Piazzapulita, la preghiera laica di Erri De Luca per i 700 migranti morti nel canale di Sicilia

da , il

    La toccante preghiera laica per i migranti di Erri De Luca a PiazzaPulita

    Piazzapulita, la preghiera laica di Erri De Luca per i 700 migranti morti nel canale di Sicilia commuove i telespettatori. ‘Mare nostro che non sei nei cieli sia benedetto il tuo sale, il tuo fondale‘, recita lo scrittore partnenopeo, rivisitando il Padre nostro a modo suo. Ospite della puntata di lunedì 20 aprile 2015 del programma di La7 che Corrado Formigli ha dedicato alla strage avventura domenica nel Canale di Sicilia, De Luca confessa di aver accettato solo per recitare questa preghiera, ma non ha mancato di aggiungere dure osservazioni su chi sfrutta il business dei migranti e su chi fa il tifo per le tragedie.

    Erri De Luca commuove a Piazzapulita: nella puntata in onda il 20 aprile 2015 del programma di Corrado Formigli, lo scrittore recita una preghiera laica da lui scritta e dedicata alla nuova strage dei migranti avvenuta nel canale tra Lampedusa e la Libia domenica scorsa che ha preso le vite di decine di bambini, centinaia di donne e in generale – stando alla ricostruzione dei superstiti – di centinaia di persone.

    Oltre alla preghiera – il cui testo vi proponiamo in fondo all’articolo – lo scrittore ha preso una dura posizione su chi fa il tifo per l’annegamento e per le restrizioni, sostenendo che se davvero i viaggi fossero vietati, continuerebbero comunque ad arrivare persone che fuggono dai loro paesi, persone che sono trattate peggio degli schiavi perché gli schiavi erano una merce preziosa da consegnare mentre nel caso dei migranti l’unico interesse è farne partire quanti più possibile senza pensare ai pericoli che corrono.

    Ma ecco il testo della preghiera laica di Erri De Luca.

    «Mare nostro che non sei nei cieli e abbracci i confini dell’isola e del mondo col tuo sale, sia benedetto il tuo fondale, accogli le gremite imbarcazioni senza una strada sopra le tue onde i pescatori usciti nella notte, le loro reti tra le tue creature, che tornano al mattino con la pesca dei naufraghi salvati. Mare nostro che non sei nei cieli, all’alba sei colore del frumento al tramonto dell’uva e di vendemmia. ti abbiamo seminato di annegati più di qualunque età delle tempeste. Mare Nostro che non sei nei cieli, tu sei più giusto della terraferma pure quando sollevi onde a muraglia poi le abbassi a tappeto. Custodisci le vite, le visite, come foglie sul viale, fai da autunno per loro, da carezza, abbraccio, bacio in fronte, madre, padre prima di partire»