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Per mio figlio, un thriller interessante ma povero di suspense

Per mio figlio, un thriller interessante ma povero di suspense
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Ultimo aggiornamento: Domenica 04/12/2016 01:11

    Per mio figlio, il trailer ufficiale del film

    La cornice è idilliaca: case con vista lago, sentieri verdeggianti tra i monti, paesi tranquilli e persone sorridenti. Eppure, c’è del marcio sul Lago Lemano, specchio d’acqua conteso tra Svizzera e Francia. E in fondo sono sempre i luoghi più incantevoli a nascondere i segreti più inconfessabili. Per mio figlio, secondo film del regista elvetico Frédéric Mermoud, parte proprio da questo presupposto: una storia di ossessioni incontrollabili e di delitti impuniti, con protagonista una donna qualsiasi in cerca di una qualsiasi forma di vendetta. Hitchcock in Svizzera? Quasi. Sulla carta, questo film sembrava avere tutte le caratteristiche di un thriller vecchio stile, con tanto di intramontabile giustizia-fai-da-te tanto ricorrente nei classici del genere. Ma le apparenze ingannano: così come il lago non è il posto tranquillo che può sembrare, Per mio figlio non è il giallo serrato che vi potreste aspettare…

    Dopo la morte del figlio adolescente in un incidente stradale, Diane vive in uno stato di ansia e di depressione. Sono passati mesi dall’accaduto, ma la polizia non ha ancora ottenuto risultati significativi sull’incidente: il pirata della strada è fuggito dopo l’impatto, senza nemmeno fermarsi per soccorrere il povero Luc. Diane, però, ha una nuova pista: una vecchia auto sportiva color caffè, guidata da una donna bionda in compagnia di un altro uomo. Diane indaga da sola, decisa a vendicarsi di chi ha ucciso suo figlio. Ritrova la macchina, ritrova la donna bionda, Marlene, che vive poco lontano dal luogo dell’incidente. Diane la avvicina sotto falso nome e fa in modo di diventare sua amica, aspettando il momento giusto per fargliela pagare.

    Cast artistico:

    Emmanuelle Devos: Diane Kramer
    Attrice francese con una vastissima filmografia, vincitrice di due premi César (l’equivalente dei nostri David). Tra gli altri, era nei film Sulle mie labbra, È più facile per un cammello… e Coco Avant Chanel. Vista di recente anche in Fai bei sogni, film diretto da Bellocchio e tratto dal romanzo di Massimo Gramellini.

    Nathalie Baye: Marlène
    Una lunga carriera come attrice, durante la quale ha vinto ben due premi César e una Coppa Volpi al Festival di Venezia. È stata diretta da registi come Marco Ferreri, Truffaut, Godard, Tavernier, Chabrol, Spielberg… E anche il giovanissimo Xavier Dolan, grande promessa del cinema di domani: il suo ultimo film, È solo la fine del mondo, ha vinto il Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, e potrebbe anche essere candidato ai prossimi Oscar.

    David Clavel: Michel

    Diane Rouxel: Élodie

    Samuel Labarthe: Simon

    Olivier Chantreau: Vincent

    Marion Reymond: Adrienne

    Paulin Jaccoud: Luc

    Cast tecnico:

    Regia: Frédéric Mermoud
    Regista svizzero al suo secondo lungometraggio per il cinema, ha diretto alcuni episodi della serie tv Les Revenants. La serie aveva attirato l’attenzione dell’emittente americana A&E, che nel 2015 ne ha prodotto un remake in lingua inglese: The Returned, che non ottenne il successo sperato, venne cancellata dopo una sola stagione.

    Sceneggiatura: Frédéric Mermoud, Antonin Martin-Hilbert

    Diciamo la verità: qui non serve scomodare Alfred Hitchcock… I film del maestro del brivido hanno poco a che vedere con Per mio figlio, che non riesce né a costruire, né a mantenere un minimo accettabile di suspense. Il film di Mermoud poteva essere un discreto giallo, ma sbanda decisamente verso il dramma e si schianta contro la sua mancanza di identità: un film drammatico? Un thriller? Un po’ l’uno e un po’ l’altro. Per mio figlio è un film affascinante, girato con molta cura e con due ottime interpreti per i due ruoli principali: conquista per lo studio sui personaggi e per l’uso degli ambienti, ma delude per lo sviluppo della trama e per le dinamiche dell’indagine/vendetta. Tutto scorre troppo facilmente e troppo meccanicamente, con un finale giocato su una grande sorpresa che finisce per non essere poi così grande, mentre il dramma di una madre in lutto per il figlio non riesce comunque a imporsi come elemento principale della storia. Per mio figlio è un’occasione mancata, ma non un film da buttare nel cestino: di simile c’è di peggio, ma anche di molto meglio.

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