The Defenders: gli Avengers di serie B sono un discreto prodotto se assunto poco alla volta

Giornalista in Marvel, Serie TV, Spettacoli, Supereroi, Supereroi Marvel
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4 Settembre 2017 alle 10:30 in Marvel, Serie TV, Spettacoli, Supereroi, Supereroi Marvel
    The Defenders: gli Avengers di serie B sono un discreto prodotto se assunto poco alla volta

    Io non sono per il binge-watching Certo, è la rivoluzione delle serie televisive. Netflix prima e Prime Video poi, passando per NowTV o altri servizi ne traggono grossi benefici come anche i fruitori ma spesso abbiamo bisogno di spezzare, di staccare per poi rimetterci seduti e goderci gli altri episodi. E’ così che ho voluto godermi, si fa per dire, The Defenders, la serie supereroistica di Marvel e Netflix. Il gruppo composto da Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist è una serie che va preso poco a poco e non tutta assieme. Non fatelo, per nessun motivo.

    The Defenders soffre di molti problemi. Il primo è la senza di Iron Fist. Purtroppo non è entrato nelle mie simpatie attoriali Finn Jones già dalla serie dedicata al personaggio ma nella serie dei difensori, quella che hanno definito gli Avengers del piccolo schermo, ho trovato la sua presenza un continuo ostacolo alla messinscena della serie. Iron Fist in sè è stato creato male. Un bambino viziato, convinto di essere l’eletto, un dio sceso in terra. E’ senza alcun dubbio il personaggio che peggio si è adattato al gruppo dei supereroi. Ma andiamo per ordine e tralasciamo il mio odio, forse è troppo definirlo così, per Danny Rend (Iron Fist). La Mano è, ancora una volta, il villain principale da sconfiggere e, dopo aver adorato Kingpin e The Punisher in Daredevil e Kilgrave in Jessica Jones, francamente un po’ sono stato deluso. Insommami aspettavo qualcosa di più interessante, qualcosa di davvero ben definito e di diverso rispetto a quanto visto nell’ultima stagione di Iron Fist. Perché, davvero, sembra una seconda stagione di Iron Fist con l’allegra partecipazione dei tre eroi neyorkesi.

    Il Dawson’s Creek dei supereroi, così avevo definito il mini-video di presentazione della serie e il poster che si trova sulla bacheca di Netflix. Per fortuna le atmosfere della serie tv non sono come il telefilm di fine anni 90 ma sono curate. Bello vedere come la regia stia attenta ai colori, soprattutto nella fase iniziale quando ancora i personaggi non si sono uniti contro un male comune e più grande di loro ma quando sono ancora degli eroi legati alla loro quotidianità: il rosso per Daredevil, il giallo per Luke Cage, il verde per Iron Fist e il blu per Jessica Jones. La regia di S. J. Clarkson mi ha piacevolmente sorpreso anche in molti combattimenti della serie. Pensavo potessero essere banali, costruiti male e invece ogni azione è pulita, ogni calcio deciso e le riprese, nonostante siano semplice, a volte accademiche, sono giuste. Si vede quello che si deve vedere e funziona. Ed è a delle cose che più mi è piaciuta della serie.

    Un altro punto a favore è la durata: otto puntate invece delle classiche tredici che hanno caratterizzato le serie televisive prodotto da Netflix. Otto puntate in cui tutto viene sviscerate concluso senza limitazioni, senza avere la sensazione che manchi qualcosa. Da quel punto di vista la serie ha un ottimo tempismo. E questo non fa che far scattare il plauso alla produzione che ha capito che forse tredici episodi sarebbero stati decisamente troppi. Dopo aver già caratterizzato i personaggi con le proprie serie omonime. Ecco, forse, il paragone con Avengers sta proprio qui. Prima si presentano i personaggi, le loro vite, le loro storie parallele, i loro dubbi e loro domande e poi si fanno incontrare per motivi più grandi. Così dicono.

    Fino a qui, a parte Iron Fist, le cose non vanno male. Come dicevo però guardarla tutto d’un fiato, a mio avviso, non vi fa godere a pieno della sufficienza della serie televisiva. Perché sì, comunque sia The Defenders si merita la sufficienza nonostante la scrittura di molti dialoghi che hanno la cifra stilistica de L’onore e il rispetto, per intenderci. Battute sciocche, forzate. Capricci incomprensibili e discussioni adolescenziali. L’unica a salvarsi, nel marasme dei dialoghi sciocchi, è Jessica “Santissima” Jones che con il suo charme salva metà sceneggiatura. Grazie.

    La trama procede ad alti e bassi. Il ritmo si mescola tra l’eccedere in fasi schizofreniche ad altre che sfiorano la noi ma detto ciò, tecnicamente, The Defenders è un prodotto discreto che ha una sua coerenza intrinseca e che porta con sé alcuni scenari molto interessanti e ci consegna la possibilità di una seconda stagione molto più interessante con villain come, ipotizzo, The Punisher (che a breve avrà una propria serie tv), Kingpin (che potrebbe uscire dal carcere) e, chissà, la riapparizione di Kilgrave che pare tornerà sul set della seconda stagione di Jessica Jones.