Carlo Verdone torna al cinema per raccontare la “Benedetta follia” delle donne

Carlo Verdone torna al cinema per raccontare la 'Benedetta follia' delle donne. Questo il titolo dell’ultimo film interpretato e diretto dall’attore romano, alle prese con un matrimonio in frantumi, il crollo della sua (in apparenza) incrollabile fede cristiana e una ragazza che gli farà scoprire le follie del mondo, tra social e solitudine

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    Photocall del film Benedetta Follia
    Carlo Verdone davanti alla locandina del film / Ansa

    Carlo Verdone torna al cinema per raccontare la “Benedetta follia” delle donne. Questo il titolo dell’ultimo film interpretato e diretto dall’attore romano, alle prese con un matrimonio in frantumi, il crollo della sua (in apparenza) incrollabile fede cristiana e una ragazza che gli farà scoprire le follie del mondo, tra social e solitudine.

    Il film, in uscita l’11 gennaio, è stato prodotto da Filmauro. Un film sulle donne, racconta Verdone all’Ansa: «Sentivo il bisogno di fare un lavoro con le donne. Duettare con un gruppo di attrici come Maria Pia Calzone e Paola Minaccioni. I miei film migliori sono quelli con le donne. Hanno molto da raccontare, alla ricerca spasmodica – come sono – di un uomo con gli attributi. Oggi gli uomini poi non decidono più nulla. Vivono fino a 35 anni a casa con la mamma che gli fa ancora la cotoletta panata».

    In Benedetta follia c’è anche «la grande confusione dell’oggi, la solitudine di chi si rivolge a Tinder, di chi ha bisogno di comunicare e si butta sui social. Il mondo oggi è sbalestrato, non abbiamo riferimenti. Terremoti, incendi, emergenza acqua, disoccupazione, ecco a quello a cui assistiamo ogni giorno e l’Italia in tutto questo non mi sembra stia cambiando molto».

    Non mancano riferimenti alla Roma, ideale, di Verdone: «Per la Roma di oggi sono molto triste, è stata una grande città e ci vorrà tanto tempo perché si risollevi. Per girare un film, come sto facendo io al Pantheon, dobbiamo operare in orari improbabili, a negozi chiusi, altrimenti è un suq indecente. Se andiamo avanti così nessuno girerà più a Roma. Il suolo pubblico costa tantissimo e i negozianti poi non ci vogliono. Per non parlare poi dell’iter burocratico che è spaventoso».

    “Per me lavorare con Verdone è un sogno. Sono cresciuta coi suoi film. Quando mi ha chiamata per la parte mi sono commossa. Sono cresciuta alla Magliana – racconta invece Ilenia Pastorelli – e quando i miei genitori erano ancora insieme, avevo tredici anni, andammo tutti insieme all’Eur per vedere Viaggi di nozze. Non lo scorderò mai».

    Photocall del film Benedetta Follia

    La commedia Benedetta Follia narra la storia di Guglielmo, uomo dalla irreprensibile fede cristiana, proprietario di un negozio di articoli religiosi e di alta moda per vescovi e cardinali. I suoi valori crollano all’improvviso, quando sua moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) lo abbandona dopo venticinque anni di matrimonio. Ma la sua vita prende una piega inaspettata quando nel suo negozio entra, come candidata commessa, Luna (Ilenia Pastorelli).

    Cast di Benedetta Follia
    Cast di Benedetta Follia / Ansa

    Carlo Verdone è Guglielmo, il protagonista del film “Benedetta follia” insieme a Luna (Ilenia Pastorelli). Lucrezia Lante della Rovere interpreta Lidia, la moglie di Guglielmo.

    Benedetta Follia
    Benedetta Follia / Ansa

    Riportiamo parte della recensione a firma Paola Casella (mymovies.it):

    «Ci sono momenti di autentica poesia, soprattutto nella prima parte, in Benedetta follia: ad esempio la narrazione delicata e struggente della solitudine di un uomo al terzo tempo della sua vita, accompagnata dalle note de “La stagione dell’amore” di Franco Battiato che contiene in sé la nostalgia non solo per quel tempo che “non tornerà, non ritornerà più”, ma nello specifico per quegli anni Ottanta in cui Verdone e molti altri sono stati giovani e/o convinti di avere il mondo in mano. L’altro pregio di Benedetta follia è l’interazione comica fra Verdone e Ilenia Pastorelli che contrasta piacevolmente l’imbarazzo esistenziale, da sempre cifra espressiva dell’autore, con l’inarginabilità popolana della “ragazza di Tor Tre Teste”, alla sua seconda prova di attrice dopo il David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot.

    Il difetto del film è invece la concessione ad un certo tipo di commedia di cassetta che vuole il lieto fine a tutti i costi, che forza le sceneggiature passando sopra a buchi di senso e di stile, che confonde la superficialità con la leggerezza. Limiti che emergono soprattutto negli ultimi venti minuti del racconto, sostituendo un retrogusto acido alla dolcezza che ci aveva cullati durante tutto il racconto precedente».