Ezio Bosso, pianista oltre la malattia: ‘Suonerò fino alla fine’

Il compositore e pianista torinese torna a dirigere un'orchestra per la prima volta dopo la diagnosi di malattia degenerativa scoperta nel 2011. Nonostante le difficoltà e la paura di non farcela, Ezio Bosso continua a vivere della sua più grande passione, come dimostrano anche i suoi concerti sempre gremiti di spettatori.

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    Ezio Bosso è il pianista con malattia degenerativa che incantò tutto il pubblico del Festival di Sanremo 2016, riuscendo a portare la musica colta nel bel mezzo del più famoso concorso per musica pop italiana. Da allora, Bosso non ha mai smesso di suonare ed è addirittura partito in tour per cavalcare il successo di quella sua apparizione sulla tv nazionale. Se la Rai non ha ancora optato per un maggiore spazio concesso alla musica classica, i concerti del pianista torinese confermano, invece, il rinnovato interesse in un genere quasi perduto, al quale Bosso continua a dedicare tutte le sue energie, in barba alla malattia che lo ha colpito nel 2011.

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    Per continuare la sua attività di pianista, Ezio Bosso ha affrontato la difficile riabilitazione che ha contrastato i primi dolorosi sintomi della malattia degenerativa che lo ha colpito nel 2011. In una recente intervista rilasciata al Corriere della sera, Bosso ha raccontato che i primi sei mesi dopo la diagnosi sono stati i più duri, quelli durante i quali era costretto a letto, incapace anche solo di parlare. La passione per la musica ha poi avuto la meglio e il musicista è riuscito a dare un nuovo corso alla sua vita e alla sua carriera: ‘Ho imparato a vivere in un altro modo, a gestire le contrazioni, a dirigere non solo con il gesto ma con gli occhi, la bocca’.

    Per la prima volta dalla scoperta della malattia, Ezio Bosso torna, infatti, a dirigere un’orchestra. Da ottobre 2017, Bosso sarà il direttore ospite del Comunale di Bologna, dove impugnerà di nuovo la bacchetta, mettendo in opera un’idea di conduzione che ripercorre le orme del grande maestro Claudio Abbado. La sua idea di direttore maieutico, che comunica con i musicisti, punta a creare un’esperienza musicale di condivisione, che trasforma un concerto in un rito collettivo, dove anche il pubblico riesce a percepire la particolare energia e la passione di ogni singolo esecutore.

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    La carriera di Bosso si riappropria, quindi, di una delle attività che lo hanno reso uno dei musicisti più apprezzati del panorama europeo contemporaneo. Dopo aver esplorato ben oltre i confini della musica classica e sperimento anche con il cinema, grazie alle colonne sonore per ‘Io non ho paura’, ‘Quo vadis, baby’ e ‘Il ragazzo invisibile’ di Gabriele Salvatores, Ezio Bosso si riprende anche il ruolo di direttore d’orchestra, rassicurando tutti i suoi vecchi e nuovi fan: ‘Continuerò a suonare fino all’ultimo, finché posso alzare il braccio’.