Celebrità che si sono autodistrutte: le star andate via troppo presto

Celebrità che si sono autodistrutte: le star andate via troppo presto
da in Amy Winehouse, Attori, Cantanti, Chitarristi, Cinema, Musica, Musicisti, Spettacoli, Cory Monteith, Jimi Hendrix
Ultimo aggiornamento: Venerdì 06/03/2015 17:17

    Storie di vite, innanzitutto. Di vite cosiddette “difficili” che evidentemente non hanno portato al meglio. Parliamo di quelle star acclamate perché famose, ma che in sostanza si sono fatte del male da sole. In una parola: “autodistrutte”. Cantanti, attori, uomini e donne dello spettacolo talvolta fin troppo giovani, perché sempre alla ricerca di un quid che non fosse una vita normale. Problemi, finte soluzioni o più in genere conflitti mai risolti.

    La prima celebrità che si è “autodistrutta” non poteva che essere lei: Amy Winehouse. Voce inimitabile, alla sola età di ventisette anni – c’è chi dice per una maledizione legata al numero 27 – è morta lo scorso luglio del 2011 in una stanza d’appartamento a Londra. Per molti una vita segnata sin dall’inizio, ma che l’ha portata comunque a vincere ben cinque Grammy Awards per via del talento. Un’eretica della canzone, amante però degli eccessi.

    Dalla canzone di Amy Winehouse alla recitazione di Cory Monteith. Star sul set, comportanti disordinati nella vita privata. La celebrità della serie tv Glee infatti è scomparsa nel 2013 morto in una stanza d’albergo a causa di un’overdose di eroina e alcol. A soli 31 anni, stroncato lentamente dal facile rifugio della “bottiglia”.

    Philip Seymour Hoffman ci ha lasciati a febbraio del 2014. Dopo un debutto nel cinema indipendente, raggiunge il successo vincendo l’Oscar come miglior attore nel 2006, per il film Truman Capote – A sangue freddo. A 46 anni, Hoffman è stato trovato morto nel suo appartamento di New York, secondo alcune fonti aveva ancora la siringa ed il laccio emostatico al braccio. L’overdose è stata di eroina, cocaina, anfetamine e benzodiazepine.

    River Phoenix morì per overdose all’età di 23 anni nel 1993. Dopo aver assunto cocaina, metanfetamina, eroina, aver fumato cannabis e bevuto champagne in quantità industriali, si fece tentare dall’eroina chiamata “Persian Brown”.

    Michael Hutchence, il cantante degli INXS, fu ritrovato morto nel 1997 a Sydney, nella sua stanza di albergo, con una cintura al collo. Tutti dissero che fu un suicidio dovuto alla depressione, mentre il cantante era sotto l’effetto di alcol e droghe.

    Massimo Riva è morto nel 1999, nel suo appartamento nel centro storico di Bologna, a causa di problemi respiratori dovuti a una iniezione di eroina. Il cantautore della Steve Rogers Band era noto anche come chitarrista di Vasco Rossi.

    Elvis Presley morì nell’agosto del 1977, verosimilmente per un attacco di cuore dovuto a una massiccia assunzione di barbiturici durante le ventiquattro ore precedenti. Il cantante, infatti, pare non facesse uso di sostanze stupefacenti, ma abusasse esageratamente di psicofarmaci, anfetamine, barbiturici, e stimolanti, legalmente prescritti dal suo medico.

    Sid Vicious, come non ricordare il maledetto re del punk, strappato a questa vita da un’overdose di eroina, nel febbraio del 1979. Essere cresciuto con una madre tossicodipendente ed essersi innamorato di una nota eroinomane deve avergli in qualche modo segnato il destino.

    Alcol e barbiturici il destino che ha segnato la vita ritmata di Jimi Hendrix. In alcuni casi di star cosiddette “autodistrutte” ricorre il numero 27. Anche il chitarrista è scomparso a ventisette anni a causa di un’overdose di alcol e barbiturici.

    Il leggendario attore Richard Burton è morto a 58 anni per una emorragia cerebrale. Gli era stato diagnosticata cirrosi epatica alcuni mesi anni prima. Nel corso della sua carriera è stato nominato all’Oscar.

    Soffocato dal suo stesso vomito dopo una sbronza durante le prove della band per il tour mondiale. John Bonham, batterista dei Led Zeppelin, ha collezionato circa quaranta drink dalla mattina al momento prima di morire. Se ne è andato a 32 anni.

    La regina del rock anni ’70, Janis Joplin, stroncata da un’overdose di eroina e alcol anche lei a ventisette anni. Dopo anni di intensa vita notturna e abuso di sostanze.

    Forse tra le più apprezzate cantanti a livello internazionale, anche la vita di Whitney Houston segnata dalla cocaina e dall’alcol: la cantante è stata ritrovata annegata in una vasca da bagno in albergo all’età di quarantanove anni dopo un mix micidiale.

    Parliamo di star che si sono autodistrutte. Cosa più del suicidio può essere considerato autodistruzione? Questa la sorte capitata anche a Kurt Cobain, il leader dei Nirvana si è infatti ucciso nell’aprile del 1994. Anche lui, come altri nelle stesse condizioni, aveva 27 anni.

    Infine, anche Scotty Beckett, che in molti ricorderanno perché star nel film Simpatiche Canaglie, è morto all’età di trentotto anni nel 1968 a causa – si disse – di un’overdose di barbiturici.

    Jim Morrison morì a soli 27 anni a Parigi nel 1971, dove si era rifugiato per trovare un po’ di pace. Un giorno la sua compagna Pamela Courson lo trovò privo di vita nella vasca da bagno. Il leader dei Doors non smetterà mai di essere una leggenda.

    John Belushi morì all’apice della carriera nel 1982 a causa degli abusi di alcol e droga.

    Secondo il referto della polizia la celebrità americana morì in seguito all’abuso di almeno nove sostanze (fra cui il metadone) che consumava per fronteggiare depressione, insonnia e dolori.

    Dana Michelle Strain, vero nome di Dana Plato, morì nel 1999 ad appena 35 anni in seguito ad un’overdose. Dopo aver fatto innamorare milioni di teenager nei panni di Kimberly Drummond nella serie Il mio amico Arnold (Diff’rent Strokes), Dana Plato intraprese un cammino fatto di autodistruzione. Prima della tragica fine cercò di rilanciare la sua carriera posando su riviste per adulti e dichiarandosi lesbica (salvo poi smentire). Suo figlio si è suicidato 11 anni dopo la sua morte sparandosi una fucilata in testa.

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