Fabrizio De André: le 15 canzoni più famose

Pietre miliari della canzone d'autore in Italia

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    fabrizio de andre

    L’11 gennaio 1999 terminava la vita terrena di Fabrizio De André: le canzoni più famose e più belle della sua discografia hanno però reso inviolabile alla morte il grandissimo cantautore genovese, considerato universalmente, nonostante siano ormai passati tanti anni dalla sua scomparsa, uno dei più importanti (e più amati) esponenti della canzone d’autore italiana.

    Del resto i testi di Fabrizio De André, che raccontano con inimitabile dolcezza storie di emarginati, ribelli e prostitute, sono spesso equiparati a veri e propri componimenti poetici, tanto da essere inseriti in varie antologie scolastiche di letteratura: un onore e un privilegio che pochi cantautori di casa nostra possono condividere.

    Faber è morto a 59 anni non ancora compiuti lasciando ai posteri un enorme testamento artistico composto da 13 album in studio, più alcuni brani pubblicati solo come singoli e riediti successivamente in diverse antologie. Un’immensa discografia da cui abbiamo provato a estrapolare le 15 canzoni più belle di Fabrizio De André. Riascoltiamole insieme.

    La guerra di Piero [1964]

    La Guerra di Piero esce come 45 giri nel 1964 (una versione leggermente più veloce fu poi inserita nell’album Volume III del 1968). Con questa canzone, Fabrizio De André torna sul tema della guerra ispirandosi alla figura di suo zio Francesco, prigioniero in un campo di concentramento durante la II Guerra Mondiale. I suoi racconti segnarono profondamente la sensibilità del giovane Fabrizio, che in più occasioni si ricorderà di lui.

    Geordie [1966]

    Nel ’66 Fabrizio De André incide Geordie, una tradizionale ballata inglese, adattandone il testo nella nostra lingua e interpretandola in duo con Maureen Rix, all’epoca sua professoressa di inglese. Nella versione di De André il reato compiuto è un furto di cervi e il giovane Geordie viene impiccato con una corda d’oro. Nel finale una nuova strofa mette in luce l’assurda immobilità della Legge, contro la quale persino il sovrano non può nulla.

    La ballata dell’amore cieco (o della vanità) [1966]

    Tra le canzoni più famose di Fabrizio De André c’è anche l’immortale La Ballata Dell’Amore Cieco (O Della Vanità), ispirata alla poesia Cuore di Mamma del poeta francese Jean Richepin. Il brano, che contiene un testo drammatico che stride con l’allegro ritmo di swing della musica, narra la tragica storia di un uomo onesto che si innamora follemente di una femme fatale che non solo non lo ricambia, ma gli impone anche di uccidere prima la madre portandole il suo cuore e poi di tagliarsi le vene e uccidersi lui. Nell’album Canzoni del 1974 De André ripubblicò questo brano con un nuovo arrangiamento.

    La canzone dell’amore perduto [1966]

    Una delle canzoni più belle di Fabrizio De André e nello stesso tempo una delle più famose ballate nella storia della musica italiana: La Canzone Dell’Amore Perduto è la storia di un amore ormai finito narrata dal punto di vista della donna (Enrica Rignon, la prima moglie di De André), che accetta, rassegnata, la situazione.

    Bocca di Rosa [1967]

    Fa parte di Volume I, il primo album registrato in studio da Fabrizio De André. La celeberrima Bocca di Rosa è la canzone che Faber considerava più cara e più vicina al suo modo di essere. La storia è nota: la poesia racconta la vicenda di una forestiera che con il suo comportamento passionale e libertino sconvolge la quiete del paesino di Sant’Ilario (un sobborgo di Genova realmente esistente). De André prende di mira la mentalità perbenista e bigotta delle donne della provincia ligure, in contrapposizione all’atteggiamento di Bocca di Rosa che invece soleva mettere ‘l’amore sopra ogni cosa’. È zeppa di celebri frasi di Fabrizio De André.

    Via del Campo [1967]

    Anche Via del Campo (da Volume I del ’67) merita di stare nella classifica delle canzoni più belle di Fabrizio De André. Via del Campo era uno dei vicoli più malfamati nella Genova degli anni ’60, perché rifugio di prostitute, travestiti e gente povera. In questo brano, ispirato in parte alla figura del travestito genovese Mario Doré, detto Morena, De André esprime la sua solidarietà per i ceti sociali vessati e derisi dai benpensanti, a cui sembra preclusa ogni possibilità di riabilitazione. Curiosità: la musica di Via del Campo è quella della canzone ‘La mia morosa la va alla fonte’ di Enzo Jannacci.

    Il Pescatore [1970]

    Uscita come singolo nel 1970, Il Pescatore è stata scritta dallo stesso cantautore genovese, mentre Gian Piero Reverberi e Franco Zauli ne hanno composto la musica. Racconta una storia che ha solo due protagonisti: un pescatore e un assassino, tra cui si instaura un rapporto leale e sincero, lasciando nostalgia e speranza a ciascuno dei due. E infatti, quando i gendarmi chiederanno al pescatore dell’assassino, lui non dirà nulla, regalandogli una nuova possibilità.

    Il Testamento di Tito [1970]

    Tratto da La Buona Novella del 1970, Il Testamento di Tito elenca i 10 Comandamenti della Bibbia analizzati dall’inedito punto di vista di Tito, il ladrone pentito crocifisso accanto a Gesù. Un grande classico della discografia di Fabrizio De André.

    Un Giudice [1971]

    Ennesima canzone di Fabrizio De André passata alla storia, Un Giudice è tratta da ‘Non al denaro non all’amore né al cielo’, un concept album ispirato ad alcune poesie tratte dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Il brabo tocca il tema dell’invidia e racconta la storia di Selah Lively, un nano che studia giurisprudenza e diventa giudice, vendicandosi della sua infelicità attraverso il potere di giudicare e condannare e incutendo timore a coloro che prima lo deridevano.

    Il Bombarolo [1973]

    Il Bombarolo è una canzone tratta dal concept album Storia di un Impiegato, uscito nel 1973. L’impiegato, mosso da motivazioni da disperato, prepara un vero attentato il cui unico effetto sarà invece quello di metterlo in ridicolo, rivelando al tempo stesso la sua mania di protagonismo e la sua goffaggine.

    Volta la carta [1978]

    Volta la Carta è la seconda traccia dell’album Rimini del 1978. Il ritornello, che prende ispirazione sia da una canzone popolare che dal neorealismo del film Pane, Amore e Fantasia, racconta la storia di una ragazza di nome Angiolina, che patisce delusioni d’amore da un carabiniere ma che infine riesce a sposarsi.

    Fiume Sand Creek [1981]

    Fiume Sand Creek fa parte dell’album Fabrizio De André del 1981, comunemente conosciuto anche con il titolo L’Indiano. Il tema del disco è il confronto tra due popoli per certi versi simili e per altri molto diversi, il popolo dei sardi e quello dei pellerossa, entrambi minacciati dagli invasori esterni. La canzone di De André paragona i sardi agli indiani che fanno la loro comparsa in Fiume Sand Creek, che ha per tema un reale massacro di pellerossa, avvenuto nel 1864. L’episodio è raccontato attraverso il linguaggio innocente e surreale di un bambino vittima dell’avvenimento.

    Crêuza de mä [1984]

    Pietra miliare della musica etnica, italiana e internazionale, Crêuza de Mä è un album di Fabrizio De André realizzato in collaborazione con Mauro Pagani, interamente cantato in lingua genovese. La title-track, che si può tradurre con ‘viottolo di mare’, è incentrata sulla figura dei marinai e sulle loro vite da eterni viaggiatori, e racconta appunto di un ritorno notturno dei marinai a riva, quasi come estranei. Per ovvi motivi, tra le canzoni più belle di Fabrizio De André è quella più amata dai suoi concittadini.

    Don Raffaè [1990]

    Una delle canzoni più famose di Fabrizio De André è la straconosciuta Don Raffaè, tratta dall’album Le Nuvole del 1990. Nasce dalla collaborazione di Faber con Massimo Bubola (testo) e con Mauro Pagani (musica) ed è particolare in quanto cantata in lingua napoletana. L’uso del dialetto non è comunque inusuale per lo stile di De André, in quanto appartenente al periodo della svolta world del cantautore. Il brano è una denuncia della critica situazione delle carceri italiane in quegli anni, e della sottomissione dello Stato al potere delle organizzazioni malavitose.

    Dolcenera [1996]

    E’ tratta dall’album Anime Salve del 1996. Fu lo stesso Fabrizio De André a spiegare il significato di Dolcenera: ‘Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell’innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l’oggetto del desiderio. [...] Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all’esercizio del proprio potere assoluto‘. Con Dolcenera si chiude il nostro lungo viaggio alla riscoperta delle migliori canzoni di Fabrizio De André.

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