Simone Gerace, da autore di Verissimo a scrittore con Platinette: l’intervista

Simone Gerace, da autore di Verissimo a scrittore con Platinette: l’intervista
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    Simone Gerace, autore di 'Sei Donna?' Dialogo semiserio sulle donne della TV

    Simone Gerace e Platinette sono gli autori del libro ‘Sei Donna? Dialogo (semiserio) sulle donne della TV’, uscito a ottobre 2014 e edito da EdizioniANordEst. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato l’intervista a Mauro Coruzzi alias Platinette e adesso vi raccontiamo qualcosa in più su Simone Gerace, autore di Verissimo e al suo debutto come scrittore, ma non solo: è, infatti, anche attore teatrale e fondatore del collettivo Nomadi di Parole. In apertura il video dell’intervista, di seguito, invece, la trascrizione integrale delle sue dichiarazioni sul libro, sulla televisione e molto, molto altro.

    Sappiamo che ‘Sei Donna? Dialogo (semiserio) sulle donne della TV’, scritto insieme a Platinette, nasce da una tua idea. Ci racconti com’è andata?

    Io e Mauro abbiamo lavorato insieme alla Domenica Cinque di Barbara D’Urso, avevamo uno spazio musicale in cui raccontavamo gli artisti e la loro storia, c’era un racconto di aneddoti, di vita vissuta. Da lì siamo diventati amici e, come spesso succede, quello che fai nel lavoro te lo porti nella vita: dietro le telecamere si spettegolava dei personaggi ed è continuata come un’amicizia telefonica, all’ora del tè, l’abbiamo fatto per anni ed è diventato un libro.

    Sappiamo che qualcuna delle donne citate nel libro si è offesa: vi sareste aspettati una simile reazione o è stato un fulmine a ciel sereno?

    Si sono offese quelle non presenti nel libro! Si sono arrabbiate per dichiarazioni un po’ pepate, un po’ fuori dai denti di Mauro, ma è la sua ironia, il suo stile; come spesso succede, c’è qualcuno che se la prende e che si offende. In realtà, il libro è un grande omaggio alla televisione, in generale, e alle donne perché sono più interessanti: le donne televisive sono odiate, amate, criticate; abbiamo fatto un excursus: dalla valletta muta Edy Campagnoli a Silvia Toffanin, regina del salotto televisivo del sabato pomeriggio. Per le donne c’è un arcobaleno di possibilità e di ruoli, mentre per gli uomini o sei un conduttore o sei un conduttore.

    Scrivete, infatti, che un secondo volume sugli uomini sarebbe noioso.

    Assolutamente sì.


    Ci sarà comunque un secondo volume?

    Il secondo volume dovrebbe esserci, sarà per tutte quelle che non sono rientrate e saremo finalmente cattivi perché forse siamo stati troppo buoni.

    C’è una donna dello spettacolo per la quale non basterebbe un singolo capitolo, ma meriterebbe un libro a parte?

    Tante.

    Ad esempio?

    La Carrà o la Goggi, che sono più del passato, anche se la Carrà sta tornando su Rai Uno. Del presente, volente o nolente non si potrà non parlare di Belén Rodriguez: in questo libro ci siamo imposti di non parlarne perché se ne parla già tanto e noi, in controtendenza, ne abbiamo parlato molto poco.

    Sei autore di Verissimo: da autore televisivo, qual è l’attuale stato di salute della televisione italiana?

    Credo che, in generale, goda di una buona salute, nel senso che la gente continua a guardarla.

    Può aver perso ascolti per via del digitale, della radio e delle piattaforme satellitari. Guardando la televisione che si fa all’estero, la tv italiana rimane una televisione fatta meglio. È ovvio che ci sono dei problemi: si comprano i format all’estero e noi autori pssiamo sentirci un po’ frustrati perché si scrive un’idea, che può essere vincente o accattivante, però c’è sempre la paura di investire e sperimentare perché è una cosa nuova, mentre un format che ha già funzionato all’estero, è più facile che funzioni anche da noi, anche se ci sono tanti casi che dimostrano esattamente il contrario.

    Si sperimenta poco?

    Sì, si va sull’usato sicuro: un programma che funziona si spera che possa continuare a funzionare e, nella maggior parte dei casi, si tende anche un po’ a rovinarlo, a piazzarlo un po’ dappertutto, in modo che sfrutti il momento finché riesci di esaurirlo.

    Verissimo cresce di anno in anno e voi autori introducete sempre elementi nuovi. Qual è la chiave vincente?

    E’ il mio quinto anno a Verissimo. E’ un marchio forte, riconoscibile, che negli anni è cambiato: prima era più giornalistico, poi è diventato più un varietà; vi sono stati anni in cui si mischiava la cronaca rosa alla nera, perché erano argomenti sulla bocca di tutti e, in qualche modo, era la gente che te lo chiedeva. Negli ultimi due anni abbiamo deciso di togliere tutta la cronaca nera, perché già durante la settimana ci sono programmi che lo fano molto bene, da Barbara (D’Urso, ndr) a ‘La vita in diretta’, ai vari talk, quindi, con il nostro capo progretto Max Novaresi abbiamo pensato che forse il sabato è il momento in cui la gente vuole rilassarsi di più e vuole un programma solare, fatto di facce, fatto di storie.

    Sappiamo che Silvia Toffanin è molto riservata: che rapporto con i colleghi?

    Noi la adoriamo! E’ così come la vedi: molto timida, ma poi fa gruppo, nelle riunioni si scherza e ci si diverte tanto. Giustamente, come tante persone dello spettacolo, ha scelto di proteggere il suo privato; c’è chi lo mette in piazza va a un evento ogni sera e si diverte a farsi fotografare, lei, invece, una volta spente le luci delle telecamere, preferisce dedicarsi alla sua famiglia, al suo privato; non è assolutamente mondana.

    Tornando a ‘Sei Donna?’, quando uscirà il secondo volume?

    La gestazione non è stata semplicissima perché, essendo un dialogo, le mail capitavano a caso, a seconda della nostra disponibilità; abbiamo iniziato a lavorarci a febbraio 2014, è andato in stampa a settembre ed è uscito a ottobre, quindi è sata abbastanza lunga. Adesso ci stiamo godendo questo momento, per me è la prima volta, sono assolutamente un debuttante: ero spaventato allora, lo sono ancora, ma anche un po’ gasato, è veramente una bella avventura. Il secondo volume? Magari fra un po’ lo inzieremo!

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