Marilyn Monroe, 90 anni di un mito: i film di un’icona senza tempo

Marilyn Monroe, 90 anni di un mito: i film di un’icona senza tempo

Simbolo per eccellenza della femminilità, nacque il 1 giugno del 1926

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    Se fosse ancora viva Marilyn Monroe avrebbe 90 anni: i suoi film, un decina, sono bastati a consacrarla per sempre tra le icone immortali del cinema. A cinquant’anni e più dalla morte, il suo nome è, ancora oggi, sinonimo di fascino e di femminilità: un volto dalla bellezza perfetta, quasi disarmante che, dopo un esordio come modella fotografica, le aprì le porte del cinema trasformandola nel mito biondo (e senza tempo) di Hollywood.

    Il mito di Marilyn Monroe compie 90 anni: Norma Jean Mortenson Baker, infatti, nacque a Los Angeles il 1 giugno del 1926. I suoi primi anni di vita non furono per nulla facili: i problemi mentali della madre costrinsero la piccola a trascorrere buona parte dell’infanzia in una casa famiglia dove, pare, subì maltrattamenti e violenze. Questo (forse) condizionò tutta la sua vita che, pur trascorsa nel mondo dorato di Hollywood, si concluse tragicamente il 5 agosto del ’62. Marilyn fu trovata cadavere nella sua camera da letto: aveva 36 anni e la sua morte, passata alle cronache come suicidio, è ancora avvolta nel mistero, cosa che, insieme al fascino che aveva, ha contribuito a rendere il suo nome (e il suo mito) immortale.

    Come dicevamo, dopo un esordio da modella, la carriera di Marilyn Monroe prende vita soprattutto al cinema: decisa a raggiungere il successo in un mondo (come quello della Hollywood degli anni Cinquanta) dominato dagli uomini, puntò sul fascino che sapeva di avere: il trucco, i capelli, i vestiti, la cura estrema dei dettagli la resero, già al tempo, diva acclamata e icona di straordinaria bellezza. Brillante sulla scena e irrequieta nella vita privata, Marilyn ebbe tre mariti (James Dougherty, sposato nel ’42, Joe di Maggio, nel ’54, e Arthur Miller nel ’56) e una serie di ‘amanti illustri‘, tra i quali J.F. Kennedy (memorabile il ‘personalissimo’ Happy Birthday che la diva intonò pubblicamente nel ’62, per il compleanno del presidente) e, poi dopo, suo fratello Robert, secondo le cronache ultimo amante dell’attrice.

    Memorabili gli auguri così come memorabili sono i suoi film: Marilyn ne interpretò una decina, non tantissimi ma sufficienti a consacrarla per sempre come diva assoluta del cinema americano.

    Apparve per la prima volta sul grande schermo nel ’47 in Scudda Hoo! Scudda Hay!, di Arthur Pierson, per arrivare, dopo comparsate e piccole parti, al suo primo ruolo da protagonista in La tua bocca brucia, un film di Roy Baker del 1952.

    Ma il mito di Marilyn passa soprattutto attraverso pellicole come Niagara (che la consacra tra le dive assolute del cinema dell’epoca), di Henry Hathaway, in cui interpreta una ‘femme fatale’ che vuole uccidere il marito, o Gli uomini preferiscono le bionde, di Haward Hawks, commedia molto più allegra e popolare in cui dimostra di essere, oltre che una discreta attrice, anche ballerina e cantante – mitiche le canzoni Bye Bye Baby e Diamonds Are a Girl’s Best Friend riprese più volte, insieme al celeberrimo abito rosa, da star del cinema e della musica. E ancora Quando la moglie è in vacanza, di Billy Wilder, in cui compare nell’indimenticabile abito bianco plissé, sollevato dall’aria della metropolitana, e Il principe e la ballerina, il film di Lawrence Olivier del 1957 in cui Merilyn dimostra di essere non solo donna di grande fascino ma anche attrice di talento. Un talento premiato sia con la stella numero 6774 sulla Walk of Fame di Hollywood Boulevard, sia con il Golden Globe come miglior attrice di film musicali, per la pellicola A qualcuno piace caldo. Non solo. Sia nel ’54 che nel ’62, Marilyn riceve l’Henrietta Award (assegnato dalla stampa cinematografica hollywoodiana) come miglior attrice del mondo.

    Una vita di successo segnata dal fascino e dalla bellezza, dunque, quella di Marilyn, che si concluse però in modo tragico:
    a due anni dalla consegna del Globe, la diva morì sola, nella camera da letto della sua casa di Los Angeles; con lei non c’era nessuno, solo una boccetta, vuota, di barbiturici.

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