Vittorio Sgarbi contro la Festa della Donna: ‘Patetica e finta’

Il critico e opinionista si è scagliato contro l'8 marzo con la sua classica ferocia, basandosi su convinzioni personali a tratti discutibili

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    Parla Vittorio Sgarbi contro la Festa della Donna, definita dal critico e opinionista televisivo come ‘una festa che non serve a nulla’. Le dichiarazioni di Sgarbi vanno ben oltre, enunciando al pubblico il suo personale punto di vista, per il quale l’8 marzo sarebbe un appuntamento forzato, fasullo, ridicolo e patetico. Se da un lato si potrebbe addirittura concordare in parte con il pensiero sgarbiano, d’altro canto si rimane francamente perplessi seguendone l’argomentazione sociologica, che sfocia per altro sul finale in un’aspra critica contro la maternità surrogata. Della serie: donne, meritate più di un giorno di festa all’anno, ma non certo la libertà di scegliere cosa fare con il vostro utero.

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    Le dure, e sboccate, dichiarazioni di Vittorio Sgarbi si inseriscono nel fiorente dibattito sull’utilità della Festa della Donna. Da anni ormai si riflette sull’effettivo bisogno di celebrare il 50% circa della popolazione con cadenza annuale, come si fa con il gatto o con le peonie. Le premesse di Sgarbi hanno quindi un certo appeal, ma è subito dopo che la sua testimonianza inizia a prendere una piega strana… Ai microfoni di Radio Cusano Campus, il critico ha sostenuto che l’8 marzo è totalmente inutile perché le donne hanno già raggiunto il loro massimo grado di liberazione. Sul serio? Siamo proprio sicuri? Tenendo presente la ben nota tendenza di Sgarbi alla provocazione, possiamo comunque farci due risate con le sue più recenti speculazioni.

    Vittorio Sgarbi sostiene infatti che le donne sono molto più libere di prima (prima quando?) e che la loro condizione di essere addomesticato è stata infranta con le lotte degli anni ’60, quando ‘l’uomo è stato messo sotto’ (dove ha vissuto Sgarbi negli ultimi 40 anni?). Le donne sarebbero talmente potenti da aver fatto dell’uomo il sesso debole e lancia anche l’idea per un adeguamento: ‘Occorrerà fare la festa dell’uomo semmai, non della donna’. Nessun riferimento quindi alla normalizzazione dell’8 marzo come palliativo per altri tipi di rivendicazione, nemmeno una parola contro il consumismo spicciolo, l’infiacchimento tradizionalista e la condiscendenza pacchiana, ma un solo perentorio ammonimento: una donna che difende i propri diritti, difende i propri diritti di madre. Com’era il discorso sull’infrangimento dell’addomesticazione?

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    Se proprio dobbiamo avere qualcosa per cui protestare, dice Sgarbi, bisogna protestare contro l’abominio della maternità surrogata, nello specifico se riguarda il coninvolgimento di una coppia omosessuale maschile. Il vero dissenso viene quindi diretto verso la ‘buffonata dei due padri, con la madre che viene buttata via, usata, pagata e le si prende un bambino strappandolo dal ventre’. Preso dall’odio verso la Festa della Donna, Sgarbi deve essersi dimenticato che la pratica dell’utero in affitto è consensuale e non prevede alcun orco che arriva e ruba i bambini alle mamme, quello era boogeyman.