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Io, Daniel Blake: un dramma sociale in puro stile Ken Loach

Io, Daniel Blake: un dramma sociale in puro stile Ken Loach
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 02/12/2016 07:17

    Io, Daniel Blake: il trailer italiano dell'ultimo film di Ken Loach, Palma d'oro a Cannes

    Ken Loach è uno di quei registi duri e puri che sembrano farsi un baffo degli anni che passano: a ottant’anni suonati, il regista inglese è ancora saldamente attaccato alla sua macchina da presa, con la quale gira quasi un film all’anno e grazie alla quale riesce ancora a dialogare con un pubblico medio ben più giovane di lui. Il cinema di Loach è quello dell’impegno civile, delle battaglie sociali e della lotta in difesa dei più deboli: un cinema impegnato e impegnativo, fatto con pochi mezzi e spesso con attori non professionisti. Ken Loach gira film che sembrano sbucati dal passato, ma che parlano del presente: tematiche attuali affrontate con stile e mezzi da neorealismo italiano, un mix pericoloso per chi voglia vedersi soltanto film leggeri o d’evasione… Eppure, il vecchio Loach raramente manca il bersaglio. Il suo è un cinema che merita di essere fatto, e merita anche di essere visto.

    Daniel Blake è un carpentiere di quasi sessant’anni che vive e lavora a Newcastle. Ha avuto un infarto “che quasi lo faceva cadere dall’impalcatura”, un infarto dal quale hanno avuto origine tutti i suoi guai: i medici gli negano l’idoneità al lavoro, mentre il governo non ha intenzione di fargli avere il sussidio di disoccupazione. Daniel si ritrova in un paradossale circolo vizioso, vittima di garbugli burocratici che lo portano a correre da un ufficio all’altro, inseguendo rigidi impiegati che hanno tempo da perdere per ascoltare le sue richieste. Daniel non si arrende: cerca un lavoro che non può avere, lotta per un sussidio che non può ricevere. Intanto, si ritrova a dare una mano a Katie, una giovane madre disoccupata che deve badare ai suoi due bambini, con i soldi del sussidio che tardano sempre ad arrivare. Insieme, Daniel e Katie cercheranno di far sentire le proprie voci.

    Cast artistico:

    Dave Johns: Daniel Blake
    Dave Johns è uno stand-up comedian inglese, attore e cabarettista noto soprattutto nel mondo del teatro. Poche le sue apparizioni sullo schermo, e questo Io, Daniel Blake resta la più importante.

    Hayley Squires: Katie

    Dylan McKiernan: Dylan

    Briana Shann: Daisy

    Kema Sikazwe: China

    Sharon Percy: Sheila

    Micky McGregor: Ivan

    Cast tecnico:

    Regia: Ken Loach
    Classe 1936, il venerabile Ken Loach è uno dei maggiori rappresentati del cinema sociale del Regno Unito, d’Europa, e del mondo intero. Costantemente impegnato in battaglie civili, politiche e morali, ha diretto film potenti, emozionanti e particolarmente scomodi: Poor Cows, Riff Raff, Piovono pietre, Terra e Libertà, Bread and Roses, Il vento che accarezza l’erba, In questo mondo libero, L’altra verità… Drammi, soprattutto, ma anche commedie come Il mio amico Eric e La parte degli angeli, dove l’impegno sociale sfuma (ma non troppo) in favore del divertimento.

    Sceneggiatura: Paul Laverty
    Laverty collabora con Ken Loach ormai da quasi vent’anni: ha scritto tutti gli ultimi film diretti dal regista inglese dal 1996 in poi, e la sua sceneggiatura di Sweet Sexteen ha vinto al Festival di Cannes del 2002.

    Colonna sonora: George Fenton
    Fenton, prolifico compositore inglese con quattro nomination agli Oscar alle spalle, ha curato le musiche di Io, Daniel Blake. Lui e Loach avevano già lavorato insieme per diversi film, tra cui Terra e libertà, Il vento che accarezza l’erba, Il mio amico Eric e La parte degli angeli.

    Io, Daniel Blake aveva conquistato la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, nel maggio di quest’anno. E il regista Ken Loach bissa il successo: una Palma d’Oro l’aveva già vinta nel 2006, con Il vento che accarezza l’erba, un film più polemico, e in un certo senso più tradizionale. Io, Daniel Blake, è un film “difficile”: difficile da collocare criticamente e difficile da analizzare, difficile da vedere e difficile da digerire. Scritto e girato con attenzione, potrebbe sembrare molto più arrangiato e improvvisato di quanto non sia in realtà: la messa in scena è semplice ed essenziale, priva di sbavature e ugualmente bella da vedere. La trama è solida, con personaggi vivi e verosimili, protagonisti di due o tre scene emotivamente molto forti: Daniel Blake è un altro dei perdenti alla Ken Loach, di quelli che o falliscono, o raggiungono il loro obiettivo senza guadagnarci più di tanto. Non siamo a Hollywood, dopotutto: qui l’happy end non è un obbligo di fede, perché non è detto che il finale più “giusto” sia anche quello più “positivo”.

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