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Tu sì que vales: una tv che non si discosta dai (sicuri?) binari del già noto

Tu sì que vales: una tv che non si discosta dai (sicuri?) binari del già noto
    Tu sì que vales: una tv che non si discosta dai (sicuri?) binari del già noto

    Sabato sera ha preso il via Tu sì que vales, il nuovo (se così si può definire) talent show di Canale 5. Il programma, basato su un format spagnolo, come denuncia il titolo, è approdato all’ammiraglia di Mediaset per far fronte alla perdita di quello che era un caposaldo del sabato sera di Canale5: Italia’s Got Talent, migrato ora su Sky.

    Di novità Tu sì que vales ne porta, ahimè, ben poche. Il meccanismo, nella sostanza, è il medesimo del suo predecessore: cantanti, ballerini, maghi, imitatori e artisti in genere (o sedicenti tali) si esibiscono davanti alla giuria composta dal trio Maria De Filippi – Gerry Scotti – Rudi Zerbi. Performance in cui emerge un vero talento si affiancano ad esibizioni del tutto improbabili, spesso al limite del grottesco.
    Confermata anche la conduzione di Belen Rodriguez affiancata però, questa volta, dal giovane Francesco Sole sbarcato dritto dritto dal mondo di You Tube: una mossa che mira, evidentemente, a far breccia nel pubblico più giovane, cercando di parlare con il suo linguaggio e attraverso i suoi volti di riferimento.
    Nuova anche la presenza del portavoce della giuria popolare, ruolo ricoperto nientepopodimeno che da Francesco Totti.

    Gli altri elementi che differenziano, in modo peraltro poco significativo, Tu sì que vales da Italia’s Got Talent, non fanno altro che rendere la new entry di Canale 5 meno sofisticata e accattivante: al posto dei buzz, famosi tasti con cui i giudici potevano bloccare l’esibizione in corso, c’è ora una clessidra che scandisce inesorabilmente il tempo a disposizione dei candidati. Con una sorta di bacchetta magica i giudici hanno la possibilità di toccare la clessidra, in modo da aumentare o ridurre il tempo a disposizione decidendo se il concorrente “vale” il tempo di una seconda opportunità e può quindi passare alle fasi successive del programma o meno. Peccato, però, che il lungo tragitto percorso dai giudici per spostarsi dalle proprie postazioni (tre banali poltrone bianche al posto del celeberrimo bancone) alla clessidra, non aggiunga nulla alla struttura narrativa del prodotto e non faccia altro che rallentare ulteriormente il ritmo di un programma che già stenta ad essere incalzante, complice un montaggio meno sofisticato rispetto a quello del suo predecessore.

    La conclusione non è certo delle più felici: Tu sì que vales ci parla di una televisione generalista che, di fronte alla perdita dei suoi cavalli di battaglia, anziché affrontare il rischio della novità, preferisce muoversi sui binari apparentemente sicuri del già noto, anche se questo significa fare un passo indietro in termini di qualità o forse, addirittura, scimmiottare se stessa.

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    SCRITTO DA Maria Elisabetta Santon Critico televisivo Segui autore:
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