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George Weah su Twitter: “Mi dispiace per il Milan, cambierei tutta la squadra e ricomincerei da zero”

George Weah su Twitter: “Mi dispiace per il Milan, cambierei tutta la squadra e ricomincerei da zero”
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    George Weah su Twitter: “Mi dispiace per il Milan, cambierei tutta la squadra e ricomincerei da zero”

    Non c’è pace per il Milan: non bastano i miseri 35 punti in classificaì, l’undicesimo posto a -8 dalla zona Europa League e la brutta esclusione dalla Champions League per colpa dell’Atletico Madrid. Una bandiera del Vecchio Milan, il Pallone d’oro George Weah, tuona su Twitter: è una specie di sfogo personale quello del liberiano, che si scaraventa contro i giocatori e l’attuale dirigenza. Parole dure, affidati in tanti tweet sul famoso social network. Dopo il salto potete leggere il discorso completo di Weah. “Sono molto triste, se non sapete giocare cosa ci fate in campo… E’ uno scandalo, bisogna finirla. Mi dispiace davvero per il Milan, ma io cambierei tutta la squadra e ricomincerei da zero“.

    L’ivoriano poi ha proseguito: “Di sicuro i giornali parleranno male di Seedorf anche se lui non ha colpe. Non è lui che sbaglia tattiche o formazioni, ma sono i giocatori che hanno le testa nei piedi e i piedi in testa. Adesso capisco le parole di Boban che diceva che i ragazzi di oggi non sono come eravamo noi, adesso pensano solo ad avere una bella macchina, un bel salario e ad essere tutti i giorni sui giornali. Mi ricordo i miei primi anni: pur essendo un giocatore professionista e facendo tanti gol, in Africa io non prendevo soldi, ma a me non importava. A me interessava dormire con il pallone, mangiare con il pallone perché lui era il mio migliore amico, non il denaro o il lusso.

    Tutte stupidaggini, fate una cosa: se non sapete giocare, andate a casa e giocate con la ps4 che lì siete bravi. Scusate ma dovevo dire tutte queste cose, io sono stato un giocatore del Milan e grazie a loro ho vinto il Pallone d’Oro e sono diventato Weah. Il Milan è la mia casa e la mia famiglia e un figlio difende sempre la sua famiglia”.

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