Vittorio Sgarbi a Matrix: ‘I gay non sono una categoria protetta’

Il critico d'arte ha commentato il caso UNAR con il suo 'stile'

da , il

    Il solito incontenibile Vittorio Sgarbi a Matrix: chiamato a commentare lo scandalo dei contributi UNAR, il noto critico d’arte ferrarese ha enunciato una teoria piuttosto ingarbugliata su prostituzione, gay, transgender e quant’altro utilizzando il solito turpiloquio di parole che, a dirla tutta, sembrano messe l’una di fila all’altra più per provocare la reazione dei benpensanti che per reale volontà di spiegare bene come stanno le cose (provate ad ascoltare voi stessi il discorso di Sgarbi nel video postato su Facebook: impossibile trovarci un vero filo logico). Insomma, ancora una volta il buon Vittorio ha centrato l’obiettivo di far parlare di sé, come del resto gli riesce benissimo da quasi trent’anni.

    La prostituzione non è reato‘, ha esordito Vittorio Sgarbi a Matrix facendo subito capire dove sarebbe andato a parare, ‘Sono reato lo sfruttamento della prostituzione e la prostituzione minorile. Le put**ne e i travestiti che battono non devono sentirsi dire dalle persone politicamente corrette, attraverso l’UNAR, che la prostituzione è un reato. Non è un reato ma non è neanche un’attività che prevede assistenza: per cui se un’associazione che riceve soldi dall’UNAR per combattere le discriminazioni non pratica seminari, incontri e altre attività di questo tipo, ma pratica soltanto l’attività di metterlo nel cu*o a un altro, quella si chiama attività sessuale o prostituzione che non deve essere assistita con i soldi del Ministero e quindi delle nostre tasse. Quindi prendilo nel cu*o e non rompere i cogl**ni!’

    VITTORIO SGARBI ATTACCA TOTTI: ‘È UN CRETINO E LO STADIO FA SCHIFO’

    Finita qui? Macché il meglio deve ancora arrivare, sentite un po’: ‘Poi non capisco perché un’associazione, come la mia, in cui si pratica un’attività sessuale diciamo… ‘posteriore’ con donne, non sia assistita, ma anche quelle sono categorie che vanno tutelate. Cioè, l’attività sessuale di un uomo e di una donna che praticano quella che si chiamava sodomia per nobili principi culturali, non è assistita. Ora, il mondo gay è un mondo privilegiato non tanto nella correzione delle cattive informazioni ma nell’abuso normale di attività sessuale che, essendo norma, non prevede interventi. E allora non capisco perché uno, in quanto gay, debba avere un contributo perché discriminato, ma non è affatto discriminato: è gay, ed è liberamente gay, serenamente gay, non dobbiamo metterli nel ghetto delle categorie che hanno bisogno di assistenza. I gay sono liberi da sempre, provate a dirlo a Pasolini che erano una categoria da proteggere! Rispettiamo i gay e non abbiamo bisogno di enti che li assistano perché non si deve dire gay oppure finocchio o fro*io. I veri gay si chiamano più volentieri con nomi d’urto che non come ‘omosessuale’: io a te (rivolgendosi al conduttore Nicola Porro, ndr) non dico ‘eterosessuale’ perché ti rispetto, mentre un omosessuale devo chiamarlo così perché è meglio di ‘cu*o’, perché devo rispettarlo. Le parole indicano le cose’.

    Boh, voi ci avete capito qualcosa?

    SCOPRI TUTTE LE POLEMICHE CHE HANNO COINVOLTO L’UNAR

    Per chi si fosse perso il nocciolo della questione, ricordiamo che lo scandalo dei contributi UNAR riguarda la vicenda, scoperta dal programma Le Iene, dell’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali che è accusato di aver concesso un bando da 55mila euro a un’associazione a cui fanno capo circoli e centri massaggi, teatro di orge gay e prostituzione, e di cui il direttore dell’ufficio Francesco Spano sarebbe socio. Al momento sono in corso verifiche e indagini ma intanto Spano si è dimesso dall’incarico e i fondi sono stati bloccati.