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‘Miserere di Zucchero? Non fu lui a convincere Pavarotti’, rivela l’ex manager

‘Miserere di Zucchero? Non fu lui a convincere Pavarotti’, rivela l’ex manager

La versione dei fatti di Michele Torpedine

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    Se vi siete emozionati dopo aver ascoltato Miserere di Zucchero a Sanremo 2017 e avete sorriso per l’aneddoto del caminetto raccontato da Sugar (il bluesman ha spiegato che per convincere il riluttante Pavarotti a registrare il brano, gettò la cassetta con la demo in un caminetto acceso dicendo al tenore che senza di lui non se ne sarebbe fatto nulla. Allora Big Luciano, impressionato dal gesto, decise di accettare), dovete sapere che esiste un’altra versione dei fatti, svelata dall’ex manager di Zucchero, Michele Torpedine, secondo cui quell’episodio non è mai avvenuto e che invece fu lui a recarsi a Philadelphia e a convincere personalmente Luciano Pavarotti.

    Michele Torpedine, nome importantissimo della discografia italiana (ha gestito le carriere di numerosissime star, da Zucchero a Giorgia, mentre oggi segue il trio Il Volo), ha raccontato la storia durante il programma radiofonico Non Stop News su RTL 102.5. Come i fan di Zucchero sicuramente sapranno, le rivelazioni dell’ex manager di Sugar non sono del tutto inedite, visto che la diatriba Torpedine-Zucchero su chi abbia convinto Pavarotti a registrare Miserere va avanti da almeno dieci anni…

    ZUCCHERO CANTA MISERERE AL FESTIVAL DI SANREMO 2017

    ‘Sono preoccupato per la salute di Zucchero perché è ancora in uno stato di allucinazione’, ha dichiarato il produttore senza troppi peli sulla lingua, ‘Aveva iniziato impossessandosi del corpo di Joe Cocker, poi ha cominciato con i brani, convinto che li scrivesse lui. Adesso è passato a raccontare questa storia del provino di Miserere, del caminetto, della cassetta: solo che non c’era né lui, né il camino, né la cassetta. C’ero io a Philadelphia con Bruno Tibaldi, allora direttore generale della Polygram, e da lì è nato un po’ tutto il Pavarotti International’.

    Insomma, secondo Michele Torpedine non solo l’aneddoto del caminetto sarebbe inventato, ma Zucchero a casa di Pavarotti a Philadelphia non ci sarebbe proprio mai stato: ‘Sì, è una pura fantasia che si è creato, ma è talmente convinto che la sta raccontando da tanto tempo. Però io faccio un appello per cercare questo caminetto perché non si riesce a capire dove sia stata buttata questa cassetta…’.

    E allora coma andò veramente? Torpedine ha provato a fare chiarezza sull’episodio, sempre secondo il suo punto di vista: ‘Pavarotti disse a me personalmente, di fronte a Tibaldi, che la canzone dovevamo farla fare all’allora sconosciuto Andrea Bocelli, che aveva registrato la sua parte nella demo, perché lui non l’avrebbe mai cantata. Non aveva nessuna voglia di duettare con artisti di musica leggera, ma poi lo convincemmo. E avemmo decisamente ragione se pensate al successo clamoroso del Pavarotti and Friends.

    Con le sue dichiarazioni Zucchero toglie tutto il lavoro fatto dietro le quinte dal management, non capisco perché non voglia riconoscere il lavoro degli altri. Anzi no, credo di saperlo: lo fa per ingordigia, vuole sempre prendersi tutti i meriti. Però musicalmente non lo discuto, abbiamo passato insieme ben 13 anni’.

    Infine, chiamato a dare un giudizio sul recente Festival di Sanremo 2017 e sull’attuale situazione del mercato discografico in Italia, soffocato dai talent, Torpedine ha spiegato che, pur rispettando Gabbani, una vittoria di Fiorella Mannoia avrebbe nobilitato di più la kermesse. E riguardo i talent, secondo il manager il problema non è il format in quanto tale, ma le giurie che spesso sono formate da personaggi televisivi che non capiscono nulla di musica: ‘Nelle giurie dovremmo esserci io, Celso Valli, Mauro Maravasi, Luca Chiaravalli, Dado Parisini, Michele Canova, tutta gente che è abituata a vendere, a fare successi, che ha l’intuito e il fiuto per poter capire se un cantante funziona oppure no’.

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