The Great Wall, un fantasy ricco di spettacolo ma povero di trama

Il maestro Zhang Yimou dirige Matt Damon in un pessimo blockbuster all’americana

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    Da tempo, Hollywood guarda alla Cina come a un terreno fertile in cui piantare radici. La Cina, da parte sua, vede nel cinema d’occidente un mercato su cui ancora non riesce a sfondare, nonostante gli sforzi di adeguarsi, poco per volta, ai gusti del pubblico europeo e americano. Da tempo, Cina e Stati Uniti un po’ si sfidano e un po’ si spalleggiano sul campo della settima arte: attori cinesi spuntano in pellicole hollywoodiane, e divi hollywoodiani si ritrovano in film cinesi, mentre le co-produzioni si fanno tanto frequenti da sembrare un intricato e organizzato gioco di marketing e pubbliche relazioni tra nazioni economicamente in guerra. In questo panorama, ecco spuntare The Great Wall, primo, vero blockbuster cinese-americano, il più costoso mai girato interamente Cina. La trama, partorita da menti occidentali, rilegge in chiave fantasy l’origine della Grande Muraglia, monumento simbolo della Cina stessa. Il protagonista ha il volto hollywoodiano di Matt Damon, ma il regista è il cinese Zhang Yimou, regista-autore e venerabile maestro del cinema d’oriente, al suo primo film prodotto con capitali americani. Catastrofe in arrivo? Scommetterci sarebbe davvero troppo facile.

    Cina, intorno all’anno mille. William e Pero sono due mercenari europei giunti in oriente per trovare la celebre “polvere nera”, ovvero la polvere da sparo: una nuova e letale arma da guerra che potrebbe fare la fortuna dei due avventurieri, se riuscissero a portarla in Europa. William e Pero, invece, si ritrovano invischiati in una millenaria battaglia tra i guerrieri cinesi, a guardia della Grande Muraglia, e i Taotie, mostruose creature che ogni sessant’anni tentano l’assalto ai confini dell’impero. La Muraglia è l’unico ostacolo che impedisce ai Taotie di sterminare la razza umana, e i guerrieri che la sorvegliano sono i migliori del mondo conosciuto. Eppure, i Taotie diventano più astuti dopo ogni attacco, e questa volta sembrano vicini ad averla vintaWilliam e Pero si uniscono all’eroica lotta contro le mostruose creature, rinunciando, per una volta, al loro tornaconto personale.

    Cast artistico:

    Matt Damon: William Garin

    Dopo un inizio un po’ stentato, Matt Damon diventa celebre grazie a Will Hunting, di cui firma anche la sceneggiatura insieme all’amico Ben Affleck. Poi, infila una serie di film di alto livello: Salvate il soldato Ryan di Spielberg, Ocean’s Eleven e i suoi seguiti, The Departed di Scorsese e Invictus di Clint Eastwood. Impersona l’agente Jason Bourne in quattro dei cinque film della saga, e torna alla ribalta con The Martian di Ridley Scott, per il quale ottiene la sua terza candidatura agli Oscar come Miglior Attore.

    Tian Jing: Lin Mae

    Pedro Pascal: Pero Tovar

    Cileno, con tanti piccoli ruoli collezionati soprattutto in tv. Visto nella serie Narcos, dedicata al trafficate Pablo Escobar.

    Willem Dafoe: Ballard

    Dafoe, due volte candidato all’Oscar, alterna ruoli di spicco in film importanti e piccole partecipazioni in film dimenticabili. Era in Platoon, in Mississippi Burning e Nato il quattro luglio, in Spider-Man, in Inside Man e nello splendido action John Wick, al fianco di Keanu Reeves. Ha impersonato Pier Paolo Pasolini nel biopic di Abel Ferrara, e avrà una parte in Justice League, prossimo film dedicato ai supereroi a marchio DC Comics.

    Andy Lau: Wang

    Attore e cantante, Andy Lau è uno dei volti più noti del cinema e della televisione cinesi. In occidente, è celebre soprattutto per Infernal Affairs, da cui è stato tratto The Departed, e per La foresta dei pugnali volanti, diretto proprio da Zhang Yimou.

    Luhan: Peng Yong

    Cast tecnico:

    Regia: Zhang Yimou

    Uno dei grandi autori del cinema cinese, venerato e rispettato in tutto il mondo. È il regista di Lanterne rosse e di La storia di Qiu Ju, di Hero e di La foresta dei pugnali volanti, di La città proibita e di I fiori della guerra. Anche se ha già lavorato con attori di lingua inglese, The Great Wall è il suo primo film davvero hollywoodiano (o quasi: è una coproduzione cinese-americana).

    Sceneggiatura: Carlo Bernard, Doug Miro, Tony Gilroy

    La catastrofe, in realtà, non c’è stata, almeno dal punto di vista economico: The Great Wall ha sbancato il botteghino cinese, risultando il quarto incasso di sempre nella settimana d’apertura. Bene, ma non benissimo negli Stati Uniti, dove il rischio flop sembrerebbe scongiurato. La catastrofe è altrove, però, e si trova nel film stesso… The Great Wall è esattamente il tipo di blockbuster all’americana che ci si aspetta di vedere, nel senso peggiore del termine, e con l’unica variante di essere ambientato in Cina. Il regista Zhang Yimou non è certo l’ultimo della classe, e fa valere tutta la sua arte occupandosi dell’impianto visivo del film: la messa in scena è maestosa, le scene di battaglia che sono una gioia per gli occhi. Zhang Yimou tratta un film commerciale come un film d’autore, e riesce ad emozionare semplicemente attraverso le immagini. Lo spettacolo visuale, però, non basta a salvare The Great Wall: un film banale e superficiale, con una trama sconnessa e senza senso, con interpreti svogliati incastrati in personaggi privi di spessore. Per quanto bello da vedere, The Great Wall resta quello che il pubblico si aspetta: un baraccone hollywoodiano ricco di effetti digitali, ma povero di anima.