Sanremo 2017, Manuel Agnelli all’attacco: ‘Carrozzone senza contenuti’

Il leader degli Afterhours senza peli sul Festival

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    A pochi giorni da Sanremo 2017, Manuel Agnelli va all’attacco del Festival della Canzone Italiana definendolo un ‘carrozzone senza contenuti‘ e un semplice ‘megafono promozionale‘ e nulla più. Il cantante degli Afterhours, reduce dall’esperienza come giudice di X Factor 10, ha rilasciato queste pesanti dichiarazioni nell’ambito di un’intervista in cui è tornato indietro nel tempo di otto anni per ricordare la clamorosa e controversa partecipazione della sua band all’edizione 2009 della kermesse canora, con l’ambizioso progetto di dare visibilità alla scena indipendente italiana. Impresa tutto sommato fallita perché ‘Sanremo, come l’Italia, non si cambia‘.

    Le parole di Manuel Agnelli sul Festival di Sanremo sono state pubblicate su Robinson, l’inserto domenicale di Repubblica. ‘Per quelli della mia generazione, nell’ambiente della cosiddetta musica alternativa, Sanremo era il demonio. Per questo decidemmo di andarci con spirito avventuroso pronti a duellare senza quartiere con mignotte e avventurieri’.

    Ma di ‘mignotte’ e ‘avventurieri’ non ce n’era neanche l’ombra: ‘Ogni sera dopo il programma giravamo a caso prima per il teatro, poi per i luoghi di aggregazione dopofestival e per finire, immancabilmente, al casinò, ma trovavamo tutto parecchio noioso: nessuna decadenza, solo finte sbornie e finti litigi, nessun eccesso leggendario che potesse giustificare un carrozzone così privo di contenuti. Tutti a letto alle nove per non avere rughette d’espressione il giorno dopo’.

    Insomma, gli Afterhours a Sanremo come degli alieni, fortemente voluti da Paolo Bonolis che voleva dare coraggiosamente spazio a un ampio gruppo di artisti provenienti dalla nuova scena musicale italiana: ‘L’obiettivo era quello, poi però sul palco dell’Ariston ci siamo ritrovati soltanto noi. Bonolis si rivelò comunque un signore e un gran padrone di casa, ci incoraggiò e ci tutelò. Noi accettammo e facemmo tutto quello che ci venne in mente, e soprattutto non facemmo niente che non ci piacesse: portammo un brano complicato e inascoltabile per le orecchie del pubblico abituato al bel canto (Il Paese è Reale, ndr), rifiutandoci di partecipare a gran parte del circo mediatico per cui altri avrebbero ucciso e rifiutando di inserire il nostro pezzo nella compilation del Festival. Critiche? Quelle veramente pesanti, in qualche caso ferocissime, le ricevemmo solo dai nostri fan’.

    La partecipazione degli Afterhours a Sanremo si rivelò piuttosto contraddittoria: come forse ricorderete, la band fu eliminata prima della serata finale del Festival ma vinse il Premio della Critica (‘Il premio consisteva in un piatto argentato nel quale mangiai un’aragosta intera la sera stessa nel disperato tentativo di fare qualcosa di decadente’). La loro performance fu però rovinata da numerosi problemi tecnici che non gli consentirono di esprimersi al meglio: ‘Cambiarono il palco in soli 180 secondi durante la pausa pubblicitaria e ci ritrovammo a suonare con il monitor del batterista spento, il basso scordato di un quarto di tono e io, rimasto senza riferimenti, a cercare inutilmente l’intonazione per tutto il brano. Il tutto davanti a 17 milioni di spettatori…’.

    Insomma, una grande occasione perduta: ‘In passato, negli anni ’50 e ’60, il festival aveva rappresentato la musica italiana in maniera sufficientemente completa. Ora invece le canzoni vengono fatte solo in funzione dell’evento, con standard ben precisi. In realtà da anni Sanremo è solo un megafono promozionale ed è impossibile cambiarlo, ha un Dna troppo forte e col tempo ha perso persino la funzione simbolica di nemico culturale diventando puro trash’.

    E a proposito di trash, Manuel ha raccontato un paio di episodi divertenti avvenuti nel dietro le quinte: ‘A parte la gente che ci chiedeva autografi senza neanche sapere chi fossimo, ricordo Patty Pravo che, per cambiarsi d’abito, si spogliò nuda davanti a noi e tirò una manata sul sedere di Iva Zanicchi dicendole: ‘Iva ma che culone che hai!’. Un’altra volta, invece, il nostro bassista Roberto Dell’Era si mise a imitare Al Bano prendendolo in giro, senza sapere che ce l’aveva alle spalle con lo sguardo inferocito’.

    Infine la classica domanda da un milione di dollari: ma voi al festival ci tornereste? La risposta è sorprendente: ‘Certo, ma solo se conviene. Solo se conviene‘.