Paolo Villaggio: ‘Gli italiani oggi, un popolo triste che sta peggio di Fantozzi’

L'attore - tornato in auge dopo un intervento su Facebook scritto dalla figlia Elisabetta in occasione della cerimonia dei David di Donatello 2017 - parla della sua carriera e del suo personaggio più celebre: 'Gli devo molto, è la maschera per cui sarò ricordato dopo la morte'

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    Paolo Villaggio sostiene che gli italiani oggi stanno peggio del suo Fantozzi. L’attore è amatissimo dai fan ed è tornato agli onori delle cronache dopo che sua figlia Elisabetta, in occasione della cerimonia dei David di Donatello 2017 ha lanciato un j’accuse via Facebook: ‘Il cinema italiano lo ha abbandonato invece mio padre c’è’, ha scritto la figlia dell’uomo che ha fatto ridere almeno quattro generazioni di fan con il celebre ragioniere. Leone d’Oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia del 1992 e David di Donatello alla carriera nel 2009, Paolo Villaggio ha abbandonato il cinema nel 2003 per dedicarsi alla scrittura, anche se è apparso qua e là in qualche programma tv e film.

    La piccola borghesia non è solo precaria, ma anche infelice’. Parola di Paolo Villaggio/Ragionier Fantozzi, secondo cui se il suo personaggio più celebre esercitava all’epoca una funzione consolatoria, oggi gli italiani ‘stanno peggio di lui. In fondo si può dire che Fantozzi sia piuttosto un conservatore, volendo essere pignoli: un reazionario’. Nell’intervista, Villaggio torna anche a parlare del suo incidente con la Kyenge – ‘Il politicamente corretto è un terreno minato nel quale preferisco non addentrarmi. Il mio sforzo di esserlo, a volte, non ha prodotto effetti positivi’ – e, data la sua frase sui politici che sono la nostra proiezione, definisce l’Italia di oggi un paese triste.

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    L’attore è intervistato dall’Huffington Post, e ripercorre la sua carriera di 84enne. Nato da una famiglia che lo voleva ingegnere ma che non lo ha ostacolato nella sua scelta di diventare attore, Paolo Villaggio ha avuto una carriera che deve molto a Fantozzi, un libro che prima di diventare una serie di film cult aveva venduto un milione di copie. L’attore – che riconosce di dover tutto al suo personaggio, la maschera per cui sarà ricordato anche dopo la morte; e se proprio dovesse cambiare qualcosa, cambierebbe l’aspetto fisico che non gli ha permesso di non avere un grande successo con le donne – dice dunque che quando scrisse il primo Fantozzi, l’Europa intera si trovava in una condizione totalmente diversa, nello specifico la borghesia sperava nella felicità che poteva donargli il socialismo.

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    Oggi, invece, è ripiegato su stesso. Nessuno pensa più di migliorare il proprio tenore di vita. L’esistente è accettato in una noiosa condizione di attesa’, sostiene Villaggio, parlando di una borghesia infelice. Paragonato spesso a Totò, Villaggio spiega che quella di Antonio De Curtis è la comicità più straordinaria che il cinema italiano abbia espresso, anche se dubita che la critica l’avrebbe compresa se Totò non avesse lavorato con autori del calibro di Pasolini, Monicelli e Lattuada. Detto che anche Villaggio ha cominciato con Fellini, semmai si dice più invidioso di Roberto Benigni, con cui cominciò la carriera e che ha avuto un successo mondiale, invidiato mostruosamente dall’attore, che oggi se ne è fatto una ragione. Un altro invidiato è Beppe Grillo, guardato da lontano diventare un protagonista della politica italiana.

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    E se neanche il ragioniere era soddisfatto – lo stesso Paolo Villaggio ricorda che le persone lo guardavano e si sentivano migliori e che il suo ragioniere esercitava una funzione consolatoria – oggi gli italiani stanno peggio di Fantozzi, che tra i reazionari di oggi – Donald Trump, Marine Le Pen, Matteo Salvini – Villaggio ritiene che Fantozzi voterebbe sempre e comunque Balabam, il suo mega direttore galattico.