Claudio Amendola al Giffoni 2017: ‘In carcere ho capito che la libertà è sacra’

Premiato con il Giffoni Experience Award per la sua straordinaria carriera, Claudio Amendola si racconta ai ragazzi del Giffoni Film Festival 2017. Dagli inizi 'per caso', all'importanza di una notte passata in carcere all'età di 19 anni, fino ad arrivare alla 'parte' avuta nella decisione di far chiudere I Cesaroni

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    Claudio Amendola al Giffoni 2017: ‘In carcere ho capito che la libertà è sacra’

    Claudio Amendola al Giffoni Film Festival 2017 svela ai giurati di essere finito in carcere per una notte (da adolescente) e di aver fatto chiudere i Cesaroni perché non avevano più niente da dire. L’attore, nel frattempo diventato anche regista de ‘La mossa del pinguino’ e di ‘Il Permesso – 48 ore fuori’, ricorda anche i suoi esordi: ‘Ho fatto un provino per caso e a mia insaputa ho cominciato questo mestiere‘. Un percorso ricco di soddisfazioni, tra cui l’aver ricevuto, al GFF 2017, il Giffoni Experience Award.

    A 19 anni ho fatto una cavolata e ho passato una notte a Regina Coeli. Mi è bastata per capire un’enormità di cose‘. Lo confessa Claudio Amendola ai giurati del Giffoni 2017, rivelando anche le due cose che il carcere gli ha fatto capire.

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    Claudio Amendola: ‘In carcere ho capito il valore della libertà e ho conosciuto la solidarietà’

    In particolare, grazie a quella notte in carcere, Amendola ha capito che non avrebbe mai voluto passare una notte al fresco, perché la libertà è sacra ed esserne privato è la cosa peggiore che possa accadere a una persona.

    In carcere, però, l’attore ha trovato anche tanta solidarietà, e ai giurati del Giffoni Film Festival 2017, Amendola spiega che l’affetto e la comprensione che ha avuto dai compagni di cella non l’ha avuta mai più in vita sua.

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    Claudio Amendola: ‘Ho fatto chiudere i Cesaroni!’

    Al Festival del cinema per bambini e ragazzi, Amendola parla anche della chiusura dei Cesaroni, in cui interpretava il ruolo di Giulio Cesaroni: ‘Quella serie non aveva davvero più nulla da dire, ho avuto un ruolo nella sua chiusura‘, sostiene Amendola.

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    E se la carriera di Claudio Amendola è iniziata per caso (per fare un favore alla mamma, l’attore partecipò a un provino), dopo tanti film ‘leggeri’ negli anni ’80 – ‘Ero destinato a una soddisfacente carriera cinepanettoniana’, confessa – a cambiargli la vista è stata una telefonata del produttore Claudio Bonivento e, soprattutto, il regista Marco Risi, con cui ha lavorato in Soldati – 365 all’alba (1987) e Mery per sempre (1989).

    Ai giurati del Giffoni 2017, Amendola spiega che il primo gli ha fatto ‘assaggiare’ il mestiere, mentre Mery per sempre gli ha fatto decidere di fare l’attore. ‘Insieme a Ultrà di Ricky Tognazzi, i film di Risi mi hanno aperto un altro cinema‘, confessa l’attore, anche se la pellicola del cuore rimane Domenica di Wilma Labate, il film che Amendola preferisce della sua ricca filmografia.