Il Trono di Spade 7: l’analisi della peggior stagione della saga

Giornalista in Il Trono di Spade, Spettacoli
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31 Agosto 2017 alle 10:00 in Il Trono di Spade, Spettacoli
    Il Trono di Spade 7: l’analisi della peggior stagione della saga

    La settima stagione de Il Trono di Spade è finita. E fin qua, nulla da eccepire. Anzi, sono arrivato un po’ in ritardo ma ho voluto rivedere alcuni passaggi delle sette puntate di questa stagione che per molti è stata la peggiore della serie creata da Benioff e Weiss. Ma è andata davvero così male? Forse dal punto di vista narrativo sì, cioè qualcosa è evidente che non è andato come sarebbe dovuto andare ma lo spettacolo di Game of Thrones è comunque incredibile. E soprattutto, abbiamo scoperto che in Italia non solo ci sono 60 milioni di allenatori ma anche di registi e sceneggiatori di serie tv. Che paese fantastico!

    ALERT: Se proseguite la lettura andrete incontro ad alcuni spoiler della settima stagione, pertanto si consiglia la visione della stessa.

    Ebbene sì, la settima stagione de Il Trono di Spade ha dei grossi problemi, che siano più o meno evidenti, che li vogliamo vedere o no, che siano viziati dalla fretta di concludere la saga o che siano dovuti al fatto che non ci sia più una base solida come i libri di George R.R. Martin, bisogna ammettere che, sì, qualcosa non è andato come sarebbe dovuto andare.

    Esempi veloci: perché non muore più nessuno? Questa è una domanda che ha aleggiato sui social per tutta la settima stagione. Ed è vero, le morti, anche importanti sono state assenti fino all’ultima puntata quando uno dei personaggi secondari più importanti della saga viene ucciso. [SPOILER] Ovviamente mi riferisco a Lord Bealish, alias Ditocorto. Ma perché arrivare all’ultimo episodio quando ci sono state molte occasioni per sfoltire un po’ il cast? La linea di coerenza avrebbe dovuto prevedere almeno un paio di colpi di scena, in fatto al killeraggio, rilevanti ma sembra che la serie abbia iniziato a strizzare l’occhio ai fan invece che pensare di stupirli. Ma non tanto perché bramiamo la morte ma perché la classica frase cha accompagnava il consiglio della visione della serie a un nostro amico a un parente era: «non ti affezionare ai personaggi».

    Altro esempio: l’appeal di alcuni personaggi iconici, come Tyrion, è andato man mano sbiadendosi nonostante il ruolo di primo piano che ricopre in questa stagione estiva appena conclusa. In molti si sono lamentati dei suoi dialoghi, talvolta imbarazzanti, ma qualcuno ha difeso la questione sottolineando il cambiamento psicologico del personaggio e difendendone le scelte e anche gli atteggiamenti. Una cosa è certa Il Trono di Spade divide il pubblico su moltissime decisioni e avvenimenti. Questo, però, è un bene perché alimenta la serie televisiva che è diventata un fenomeno di massa, un’esperienza condivisa.

    Ma cerchiamo di sorvolare i molti problemi, talvolta di scrittura, talvolta di scelte registiche che si sono accumunati in questa stagione e parliamo della parte più interessante, quella dedicata al cosiddetto fan service. In questa settima tornata del trono ci siamo trovati di fronte a una classica serie tv che, arrivata al suo massimo splendore cerca di vendersi e anzi, svendersi per farsi desiderare ancora un po’ dal grande pubblico. In questo modo però viene allontanata quella fetta di spettatori attenta, curiosa e golosa delle storie e degli intrecci che hanno reso grande il gioco del trono. Come per esempio la storia d’amore tra Daenerys Targaryen e Jon Snow. Una storia che qualitativamente è paragonabile a quella dei teen drama della domenica, ma sì, quelli che si guardano dopo essersi abbuffati con la famiglia e che si guardano con un occhio aperto e uno chiuso sperando di non essere disturbati da colpi di scena incredibili, così da potersi godere la pennichella sul divano di casa. Ecco, per certe dinamiche il rapporto tra la regina dei draghi e Giovanni Neve, che poi diventa Giovanni Sabbia, mi è sembrato assolutamente questo.

    Tralasciando tutti i problemi di sorta, di cui ho già fatto degli esempi random ma su cui ci potrei costruire un castello di carte che potrebbe andare giù alla prima flatulenza di Viserion [SPOILER] – il drago sfigato passato a miglior vita e ritornato insieme a noi con gli occhi di ghiaccio, perché questa stagione è anche la stagione del caos e dei record. Tralasciando il (falso) problema degli spoiler sui social, questa settima stagione è stata segnata dai leak, ovvero le puntate che sono state rilasciate “per sbaglio” o volontariamente per creare stupore, sorpresa, scandalo e comunque per far parlare di sé.

    La puntata numero 4 – The Spoils of War era stata rilasciata online da un gruppo di hacker che era riuscito a recuperare, così dicevano, 1,5 terabyte di materiale dalla HBO e successivamente l’episodio Beyond the Wall, ovvero il penultimo (il numero 6) è stato rilasciato da HBO Spagna che invece di mandare in onda la puntata precedente, intitolata Eastwatch, ha rilasciato l’intera sesta puntata, diventando pane per lo streaming e per il download illegale. Entrambi gli episodi leakati sono stati tra gli episodi più visti dell’intera saga e anche della premiere della settima stagione ma l’episodio più visto è l’ultimo, The Dragon and the Wolf con 16,5 milioni di visualizzazioni. Una cifra mostruosa e una crescita mostruosa se consideriamo che la prima puntata della prima stagione ebbe 2.2 milioni di visualizzazioni e la premiere della sesta stagione si assestava intorno agli 8 milioni. Ed è forse questo che ha portato Benioff e Weiss a decidere di dare una linea meno rude, lasciando, talvolta, stare alcune basi e legami intrecciati dai libri di Martin e darsi in pasto al fan service più becero ma questo è lo show.

    E ora, dopo i problemi, i leak e i record, arriviamo a dare una valutazione alla settima stagione de Il Trono di Spade. Probabilmente per il tipo di hype creato e per la gestione dei personaggi e della storia meriterebbe l’insufficienza ma per la creazione di una base di seguaci solida, per la capacità di creare intrattenimento e curiosità, verso la conclusione della saga, questa stagione si merita un 6.5.

    Due cose mi hanno dato dannatamente fastidio e due che mi sono dannatamente piaciute. Partiamo da ciò che non mi è piaciuto e che non ho capito (entrambe nell’ultima puntata, quindi se non l’avete visto è SPOILER): la prima – Tyrion che aspetta come un cagnolino fuori dalla porta mentre zia e nipote fanno sesso come dei conigli. La seconda è la distruzione in dieci secondi netti di tutta la barriera da parte di Viserion. Questo comporta che Drogon butti giù le Alpi in dieci secondi? Per ipotesi, ovviamente.

    Le due cose molto positive, secondo me, sono: l’attacco di Drogon ai Lannister ad Alto Giardino, visivamente spettacolare. E poi appena vedo un drago mi eccito. E la seconda: tutto ciò, troppo poco, pochissimo, che fa e dice Sam Tarly Che tra l’altro non ha più una famiglia. Povero.

    Detto ciò aspettiamo tutti con ansia come registi e sceneggiatori portino avanti e chiudano la saga con l’ottava stagione che non è ancora certo quando verrà rilasciata, voci dicono che fino al 2019 non vedremo nulla e allora fino a quel giorno cercherò, spero insieme a molti di voi, di capire l’utilità di Bran, il corvo da tre occhi, Stark nell’economia di Game of Thrones. The NightKing is coming.