione del Mondo, per scalare ancora più posizioni nell’Olimpo del ciclismo.

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