Televoto Ballando con le Stelle: i big delle telefonate finiscono in tribunale

Televoto Ballando con le Stelle: i big delle telefonate finiscono in tribunale

    A Ballando con le Stelle è scontro per il televoto. No, non si tratta della gara con i ballerini ingaggiati da Milly Carlucci, ma di una lite giudiziaria che va avanti da un po’ tra i colossi che per anni hanno gestito il servizio con le telefonate dei telespettatori italiani. Una guerra che si sta consumando nelle aule di tribunale e che fa riferimento all’anno 2005. Stando a quanto riportato da Repubblica, motivo del contenzioso sarebbe la cifra di 200.000 euro: sembra infatti che la società che ha svolto il servizio a favore della Rai, l’Amuser, dovrebbe riconoscere tale cifra ad un’altra società, la Zeng s.r.l, che accusa la prima di appropriazione indebita.

    ‘Passaggio di denaro – scrive il quotidiano nell’edizione odierna – che non avvenne e che convinse i vertici della Zeng a denunciare gli ex soci di Amuser. Con l’allora amministratore delegato che oggi si deve difendere a processo dal reato di appropriazione indebita, accusato dal pm Mario Pesci’, ricostruisce Repubblica.

    La modalità del televoto è un perno centrale nel meccanismo del talent show Ballando con le stelle, quest’anno giunto alla decima edizione. Va però precisato che in nessun modo – almeno al momento – le vicende giudiziarie relative ad eventuali compensi non riconosciuti possano intaccare retroattivamente i risultati pubblicamente riconosciuti a proposito dei concorrenti del programma televisivo.

    Al momento, però, nell’ottica di prevenire ogni polemica, né la produzione dello show, Bibi Ballandi Enterteinement, né la Rai, sono intervenute nella vicenda né a mezzo stampa né in altro modo.

    Infine, non è la prima volta che Ballando con le Stelle finisce in tribunale. Tempo fa, più direttamente per lo show di Milly Carlucci, ci si schierò contro il Baila! di Barbara D’Urso a Mediaset, per tutelare – si disse – la versione italiana del format Strictly come dancing, le accuse per il Biscione furono di ‘contraffazione’.

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