Prandelli e Abete si dimettono dopo Italia-Uruguay

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    Dopo la pesante sconfitta dell’Italia, che perde contro l’Uruguay e viene eliminata dai Mondiali in Brasile 2014, Cesare Prandelli si dimette da CT della Nazionale. Decisione irrevocabile presa dal tecnico. Lo stesso fa Abete. Colpo di scena quindi in conferenza stampa post partita. Ecco le prime parole del tecnico: “Ho parlato con il presidente federale e visto che il progetto tecnico è di mia responsabilità e rassegno le dimissioni. Abbiamo camuffato i problemi del calcio italiano, ma dopo il mio rinnovo del contratto ci siamo trovati di fronte a delle aggressioni verbali e ci siamo sentiti persone che rubiamo i soldi ai contribuenti. E questo è un motivo per cui rassegno le dimissioni. Non ho mai rubato i soldi, vado a testa alta. Pago le tasse, non volevo sentirmi dire che rubo i soldi”.

    Tutta la vicenda

    Un autentico terremoto scuote il calcio italiano dopo la sconfitta per 1-0 contro l’Uruguay e la conseguente eliminazione nella prima fase dei Mondiali. Una autentica disfatta per il calcio italiano, che arriva a quattro anni di distanza da quella in Sud Africa. In un colpo solo gettano la spugna il presidente federale Giancarlo Abete e il commissario tecnico della Nazionale Cesare Prandelli che proprio pochi giorni prima della partenza per il Brasile aveva rinnovato il contratto per altri due anni. Una svolta epocale, figlia di una delusione cocente come quella subita oggi a Natal. “Andrò al Consiglio Federale con le mie dimissioni irrevocabili”, ha detto un deluso Abete in conferenza stampa al termine della partita nella sala conferenza dello stadio Arenas Das Dunas. “Abbiamo fatto tutti il massimo, voglio favorire un livello di riflessione sulla strategia future della federazione – ha aggiunto – Ho servito la Federazione per molti anni, questo è il settimo mondiale. Avevo già preso questa decisione prima dell’inizio della Coppa del Mondo, qualunque fosse stato il risultato”, ha detto ancora Abete che ha tuttavia aggiunto che “continuerò a fare politica sportiva, ho pensato e ritenuto di tutelare una serie di interessi generali, voglio liberare la federazione da qualunque tipo di problematica. Convocherò l’Assemblea Federale l’11 di agosto”. Il futuro della Federazione, con il momento difficile che vive il calcio italiano, dovrà ora cercare una persona capace di dare una svolta e segnare un’epoca di rilancio. Non sarà facile.

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    Come non sarà facile trovare il sostituto di Prandelli. “Ho parlato con il presidente federale Albertini, con il dg Antonello Valentini e visto che il progetto tecnico è di mia responsabilità ho detto loro che rassegno le mie dimissioni”, ha annunciato l’ormai cr uscente con un volto deluso nella sala conferenze dello stadio di Natal. “Quando un progetto tecnico fallisce è giusto che ci si prenda le responsabilità”, ha aggiunto. Nei prossimi giorni inizierà inevitabilmente il toto nomi, ma già è possibile provare a delineare quelli che saranno le possibili scelte della Federazione a sua volta decapitata. Il sogno mai nascosto è quello di arrivare a Carlo Ancelotti, ma difficilmente si muoverà da Madrid. Al momento gli unici tecnico libero sul mercato e con un ‘appeal’ da nazionale sono Roberto Mancini, Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri. L’alternativa è affidarsi ad un tecnico federale, come Gigi Di Biagio ct dell’Unger 21, ma appare una scelta piuttosto improbabile. Intanto Prandelli parlando dopo il ko contro l’Uruguay si è sfogato un po’ con tutti. “Ci siamo trovati di fronte a delle aggressioni verbali, io non ho mai rubato soldi, vado via a testa alta. Ho sbagliato e do le dimissioni, ma non voglio sentir dire di aver rubato dei soldi ai contribuenti”, ha dichiarato il ct dimissionario. “Nel momento in cui abbiamo rinnovato è cambiato qualcosa, siamo stati considerati come un partita, quando sappiamo che la Federazione non prende solo soldi dallo stato, non c’è stata una difesa forte e una presa di posizione”, ha detto ancora.

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    Ma il fallimento di Prandelli è anche il fallimento di un gruppo da lui costruito, imperniato su un Mario Balotelli atteso al grande salto di qualità e che invece si è dimostrato ancora non all’altezza di fuoriclasse assoluti come i vari Messi, anche se ne avrebbe le potenzialità. “Lui rientra nel progetto tecnico, io l’ho scelto, e io mi dimetto – ha evidenziato Prandelli – Non è stato un progetto tecnico vincente”. Nell’andare a riavvolgere il film del Mondiale, Prandelli ha ammesso: “Dove abbiamo perso la qualificazione? Nella partita con la Costa Rica, in quella gara dovevamo fare di più, non siamo stati bravi a costruire palle gol, nonostante i quattro attaccanti messi dentro. A certi livelli diventa importante non solo la tecnica ma anche la fisicità”. Prandelli in conclusione ha fatto una riflessione più generica sullo stato di salute del calcio italiano. “Sapevamo che la preparazione sarebbe stata difficile, era difficile trovare una condizione che ci potesse dare non dico freschezza ma quel modo di giocare che hanno questa squadre – ha ammesso il ct dell’Italia in riferimento alle squadre sudamericane – Abbiamo visto come ripartiva l’Uruguay, il nostro calcio non produce questi giocatori, non avendo certe caratteristiche devi inventarti un progetto tecnico, la riflessione da fare sul calcio italiano è ampia”, ha concluso.