Silvio Muccino, il life coach de ‘Le Leggi del Desiderio’ [INTERVISTA]

Silvio Muccino, il life coach de ‘Le Leggi del Desiderio’ [INTERVISTA]
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    Silvio Muccino, intervista

    Silvio Muccino è attore e regista de Le Leggi del Desiderio, al cinema da giovedì 26 febbraio 2015. Dopo ‘Parlami d’amore’ e ‘Un altro mondo’, Muccino torna dietro la macchina da presa, stavolta per raccontare la storia del life coach ‘uno, nessuno e centomila’ Giovanni Canton. Con lui nel cast anche Nicole Grimaudo nei panni di Matilde, la protagonista femminile con la quale Canton avrà il suo bel da fare, Maurizio Mattioli, Carla Signoris e Luca Ward. Nel video in apertura l’intervista integrale a Silvio Muccino, dopo il salto, invece, le sue dichiarazioni.

    Chi è il life coach Giovanni Canton?

    Il life coach Giovanni Canton è uno, nessuno e centomila. E’ sicuramente ispirato a un vero life coach, Anthony Robbins, uno straordinario showman che sa incantare le persone, sa intrattenerle. E’ a metà tra un guru e un uomo d’affari, tra uno showman e uno sciamano moderno. Scuote le coscienze delle persone e, al tempo stesso, balla e canticchia. E’ veramente l’esempio più fulgido del momento che stiamo vivendo.

    Da dove nasce l’idea di rendere protagonista Giovanni Canton?

    Devo dire grazie a internet. Carla Vangelista, con cui stavo scrivendo questo film, un giorno mi ha detto ‘ho trovato il tuo prossimo personaggio, il tuo prossimo ruolo’ e mi ha fatto vedere un video di Anthony Robbins, che io non conoscevo. Sono rimasto molto colpito, ma ero anche un po’ critico rispetto a questa figura, che, ancora oggi, non posso dire di aver inquadrato. La domanda che subito io e Carla ci siamo posti è: ascoltando questi life coach che cercano di portarci verso il modello vincente, cioè dell’uomo che ce l’ha fatta, viene da chiedersi se dobbiamo veramente essere tutti così vincenti nella vita, se è così necessario aderire a quel modello, se non è forse più giusto e umano accettare che non siamo Superman e che siamo degli imperfetti meravigliosi esseri umani.

    L’ottimismo è il fil rouge del film. Abbiamo bisogno di questi buoni sentimenti?

    Sì, chiamarli buoni sentimenti diventa subito la ricetta della nonna, mi rendo conto. In realtà, la speranza è un’altra cosa. Secondo me abbiamo bisogno di speranza, di credere che esista qualcosa che vada oltre questa coltre di cinismo che attraversa ormai anche i rapporti umani, ne abbiamo bisogno. Io ho bisogno di credere che, oltre quella persona che mi è davanti, ci possa essere un cuore autentico e non solo macchinazioni, intenzioni, oggi più che mai, in cui tutto è diventato molto difficile da sostenere.

    Nei tuoi film racconti la ricerca dell’amore. Da cosa scaturisce questa esigenza?

    Sicuramente scaturisce dal desiderio di costruire, il desiderio torna sempre.

    Io credo che esistano due tipi di famiglie: una famiglia naturale e una famiglia d’elezione. Credo che la famiglia d’elezione, quella che noi costruiamo, sia un approdo bello, difficile, però importante. E credo che se lo dice John Lennon lo posso dire anch’io: abbiamo tutti bisogno d’amore.

    Si parla spesso della crisi del cinema italiano. Qual è la tua opinione in merito? Il cinema italiano sta vivendo una fase di rinascita?

    Il cinema italiano sta vivendo – e non per merito mio – un momento di ripresa sicuramente. Il problema del cinema è che è incapace di colmare un buco, in tutto il resto del mondo colmato: noi abbiamo il cinema d’autore e la commedia spudorata, il cinepanettone e il film dell’Oscar; in mezzo, però, c’è il desiderio di riempire quello che si chiama intrattenimento. E’ un cinema che ha molte sfumature e quelle sfumature sono il cinema dell’industria, ma è anche il cinema dell’intrattenimento, è anche una commedia romantica che non tende solamente alla commedia. Occupare quello spazio sarebbe molto importante.

    Torni al cinema dopo quattro anni. Aspetteremo altri quattro anni prima del tuo quarto film?

    Non lo so, dipende da tante cose. Onestamente non credo: sento uno slancio, una leggerezza. In questo momento sto correndo e voglio correre, mi sento come su un cavallo e ho voglia di andare. Con Marco Belardi, il produttore del film, ci troviamo molto bene, abbiamo in mente un progetto molto ambizioso: vediamo quello che succede.

    Abbiamo chiesto a Nicole Grimaudo un tuo difetto, ma non ne ha trovati.

    Nicole è stata pagata a dovere per queste risposte! (ride, ndr) Ho tantissimi difetti: sono pignolo, perfezionista, ossessivo.

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