Servizio Pubblico, dopo la lite Michele Santoro scrive al ‘caro amico’ Marco Travaglio

Servizio Pubblico, dopo la lite Michele Santoro scrive al ‘caro amico’ Marco Travaglio
    Marco Travaglio: lite con Michele Santoro a Servizio Pubblico

    Tentativi di pace tra Michele Santoro e Marco Travaglio a Servizio Pubblico: dopo la lite della scorsa settimana con abbandono dello studio di La 7, Santoro giovedì sera apre il programma sulle note di Lucio Dalla (L’anno che verrà, la canzone del Caro amico ti scrivo…), omaggia pubblicamente il vicedirettore del Fatto Quotidiano. Ma Travaglio non sembra troppo colpito: arriva alle undici e mezzo per l’editoriale da ‘riserva indiana’, stringe la mano a Santoro ma non parla del suo abbandono in studio dopo il confronto-scontro con Santoro eil governatore della Liguria Burlando e parte con un editoriale sull’immigrazione.

    Il ‘come eravamo’ di Michele Santoro non impressiona Marco Travaglio: dopo la litigata della settimana scorsa, il conduttore di Servizio Pubblico prova a ‘lisciare il pelo’ al vicedirettore del Fatto Quotidiano ed opinionista della trasmissione di La7, ma (apparentemente) senza esito: “Capii subito che era un giornalista di razza, di talento”, ricorda Santoro, “L’ho conosciuto tanti anni fa quando, da juventino, faceva un’inchiesta su Luciano Moggi prima che scoppiasse la bufera calciopoli. Mi ricordo che era una giornalista di razza e gli offrii una collaborazione che lui rifiutò per un contratto a Repubblica“.

    Le strade dei due tornarono ad incrociarsi ai tempi di Berlusconi e degli attacchi alla Rai: “Con Marco ci siamo rincontrati qualche anno dopo che lui aveva presentato l’Odore dei soldi, un libro-inchiesta contro Berlusconi. Ci siamo riavvicinati dopo l’editto bulgaro che fece fuori dalla Rai me, Luttazzi ed Enzo Biagi.

    Gli chiesi subito di collaborare con me“. E stavolta fu subito amore: “Nacquero, con Travaglio protagonista, le trasmissioni criminali per cui fui cacciato per due anni da tutte le televisioni italiane. Quando tornai decisi di fare di Marco Travaglio il mio simbolo, la mia bandiera, il mio confine nei confronti del potere politico e della censura. Travaglio – l’omaggio del conduttore di Servizio Pubblicoè per me qualcuno che rappresenta la libertà di pensiero e con lui ho seguito sempre una regola, ‘non c’è nulla di cui non si può parlare nelle mie trasmissioni’. E nonostante quello che sia successo, credo che 20 anni fa non ho fatto un errore nel credere in Marco“.

    Sviolinata nonostante, Travaglio si è mostrato piuttosto freddo: e per fortuna che, almeno stando alle indiscrezioni, da metà novembre dovrebbe tornare Giulia Innocenzi con il suo Announo: della serie, tra i due litiganti (in affanno sugli ascolti) la terza gode…

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