Belen e il boss: la Rodriguez in foto con De Carlo, arrestato per Roma Capitale

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    Belen e il boss: la Rodriguez in foto con Giovanni De Carlo, arrestato per l’inchiesta-scandalo Roma Capitale, tra i massimi esponenti della cupola svelata in questi giorni dai magistrati. Una foto, pubblicata oggi sulle pagine del Messaggero, che ritrae il volto Mediaset sorridente e abbracciata al De Carlo, detto Giovannone, o il miliardario, nullatenente per lo Stato italiano, ma che amava divertirsi e circondarsi di lusso anche nei locali riservati ai Vip, come rivela l’ordinanza del GIP. Ora De Carlo è stato arrestato, è nel carcere di Rebibbia, mentre Belen è passata dalle foto col boss ai post it di Francesco Sole, a Tu Sì Que Vales.

    Non tocca commettere l’errore di ricordare De Carlo per il click con Belen, ma vanno tenuti presenti i guai che ha combinato, visto che è finito in manette perché considerato braccio destro di Massimo Carminati, nonché pupillo di Ernesto Diotiallevi. ‘Un ruolo non secondario’, spiega il GIP Flavia Costantino all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare in più di mille pagine: presenza centrale quella dell’uomo nella trama globale che ha portato poi allo scandalo denominato Roma Capitale.

    Infatti, come scrive Cristiana Mangani sul Messaggero di oggi: ‘De Carlo, invece, ama la mondanità e lo spettacolo, si fa fotografare al braccio di Belen, cena al ristorante di via Giulia, Assunta Madre, e viaggia in città a volte in Smart, a volte in Ferrari’.

    Dall’inchiesta inoltre, viene fuori che sotto la cupola ci sarebbero stati anche interessi di tipo commerciale legati anche all’insana gestione di un bar negli Studios di Cinecittà.

    In questi giorni però, Belen non è la sola a Mediaset che – suo malgrado – viene associata a questo caso. Già alcuni giorni fa la Taodue – tra le principali produzioni di serie TV Mediaset – ha diramato un comunicato stampa, precisando:

    ‘Mai stata vittima di estorsioni da parte di qualsivoglia clan mafioso’, e che non ha mai denunciato alle Autorità civili di aver subito ‘pressioni per l’assegnazione dei servizi o la gestione dei trasporti delle proprie produzioni’. Accostare l’azienda Mediaset, o nel caso specifico Taodue a presunti episodi d’estorsione o mafia, spiega Valsecchi (Ad Taodue) ‘oltre ad essere inconsistente nei fatti è particolarmente penalizzante per una casa di produzione che nella sua attività è sempre stata in prima linea a denunciare le mafie’.