Mauro Coruzzi al Festival di Sanremo 2015 con ‘Io sono una finestra’: intervista

Mauro Coruzzi al Festival di Sanremo 2015 con ‘Io sono una finestra’: intervista
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    Sei donna? Intervista a Platinette

    Mauro Coruzzi – Platinette è in gara al Festival di Sanremo 2015 insieme a Grazia Di Michele con la canzone ‘Io sono una finestra’. Avevamo già intervistato Mauro in occasione della pubblicazione del suo libro ‘Sei Donna? Dialogo (semiserio) sulle donne della TV, adesso lo abbiamo incontrato per farci raccontare come sta vivendo questa esperienza sanremese, come ha scelto – insieme alla Di Michele – il brano con cui è in gara, cosa pensa delle Nuove Proposte e molto, molto altro. Di seguito le dichiarazioni di Mauro Coruzzi – Platinette a NanoPress.

    Partiamo da ‘Io sono una finestra’. Come nasce il duo e come avete scelto il brano da portare in gara?

    A dire il vero, non lo abbiamo scelto: Grazia l’ha scritto un paio di anni fa. Una sera ci siamo incontrati per caso, lei stava lavorando a questo testo, mi disse ‘Poi te lo mando, vedi un po’ se ti piace’; successivamente ha inciso un album, che esce adesso e si chiama ‘Il mio blu’, in cui ha pensato di inserire questa canzone e mi ha chiesto di cantarla; l’ha inviata alla commissione selezionatrice e abbiamo avuto un risultato inaspettato. Non pensavamo di essere presi perché è una canzone complessa, tra l’altro io non sono un cantante professionista. Adesso inizierà la fase delle ghigliottine, ma poco importa: qualsiasi sia la mia destinazione non mi preoccupa, mi importa della canzone, che comunque è stata selezionata da un gruppo di esperti che ha il dono dell’udito.

    Nel testo c’è una frase molto forte: ‘di donna dentro un uomo eppure essere umano’.

    Penso che abbia già fatto discutere, ma non è un simbolo né un messaggio. E’ il racconto di una situazione in cui qualcuno si potrebbe ritrovare, ma non è il mio caso: quella è una dimensione che ho superato perché la vita è stata molto favorevole nei miei confronti, non ci sono stati ostacoli e le due identità non sono entrate in conflitto.

    Lo scorso novembre Le abbiamo chiesto cosa stesse bollendo in pentola e ci aveva risposto ‘Ne riparliamo a febbraio’: parlava del Festival?

    Ebbene sì!

    Come vive questa esperienza?

    La vivo come un debuttante. Mi sembra di essere insieme ai giovani, di cui si sta parlando un po’ poco.

    Perché?

    Perché secondo me le Nuove Proposte saranno la vera sorpresa di questo Festival. Non capisco perché le canzoni dei giovani vengano pubblicate così tanto tempo prima, arrivano a Sanremo che sono già popolari, ma questo è il regolamento e va rispettato. I giovani sono bravissimi, soprattutto due ragazze e un ragazzo, tra l’altro autore di Malika (Giovanni Caccamo, ndr), che rappresentano un’ondata di novità.

    Tornando a Lei, con Sanremo si chiude il cerchio e torna al Suo primo amore, la musica: ce l’ha fatta.

    Sì, il tentativo è riuscito, incredibile ma vero: il cerchio si è chiuso.

    Il Festival è un buon riconoscimento per quarant’anni di carriera.

    E’ un riconoscimento o paradossalmente un obiettivo. Uno come me, che non ha nessuna attitudine all’arte se non la comunicazione, è la dimostrazione che la forza di volontà è superiore a qualsiasi talento; poi, uno non deve pensare che sia il suo mestiere. La forza di volontà non mi aiuta nella vita privata per avere un aspetto migliore, per dimagrire, per non morire d’infarto, ma mi aiuta, invece, nel lavoro: ho sempre ragionato e imparato a farlo in maniera autonoma.

    Il palco dell Ariston provoca l’ansia da prestazione?

    Sanremo è come un reality: sono canzonette, non siamo di fronte a una convention di scienziati; tutto quello che avviene, da un acuto ben riuscito a una stecca, diventa notizia; una volta finito è come se si sgonfiasse un e meraviglioso soufflé.

    Partiremo subito dopo il festival, già a fine mese.

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