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I magnifici 7, remake tutt’altro che magnifico di due grandi classici

I magnifici 7, remake tutt’altro che magnifico di due grandi classici
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 02/12/2016 07:17

    I magnifici 7: trailer del remake di due grandi classici

    I Magnifici 7 è un western, remake di un altro western dallo stesso titolo, a sua volta remake di un film di samurai ispirato ad altri western… Tutto torna, insomma, ma andiamo con ordine.

    Nel 1954, Akira Kurosawa dirige I sette samurai: capolavoro indiscusso, pezzo di storia del cinema. Hollywood guarda al Giappone con un po’ di invidia, e nel 1960 arriva I magnifici sette, diretto da John Sturges: altro capolavoro, altro pezzo di storia. Fioccano seguiti più o meno dimenticabili, abbondano remake più o meno dichiarati: il film appena uscito è solo l’ultimo in ordine di tempo. Antoine Fuqua punta in alto, rifacendosi a due grandi classici e prendendo un po’ dall’uno e un po’ dall’altro. Risultato? Un film divertente e adrenalinico, ma che manca di quel qualcosa in più per innalzarsi al di sopra della media.

    Vecchio West, 1879. In un villaggio minerario sperduto tra i monti, gli onesti e indifesi abitanti sono vessati dagli uomini di Bart Bogue, un ricco industriale senza scrupoli che vuole impadronirsi di quelle terre per sfruttarne i giacimenti minerari. Dopo l’assassinio del marito, Emma Cullen decide di rivolgersi a Sam Chisolm, un abilissimo pistolero che sembra avere un conto in sospeso con Bogue. Per liberare il villaggio una volta per tutte ed eliminare Bogue, Chisolm riunisce altri sei mercenari letali almeno quanto lui, convincendoli a combattere al suo fianco fino all’ultimo respiro. In cerca di vendetta e di giustizia, i sette pistoleri addestrano minatori e contadini nell’uso delle armi, preparandosi ad affrontare l’epico scontro finale contro l’esercito personale del potente Bogue.

    Cast artistico:

    Denzel Washington: Sam Chisolm, lo “spietato pistolero con un segreto”
    Già diretto da Antoine Fuqua in The Equalizer e Training Day, per il quale ha vinto il secondo dei suoi due Oscar (il primo fu per Glory, come Miglior Attore Non Protagonista).

    Chris Pratt: Josh Farraday, il “giocatore d’azzardo bello e simpatico”
    Protagonista di Guardiani della Galassia e di Jurassic World, perfettamente a suo agio nel ruolo del duro dal cuore d’oro.

    Ethan Hawke: Goodnight Robicheaux, il “cecchino infallibile roso dai sensi di colpa”. Era il protagonista di Training Day insieme a Denzel Washington, sempre diretti da Antoine Fuqua.

    Vincent D’Onofrio: Jack Horne, il “cacciatore grosso e un po’ tonto”
    Ci piace ricordarlo come il soldato Palla di Lardo di Full Metal Jacket.

    Lee Byung-hun: Billy Rocks, il “letale assassino orientale che parla poco”
    Ha recitato in diversi film d’autore, ma Hollywood tende a chiamarlo soprattutto per ruoli di questo tipo.

    Manuel Garcia-Rulfo: Vasquez, il “bandito messicano con un codice d’onore”

    Martin Sensmeier: Red Harvest, il “guerriero pellerossa che rappresenta le minoranze etniche”

    Peter Sarsgaard: Bartholomew Bogue, il “capitalista immorale e senza scrupoli”

    Haley Bennett: Emma Cullen, la “vedova vendicativa che sa usare un fucile”
    Già vista in The Equalizer, sempre al fianco di Denzel Washington e sempre diretta da Antoine Fuqua.

    Matt Bomer: Matthew Cullen, il “coraggioso ma pacifico contadino che muore subito”
    Breve cameo per il protagonista di White Collar. E scusate lo [spoiler].

    Cast tecnico:

    Regia: Antoine Fuqua
    È il regista di Training Day, King Arthur, Shooter e The Equalizer.

    Sceneggiatura: Nic Pizzolatto e Richard Wenk
    Pizzolato è creatore e autore di True Detective.

    Fotografia: Mauro Fiore
    Italiano naturalizzato statunitense, ha vinto un Oscar nel 2010 per Avatar.

    Montaggio: John Refoua
    Colonna sonora: James Horner e Simon Franglen. Horner ha vinto due Oscar per le musiche di Titanic nel 1998.

    Scenografia: Derek R. Hill

    Costumi: Sharen Davis

    Per restare in tema, ecco sette considerazioni riguardo al film:

    1. La storia manca di grossi colpi di scena, risultando semplice, lineare e persino un po’ prevedibile.

    2. I personaggi sembrano stereotipi ambulanti, che parlano per frasi fatte e che si mostrano esattamente per quello che sono: i cattivi di qua e gli eroi di là, senza troppe sfumature nel mezzo.

    3. Il ritmo è piuttosto intenso, le sparatorie non mancano e le esplosioni neppure: di adrenalina ce n’è quanto basta, anche se pistole cavalli e cappelli potrebbero trarre in inganno.

    4. Il tono è quello del puro intrattenimento: non mancano le parti drammatiche, ma si respira costantemente l’aria leggera di un film fatto per divertire.

    5. Gli effetti speciali sono ridotti all’osso, e si vede (in senso positivo): testosterone a parte, diverse scene di forte impatto visivo regalano qualche emozione bonus.

    6. Il confronto con I sette samurai e I magnifici sette è impietoso, e forse è anche superfluo: il film è godibile, ma non indimenticabile.

    7. Il remake… Era proprio necessario? È omaggio al passato, o mancanza di nuove idee? È il western che risorge, o è Hollywood che cavalca la recente riscoperta del genere?

    Insomma due ore di divertimento (a cavallo), ma niente di nuovo sotto il sole.

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