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Festival di Sanremo: canzoni più brutte nella storia della gara canora

Festival di Sanremo: canzoni più brutte nella storia della gara canora
da in Canzoni, Festival di Sanremo 2016, Musica, Musica Italiana, Spettacoli
Ultimo aggiornamento: Martedì 07/02/2017 14:33

    Festival di Sanremo canzoni più brutte

    Premessa doverosa: quelle che stiamo per elencarvi non sono veramente le 10 canzoni più brutte del Festival di Sanremo. Anche perché per stilare una classifica davvero esaustiva, dovremmo ascoltare tutti i brani cantati durante la kermesse canora dal 1951 a oggi. E per ascoltare, e valutare, tutte le canzoni della storia del Festival sarebbero necessarie settimane, se non mesi. E se decidessimo di trascorrere alcuni mesi della nostra vita ad ascoltare l’intera discografia sanremese, sareste autorizzati a chiamare un dottore. Ma bravo. No, queste non sono le 10 canzoni più brutte del Festival di Sanremo. Ma è un po’ come se lo fossero. E ascoltandole, capirete il perché.

    Stefano Tosi – Io mi di MusicTheBest

    Solo omonimo dell’esponente lombardo del PD, all’epoca il toscano Stefano Tosi passava pure per cantautore impegnato ma al Festival di Sanremo 1981 non trovò di meglio che presentarsi in gara con un brano dove in pratica si limitava a ripetere ossessivamente ‘Io mi‘. Ai limiti del fastidioso!

    Sempre nel 1981 fece la sua comparsa al Festival una ragazzina aggressiva e disinibita, almeno a parole, di nome Jo Chiarello, scoperta nientemeno che da Franco Califano. La sua Che Brutto Affare era la solita accozzaglia di frasi da ‘gggiovani’ di quel tempo (‘ascoltavo senza contestare le palle che sapevi raccontare‘, ‘sei uno scoppiato da dimenticare‘ oppure ‘non m’hai insegnato neanche a far l’amore, capisco adesso che non ci sai fare‘) che venne rispedita al mittente dalle giurie. Ci riprovò poi nel 1982 con l’altrettanto stereotipata In Bianco.

    Negli anni di maggior popolarità Marisa Laurito tentò anche l’avventura sanremese con la trashissima Il Babà è Una Cosa Seria, gretta elencazione, con rime da terza elementare, di piatti tipici della tradizione italiana e in particolare partenopea, a cominciare ovviamente dal babà. Indimenticabile il verso ‘A me quello che mi consola è l’addore d’a pummarola‘. Si classificò 12^ davanti a gente che si chiamava Gino Paoli, Renato Carosone, Enzo Jannacci, Tullio De Piscopo, Eduardo De Crescenzo…

    Nel 1991 il mitico ‘maestro’ Gianni Mazza, ammesso nella categoria Nuove Proposte alla verde età di 47 anni, beneficiò la platea di Sanremo di un canzoncina zeppa di evidentissimi doppi sensi, a cominciare dal titolo: Il Lazzo. Purtroppo non venne capito (chissà perché…) e fu eliminato dopo la prima sera.

    Carico per il successo ottenuto l’anno precedente con l’inno generazionale Brutta, il toscano Alessandro Canino ci riprovò nel 1993 con l’improbabile Tu Tu Tu Tu, più che una canzone uno spot della SIP. Ovviamente venne eliminato, ma poi sarebbe tornato ancora a Sanremo nel ’94 con Crescerai.

    Ai tempi della ‘dittatura’ di Pippo Baudo questi improbabili mash-up tra artisti accadevano di frequente: con Squadra Italia del ’94 però fu battuto ogni record, mettendo insieme l’intero reparto geriatrico della canzone italiana composto da Nilla Pizzi, Jimmy Fontana, Gianni Nazzaro, Wilma Goich, Wess, Giuseppe Cionfoli (non più frate), Tony Santagata, Lando Fiorini, Mario Merola e Rosanna Fratello, più la giovane Manuela Villa in ricordo di papà Claudio. Il brano, un orrendo cliché della canzone popolare italiana con tanto di fisarmonica e mandolino, non poteva che intitolarsi Una Vecchia Canzone Italiana. Finì penultimo.

    Sotto il ridicolo pseudonimo Mikimix in realtà si celava la prima vita artistica di Michele Salvemini alias Caparezza, proprio lui, il riccioluto rapper pugliese autore di tanti successi. Nel ’97 però era ancora un imberbe cantante in cerca di gloria, dalla zazzera cortissima e dalle idee musicali ancor meno chiare. Lo dimostra l’insignificante E La Notte Se Ne Va cantata sul palco dell’Ariston, tratta dall’altrettanto insulso album La Mia Buona Stella (definito successivamente ‘una schifezza’ dallo stesso Caparezza).

    Reduce dal successo all’Isola dei Famosi, nel 2004 Adriano Pappalardo venne reclutato a furor di popolo nel cast dello scassatissimo Festival di Sanremo targato Tony Renis e Simona Ventura. Il nerboruto interprete della storica Ricominciamo si presentò tra i Big con l’inconsistente brano Nessun Consiglio, una ‘perla’ incompresa che si reggeva sull’aulico ritornello ‘Non rompetemi le uova nel paniere / non rubatemi il coniglio dal cilindro / non provate a darmi un buon consiglio / che sbadiglio‘. Capito perché arrivò 17°? Ma c’è chi fece peggio…

    …E infatti una volta toccato il fondo con Pappalardo, a Sanremo 2004 iniziarono a scavare con l’incredibile partecipazione di Danny Losito, dj e producer dei Double Dee, insieme alle spagnole Las Ketchup, artefici l’estate prima del successo estivo Asereje. Il brano, Single, era di un’insulsaggine unica, sublimato da rime come ‘E mi manca la lasagna che mi cucinavi tu / Te ne sei andata sola in Spagna e quasi non mi parli più‘ ma anche ‘Riconosco il gusto amaro di un altro giorno da mandare giù / Trasformerò questo veleno in medicina che mi tiri su‘. Geniale nella sua bruttezza.

    Erano gli anni in cui al Festival di Sanremo si presentava quasi ogni anno un ‘trio monnezza‘. Nel 2010 però si raggiunse il culmine con un indimenticabile tre di mazze composto da Pupo (già fautore, l’anno prima, di uno scassatissimo trio con Paolo Belli e il povero Youssou N’Dour), dal principe Emanuele Filiberto e dallo sconosciutissimo tenore Luca Canonici. Sul brano Italia Amore Mio, una triste sequela di luoghi comuni sul nostro Paese è meglio glissare, del resto le immagini parlano da sole. Ah, questa canzone, il cui accesso allo spareggio finale provocò la celebre rivolta degli orchestrali, rischiò seriamente di vincere il Festival…

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