Silence, il nuovo film di Martin Scorsese, voluto e inseguito per diversi anni

Tratto dall’omonimo romanzo di Shusaku Endo, con protagonisti due gesuiti che affrontano le persecuzioni religiose nel Giappone del ‘600

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    Il regista Martin Scorsese ha rivelato di aver inseguito per quasi trent’anni l’idea di portare sullo schermo il romanzo “Silenzio” di Shusaku Endo, pubblicato nel 1966. Una storia di fede, con protagonisti due missionari gesuiti messi alla prova dalle violente persecuzioni contro i cristiani nel Giappone del 1600. Il silenzio del titolo è quello di Dio, che resta a guardare di fronte alla morte dei suoi fedeli? O è quello di chi ha rinnegato il suo credo, pur di aver salva la vita? Scorsese ci ha abituato a bruschi salti di genere tra un film e l’altro, ma questo potrebbe rivelarsi uno dei più radicali: da The Wolf of Wall Street, cinico e spietato film con protagonista un affamato operatore di borsa, a questo Silence, che per ritmo e tematiche viaggia su piani del tutto diversi. Già dal titolo, Silence si presenta come un film intimo e profondo, carico di significati e ricco di poesia. E lo è davvero, a suo modo, anche se non siamo di fronte al miglior Scorsese degli ultimi tempi.

    Giappone, 1633. Padre Ferreira, un missionario gesuita, fronteggia le violente persecuzioni contro i cristiani, torturati, uccisi o costretti a rinnegare la propria fede. Di lui si perdono le tracce, ma nella vecchia Europa tutti sono convinti che l’incrollabile missionario abbia abiurato per aver salva la vita. Padre Rodrigues e Padre Garrupe, suoi allievi spirituali, decidono di partire per il Giappone alla ricerca del loro maestro. Laggiù, guidati dal vigliacco Kichijiro, i due gesuiti assistono alle persecuzioni e al martirio dei cristiani giapponesi, che li vedono come due portatori di salvezza. Inseguiti dall’inquisitore Inoue Masahige che vuole stroncare il diffondersi della fede cristiana, i due saranno costretti a separarsi: Padre Rodrigues verrà catturato, subendo personalmente torture fisiche e mentali. E quando tutto sembra perduto, ecco ricomparire Padre Ferreira, vivo e vegeto, sano e salvo…

    Cast artistico:

    Andrew Garfield: Padre Sebastião Rodrigues

    Ha esordito sotto la regia di Robert Redford nel thriller politico Leoni per agnelli, per poi passare a Non lasciarmi di Romanek e a The Social Network di Fincher. Ha indossato la maschera di Spider-Man nei due The Amazing Spider-Man, ed è il protagonista del recente Hacksaw Ridge, il film che segna il ritorno alla regia di Mel Gibson.

    Adam Driver: Padre Francisco Garrupe

    Si era arruolato nel Corpo dei Marines dopo l’11 settembre, per poi essere congedato in seguito a un infortunio. Tanti ruoli minori, fino ai primi successi ottenuti grazie alla serie Girls e al film di Saverio Costanzo Hungry Hearts. Ha vestito (e vestirà di nuovo) il mantello del malvagio Kylo Ren in Star Wars – Il risveglio della Forza, ed è il protagonista del recente Paterson, diretto da Jim Jarmusch.

    Liam Neeson: Padre Cristóvão Ferreira

    Irlandese, candidato all’Oscar per Schindler’s List di Spielberg, di cui era protagonista. Era in Mission di Roland Joffé, altro film con protagonisti dei missionari gesuiti, e anche in Rob Roy, Michael Collins, K-19, Le crociate. Aveva una parte, piccola ma significativa, in Gangs of New York, diretto da Martin Scorsese. Ha interpretato l’ambiguo Ra’s al Ghul in Batman Begins, per poi dedicarsi a una serie di action thriller di qualità altalenanti, come la saga di Taken – Io vi troverò, Unknown, Non-Stop, Run all Night… Come Adam Driver, ha preso parte alla saga di Star Wars nel ruolo di Qui-Gon Jinn, mentore del giovane Obi-Wan Kenobi.

    Tadanobu Asano: interprete

    Ciarán Hinds: Padre Alessandro Valignano

    Shinya Tsukamoto: Mokichi

    Yōsuke Kubozuka: Kichijiro

    Issey Ogata: Inoue Masahige

    Cast tecnico:

    Regia: Martin Scorsese

    Martin Scorsese, leggenda vivente del cinema: dodici nomination agli Oscar per una sola statuetta vinta, a cui si si aggiungono tre Golden Globes, quattro BAFTA e decine di partecipazioni a Festival internazionali. Alcuni dei suoi film più importanti hanno fatto la storia del grande schermo: Mean Streets, Taxi Driver, New York New York, Toro Scatenato, Re per una notte, L’ultima tentazione di Cristo, Quei bravi ragazzi, Cape Fear, Casinò, Gangs of New York, The Departed, Shutter Island, Hugo Cabret, The Wolf of Wall Street.

    Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese

    Lo sceneggiatore Jay Cocks aveva già lavorato con Scorsese per altri due lungometraggi: L’età dell’innocenza e Gangs of New York.

    Fotografia: Rodrigo Prieto

    Messicano, aveva già lavorato al fianco di Scorsese per The Wolf of Wall Street. Prima, però, è stato il direttore della fotografia di Alejandro González Iñárritu, di Oliver Stone e di Ang Lee in alcuni dei loro film.

    Montaggio: Thelma Schoonmaker

    Collaboratrice storica di Scorsese, col quale lavora dai tempi di Toro scatenato. Ha vinto tre premi Oscar.

    Scenografia e Costumi: Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo

    Gli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, compagni nella vita e sul lavoro, hanno vinto ben tre premi Oscar. Sono collaboratori storici di Martin Scorsese, incontrato nei primi anni novanta per L’età dell’innocenza. Hanno lavorato per tantissimi maestri del cinema italiano, e ora sono molto richiesti anche per importanti produzioni hollywoodiane.

    Silence non è un film semplice, né per forma, né per sostanza. È un film che si prende i suoi tempi, con dialoghi e azioni dilatati oltre il necessario, una colonna sonora ridotta all’osso e inquadrature lunghe, fredde e distaccate: niente a che vedere col ritmo forsennato di Quei bravi ragazzi o di The Departed, e nemmeno con gli scoppi improvvisi di Taxi Driver o Toro scatenato. È un film che affronta temi elevati in maniera piuttosto diretta, parlando di fede e di religione, di coraggio e di complesso di colpa, di etica umana e di morale cristiana. Due ore e mezza che potrebbero risultare difficili da digerire, ma, soprattutto, due ore e mezza difficili da valutare: come molti film d’autore che fanno storia a sé, si rischia di darne un giudizio puramente artistico e non del tutto sincero. Silence non è un film semplice, ma non è neanche un film perfetto: nonostante diversi momenti molto lirici e belli da vedere, risulta eccessivamente statico e fin troppo lento, diretto ma non abbastanza profondo nell’analizzare lo scontro ideologico tra i cristiani e i loro persecutori. Non certo il miglior film che Martin Scorsese potesse realizzare.