La papera non fa l’eco: il volto ironico della scienza sbarca su Rai Due

La papera non fa l’eco: il volto ironico della scienza sbarca su Rai Due
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    La papera non fa l’eco: il volto ironico della scienza sbarca su Rai Due

    Ha preso il via lunedì sera La papera non fa l’eco, il nuovo programma di intrattenimento scientifico proposto da Rai Due, condotto da Max Giusti. Protagonisti del primo appuntamento Vladimir Luxuria, Enzo Iacchetti e Ariadna Romero pronti a sottoporsi a esperimenti di vario genere. Special guest Roberto Giacobbo, padrone di casa di Voyager.

    La puntata inizia con un espediente forse fin troppo facile per colpire e, in qualche modo, incuriosire il pubblico: Max Giusti chiede ai tre ospiti di indovinare, annusandolo, la natura del liquido contenuto in un alambicco. Il conduttore, con il pretesto di fornire una pillola scientifica, rivela poi che si tratta di sudore. Si percepisce da subito il desiderio di parlare sì di scienza, ma sfruttando quell’ appeal che, innegabilmente, il disgustoso spesso sa suscitare nello spettatore.

    Tutta la puntata si gioca poi mescolando l’ironia alle spiegazioni scientifiche, fornite con l’aiuto di due autorevoli personaggi: Anna Moles, ricercatrice in Genomica e Neuroscienze, e Franco Meinardi, professore di Fisica della materia. Molti sono gli argomenti e gli spunti proposti, capaci di unire l’informazione scientifica a curiosità che suscitano la risata (forse fin troppo) facile. Così, ad esempio, veniamo a scoprire che una piscina che ha un forte odore di cloro è probabilmente stata contaminata da sudore o urina. Ancora una volta, dunque, si cerca di far breccia sfruttando il fascino del “disgustosetto”.

    E’ doveroso, tuttavia, sottolineare che gli argomenti spaziano molto: ad esempio, un filmato mostra come le mucche che vengono chiamate per nome producano più latte, un altro svela le tecniche per saltare una fila senza essere rimproverati, e così via.

    Il programma si snoda mescolando l’aspetto didattico – non a caso in studio sono presenti dei bambini che vengono invitati a partecipare ai vari esperimenti – con la leggerezza dell’intrattenimento, di cui i bambini stessi, a ben vedere, divengono strumento.

    Sì, perché a tratti si crea un clima che vagamente riporta alla mente trasmissioni come Chi ha incastrato Peter Pan?: ai piccoli ospiti viene chiesto il parere su alcuni argomenti scientifici, con l’intento, chiaramente, di creare un effetto comico.

    Ad ogni modo, molte sono le chicche che si scoprono a La papera non fa l’eco: è indubbio quindi che il programma contenga un certo valore educativo. Apprezzabile anche il tentativo di utilizzare gli espedienti dell’intrattenimento per rendere la scienza più piacevole e comprensibile al grande pubblico. Talvolta, tuttavia, viene da chiedersi se davvero sia l’ironia al servizio della scienza, o se piuttosto sia la scienza a diventare pretesto per stupire e strappare la risata facile. Probabilmente la risposta sta nel mezzo. Sicuramente quello de La papera non fa l’eco rappresenta un caso da non trascurare perché va a ripescare il riflesso di una vocazione pedagogica che caratterizzava la tv già alle sue origini, mettendo però in campo nuovi linguaggi per esprimerla.

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    SCRITTO DA Maria Elisabetta Santon Critico televisivo Segui autore:
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