Giornalismo a confronto: Bruno Vespa vs Enzo Biagi

Giornalismo a confronto: Bruno Vespa vs Enzo Biagi
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    Parlando di giornalismo a confronto, Bruno Vespa ed Enzo Biagi sono certamente due esponenti dallo stile molto diverso, ma sono entrambi stati protagonisti di programmi di approfondimento televisivo che li hanno messi davanti a fatti di cronaca e politica nazionale controversi e spinosi. Dopo la bufera che ha investito Vespa per l’intervista di Vera e Vittorio Casamonica a Porta a Porta, si rende utile valutare la sua competenza giornalistica confrontandola con quella di un pilastro del giornalismo italiano, ugualmente coinvolto nell’analisi dell’attualità nostrana, Enzo Biagi. Entrambi approdano alla Rai dopo percorsi formativi molto diversi e nella loro carriera si trovano a confrontarsi con il sistema politico e le sue pressioni, reagendo in modi profondamente differenti.

    Enzo Biagi inizia la sua carriera nel 1937, avendo già le idee molto chiare sul suo lavoro dei sogni. Nel 1940 viene assunto per l’edizione serale del Resto del Carlino, ma è con Epoca che Biagi sperimenta per la prima volta cosa vuol dire dirigere. Come ex membro della Resistenza e legato al Partito D’Azione, Biagi è da sempre impegnato politicamente e non teme di sfidare l’egemonia dei democristiani al potere negli anni della sua direzione editoriale. Nel 1960 uno scoppia uno scandalo e il giornalista approda alla Rai, prima come direttore del Telegiornale e poi come ideatore di programmi di attualità quali Proibito e lo storico Il Fatto. Con la serie delle interviste televisive, Biagi viene consacrato come uno dei più innovativi e brillanti giornalisti del XX secolo.

    Bruno Vespa inizia la propria carriera giornalistica quasi immediatamente con la televisione. Dalla fine degli anni ’60 ricorpre il ruolo di inviato per il Telegiornale e successivamente al Tg1, grazie ai quali ha modo di intervistare i maggiori esponenti della politica italiana di quegli anni. Dal 1996 conduce il programma d’attualità Porta a Porta, il cui salotto è stato più volte al centro dell’attenzione nazionale per eventi eclatanti come la firma in diretta del Contratto con gli italiani ad opera di Silvio Berlusconi nel 2001. Proprio la vicinanza a Berlusconi, come prima quella con la DC, hanno scatenato negli anni forti polemiche riguardo alla presunta obiettività giornalistica di Vespa, più volte dimostratosi forse troppo accondiscendente nei confronti degli esponenti della destra.

    Il coinvolgimento nella politica italiana è, quindi, un fattore comune tra i giornalisti Bruno Vespa ed Enzo Biagi, ma pur avendo entrambi preso posizione chiaramente nel corso della propria carriera, mentre il primo non è mai riuscito a scrollarsi l’infamante marchio del ‘servo di partito’, il secondo ha avuto la capacità di alienarsi professionalmente dalle proprie convinzioni politiche, per sostenere un approccio giornalistico autonomo e pienamente critico. Anche per quanto riguarda lo stile, tra i due esistono profonde differenze.

    Enzo Biagi è un figlio della carta stampata, abituato a farsi in quattro sul campo e ad approfondire le notizie con freddezza e determinazione. Le sue interviste televisive hanno fatto scuola, grazie ai toni pacati ma risoluti, alle domande brevi e dirette prive di giri di parole e soggezione. Il ritmo delle conversazioni con Biagi era sempre sostenuto, incalzante e coinvolgente, capace di tirar fuori all’intervistato la verità anche se sepolta sotto un cumulo di scuse. Memorabili sono in questo senso le interviste al serial killer Gianfranco Stevanin e al banchiere Michele Sindona.

    Il background essenzialmente televisivo di Bruno Vespa ne ha fatto un uomo di spettacolo. Certamente è innovativa la tecnica di approfondimento usata in Porta a Porta, compresi i tanto discussi plastici, ma i metodi di intervista tradiscono l’anima da showman di Vespa. Le domande così articolate e personali mettono in mostra più il conduttore che l’intervistato, al contrario della straordinaria mimesi attuata da Biagi. Il salotto di Bruno Vespa è per definizione un salotto, piegato alle esigenze televisive, alla pause pubblicitarie e ai giochi di potere, lontano dalla sobria essenzialità delle inchiese biagiane, così ruvide ma piene di sostanza. Due aprocci al giornalismo molto diversi, quale dei due contribuisce maggiormente alla nobilitazione dell’antico mestiere del reporter?

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