Malaria: sintomi, cure e trasmissione

Tutti sanno che si tratta di una malattia potenzialmente pericolosa e che si contrae in Paesi tropicali, ma la realtà di questa patologia è molto più complessa di quanto comunemente si pensi.

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    Malaria: sintomi, cure e trasmissione

    Quali sono i sintomi, le cure e la trasmissione della Malaria? Tutti sanno che si tratta di una malattia potenzialmente pericolosa e che si contrae in Paesi tropicali, ma la realtà di questa patologia è molto più complessa di quanto comunemente si pensi. La Malaria è una malattia infettiva causata da un parassita chiamato Plasmodio. Il vettore di trasmissione del plasmodio della malaria è un particolare tipo di zanzara, non presente in Italia: la Anopheles, diffusa principalmente in Africa, in America Centrale e del Sud ed in Asia. Che cosa succede quando veniamo punti dalla zanzara Anopheles? Nel corpo umano si diffondono i parassiti della Malaria, che si moltiplicano nel fegato e dopo un periodo di incubazione variabile, arrivano a infettare i globuli rossi. Vediamo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sulla Malaria, i sintomi, le cure e le strategie di prevenzione.

    Trasmissione della Malaria

    Come avviene la trasmissione della Malaria? Come accennato in apertura, la trasmissione avviene attraverso la puntura di zanzare femmine infette del genere Anopheles. Il maschio della zanzara invece non punge. Una volta che la zanzara ha iniettato il plasmodio in un uomo sano, il parassita comincia a moltiplicarsi dapprima nel fegato, per poi passare ai globuli rossi, dopo circa 7-10 giorni.

    Sintomi della Malaria

    Quali sono i sintomi della Malaria? Innanzitutto bisogna partire dall’incubazione, ovvero il tempo che intercorre tra il contagio e la comparsa dei sintomi della malattia. I tempi di incubazione variano in base al tipo di parassita da cui si viene colpiti:

    - P. falciparum 9-14 giorni;

    - P. vivax 12-17 giorni (raramente il periodo è ancora più lungo);

    - P. ovale 16-18 giorni;

    - P. malariae 18-40 giorni (raramente il periodo è ancora più lungo).

    Nel caso di infezioni da P. vivax e P. ovale, i parassiti possono rimanere silenti nel fegato del soggetto colpito anche per diversi mesi, in alcuni casi addirittura anni dalla puntura. I sintomi e la relativa gravità variano in base al tipo di plasmodio che ha causato la parassitosi. Ma vediamo i sintomi principali che si possono riscontrare in tutte le tipologie di infezioni da Malaria:

    - Irritabilità e stanchezza;

    - Perdita dell’appetito;

    - Sonno disturbato;

    Successivamente sopraggiungono:

    - Rialzo della temperatura corporea con brividi improvvisi;

    - La febbre si stabilizza poi oltre i 40° per 2-7 ore;

    - Infine, si manifesta una forte sudorazione che accompagna l’abbassamento della temperatura.

    Questo ciclo di sintomi della Malaria si ripresenta ogni due giorni in caso di P. vivax e P. ovale, mentre ogni tre per la P. malariae. Nel caso invece della malaria da P. falciparum la febbre può essere alta e ricorrente ogni 36-48, oppure lieve e costantemente presente. E’ chiaro dunque, che in tutti i casi di Malaria il sintomo focale è la febbre.

    Oltre alla febbre altri sintomi della Malaria possono essere:

    - Mal di testa;

    - Nausea e vomito;

    - Dolori in tutto il corpo (principalmente mal di schiena e mal di pancia)?

    - Ingrossamento della milza;

    - Ingrossamento del fegato;

    - Tachicardia e delirio provocati dalla febbre alta;

    - Convulsioni o perdita di conoscenza.

    Cura della Malaria

    Qual è la cura della Malaria? Iniziamo con dire che fortunatamente una cura per la Malaria esiste. E’ tuttavia fondamentale intervenire nella maniera più tempestiva possibile, per evitare che possa evolvere nelle forme più gravi e potenzialmente fatali. La diagnosi della Malaria avviene mediante analisi del sangue specifiche: in laboratorio si effettua una ricerca al microscopio della tipologia di parassiti della Malaria che si sono insediati all’interno dei globuli rossi. I medici possono contare sull’impiego di alcuni farmaci antimalarici, come ad esempio la clorochina o il chinino, che vengono somministrati per via orale, intramuscolo o per endovena. Nella maggior parte dei casi garantiscono ottimi risultati.

    La scelta della molecola da impiegare dipende da una serie di fattori, tra cui principalmente il tipo di Malaria, l’area geografica di infezione, l’età del paziente, la gravità dei sintomi e l’eventuale stato di gravidanza. Oltre alla cura specifica con farmaci antimalarici, solitamente gli specialisti si trovano a dover fronteggiare altre emergenze:

    - Sintomi di disidratazione,

    - Convulsioni,

    - Anemia;

    - Complicazioni cerebrali;

    - Complicazioni ai reni;

    - Complicazioni alla milza.

    Se il soggetto colpito da Malaria viene curato con tempestività e nella maniera corretta le possibilità che l’infezione venga completamente debellata sono molto alte, tuttavia se il trattamento farmacologico viene interrotto, l’infezione può continuare a proliferare indisturbata nell’organismo, portando a recidive e riattivazioni. Le popolazioni che abitano nella aree più colpite dalla Malaria, infatti, spesso non riescono a guarire.

    Nel caso della malaria da Falciparum, considerato che nella sua forma più grave può progredire in modo estremamente rapido, portando il soggetto colpito alla morte in poche ore o in qualche giorno (20% dei casi circa), solitamente si sceglie di iniziare immediatamente la cura, in attesa che arrivino i risultati del laboratorio.

    Prevenzione della Malaria

    In cosa consiste la prevenzione della Malaria? L’unica arma a disposizione delle autorità sanitarie è quella di massimizzare i programmi di controllo degli insetti. Per il singolo viaggiatore in Paesi a rischio invece, è sempre consigliato adottare le seguenti strategie:

    - Zanzariere alle finestre;

    - Prodotti repellenti;

    - Zanzariere intorno al letto.

    Inoltre, è fondamentale fare ricorso alla profilassi della Malaria, ovvero la somministrazione di farmaci anti-malarici a basse dosi, che sono sufficienti a impedire il contagio in caso di puntura di zanzara Anopheles infetta. La somministrazione dei medicinali deve iniziare prima della partenza per il Paese a rischio e deve durare per tutto il periodo di permanenza, fino a qualche settimana dopo il ritorno.

    Casi di Malaria autoctona in Italia

    In Italia, dove non esiste il rischio di Malaria, si è accesso il campanello d’allarme, dopo che una bambina di 4 anni è morta di malaria nell’ospedale di Brescia, dove era stata trasportata d’urgenza. La piccola non era mai stata in Paesi a rischio e le sue vacanze si erano svolte sulla riviera veneta. In Italia l’ultimo caso di Malaria autoctona accertato risale al 1997, ‘con un’infezione probabilmente dovuta a P. vivax, proveniente dall’estero, inoculato da un’anofelina locale’.