Morto Umberto Lenzi, regista cult degli anni ’70

Lutto nel cinema italiano: a 86 anni è morto Umberto Lenzi, regista cult degli anni '70 e '80, maestro indiscusso del cinema di genere nonché inventore di alcuni curiosi sottogeneri. Si deve a lui l'esordio cinematografico del personaggio di Er Monnezza.

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    Morto Umberto Lenzi, regista cult degli anni ’70

    È morto Umberto Lenzi, regista italiano di numerosi film cult degli anni ’70 e ’80, tutti legati al cosiddetto cinema di genere: poliziotteschi, gialli, horror, thriller e persino qualche ‘cannibalesco’. Lenzi si è spento all’età di 86 anni in una stanza dell’ospedale Grassi di Ostia, dove era stato trasferito dalla casa di riposo Villa Verde che lo ospitava da tempo. A lui si deve, tra gli altri, il primo film che vide comparire il celebre personaggio di Er Monnezza, interpretato da Tomas Milian: era ‘Il Trucido e lo Sbirro’, uscito al cinema nel 1976.

    Mato a Massa Marittima il 6 agosto 1931, Umberto Lenzi cominciò a fare cinema nel 1961, come aiuto regista della pellicola d’avventura ‘Il terrore dei mari’, dopo essersi diplomato nel ’56 al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Firmò la sua prima regia sempre nel ’61 (all’epoca il cinema italiano era iper prolifico) con il film di cappa e spada ‘Le avventure di Mary Read’, con Lisa Gastoni.

    Negli anni successivi Umberto Lenzi, morto il 19 ottobre 2017, sperimentò diversi generi, passando con noncuranza dai film in costume alle spy story, dai bellici ai thriller, e molto altro ancora. All’inizio degli anni ’70 inventò il sottogenere del ‘giallo erotico italiano’ in cui mescolava intrighi, erotismo e psicologia, poi, sull’onda del successo di Dario Argento, si buttò a pesce nel filone dei thriller realizzandone ben cinque dal ’71 al ’75 (il migliore ‘Spasmo’, uscito nel ’74).

    Ma il meglio, come si suol dire, doveva ancora venire e il regista Umberto Lenzi trovò la sua naturale riserva di caccia nei ‘poliziotteschi’ (i classici polizieschi all’italiana degli anni ’70 intrisi di molta violenza e un pizzico di sesso), diventando in breve tempo il più prolifico cineasta di questo genere e firmando alcune tra le più apprezzate opere del decennio (apprezzate a dire il vero più dal pubblico che dalla critica, ma si sa che spesso va così). Qualche titolo: ‘Milano odia: la polizia non può sparare’, ‘Roma a mano armata’, ‘Napoli violenta’, il già citato ‘Il trucido e lo sbirro’ con l’esordio di Er Monnezza, ‘Il cinico, l’infame, il violento’, ‘La banda del gobbo’ e molti altri ancora.

    Mai domo, con l’approssimarsi degli anni ’80 Lenzi virò la sua attenzione sugli horror, meglio ancora se a tinte cannibalesche, confezionando alcuni titoli particolarmente terrificanti tra cui ‘Incubo sulla città contaminata’ (considerato un cult da Quentin Tarantino), ‘Mangiati vivi!’, ‘Cannibal Ferox’, ‘Nightmare Beach’, ‘La Casa 3 – Ghosthouse’ (che a dispetto del titolo non c’entra nulla con la famosissima saga ideata da Sam Raimi) e così via. Il suo ultimo film fu ‘Hornsby e Rodriguez – Sfida criminale’ del 1992.

    Negli ultimi anni Umberto Lenzi si era dato con buon successo all’attività di scrittore, pubblicando numerosi romanzi gialli. Se volete approfondire la sua storia procuratevi quanto prima ‘Una vita per il cinema. L’avventurosa storia di Umberto Lenzi regista‘ di Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni, l’interessantissima biografia sulla vita sociale, politica, personale e professionale del cineasta toscano.