Anoressia e bulimia, l’età è sempre più bassa: bambine di 8 anni già malate

Secondo la psichiatra Marta Scoppetta, l'età d'esordio di anoressia e bulimia si è abbassata a livelli drammatici, con casi di 12, 9 e persino 8 anni. 'La buona notizia è che questi problemi si conoscono e si curano di più, ma a fare la differenza è l'atteggiamento del genitori'

da , il

    Anoressia e bulimia, l’età è sempre più bassa: bambine di 8 anni già malate

    Anoressia e bulimia in bambine di 8 anni, con un abbassamento dell’età di ingresso drammatico. A lanciare l’allarme è Marta Scoppetta, psichiatra e psicoterapeuta junghiana, consulente del Percorso obesità alla Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, che ai disturbi alimentari ha dedicato il suo ultimo libro, “Perché mia figlia non mangia più? Comprendere e curare l’anoressia in adolescenza“, edito da Castelvecchi. Intervistata da Adnkronos Salute, la dottoressa conferma che ci si ammala sempre prima e sempre più, anche grazie alla maggior capacità di diagnosi corrette, ma che anche le speranze di guarigione sono in aumento. “A fare la differenza è anche l’atteggiamento del genitore“, avverte la psichiatra.

    Il problema dell’anoressia è reale. “L’età d’esordio di anoressia e bulimia si è drammaticamente abbassata. Vediamo casi a 12 anni, ma anche a 8 o 9 anni“, svela la psichiatra. L’aumento dei casi si registra in particolare in età infantile e prepuberale e riguarda maschi e femmine che però sono ancora la maggioranza dei casi (il 90-95%).

    Guarire dall’anoressia e dalla bulimia è però possibile e soprattutto necessario. “Si tratta di problemi che possono essere fatali: l’anoressia è la prima causa di morte per gli adolescenti dopo gli incidenti stradali“, ricorda la dottoressa.

    Il libro è un modo per far capire ai malati ma anche dai genitori che c’è un motivo per cui ci si ammala di anoressia e bulimia: “Nell’adolescenza sono un tentativo autonomo del ragazzo prima di trovare un equilibrio, poi una richiesta d’aiuto. Ecco perché a un genitore molto attento difficilmente sfuggono i segnali chiave“.

    Individuare i primi segnali è di fondamentale importanza anche perché più la diagnosi è precoce, più è incisivo il processo di guarigione. “Al di là del vomito ‘di nascosto’, del dimagrimento o dell’ingrassamento improvviso, se si notano cambiamenti importanti nel carattere e nello stile di vita è bene fare attenzione“, spiega Scopetta che elenca i segnali da non sottovalutare, a partire da cambi drastici, come nel caso di “ragazzine sempre accondiscendenti e compiacenti che all’improvviso sono scontrose e oppositive, che si chiudono in se stesse smettendo di uscire con gli amici, che mostrano meno interesse per le attività sociali“.

    Spesso, rivela la psichiatra, sono gli stessi genitori a non accorgersi del problema anche di fronte all’evidenza, come nel caso di una ragazza sottopeso al limite della sopravvivenza la cui madre, alla notizia del ricovero, le disse di “non esagerare“.

    La cosa fondamentale è infatti capire che anoressia e bulimia sono malattie serie, non capricci, vere e proprie richieste d’aiuto, e per questo spesso colte più da insegnanti o allenatori sensibili e attenti che dagli stessi genitori.

    Dopo anni di lavoro come dirigente psichiatra in un Centro di salute mentale e un centro per la cura dei Disturbi del comportamento alimentare della Asl di Perugia e ora nel laboratorio di patologie dell’Obesità al Gemelli, Scopetta ha voluto mettere nero su bianco alcune informazioni preziose riguardo al perché ci si ammala, qual è il modo migliore per curarsi e quali sono i comportamenti di amici e familiari che aiutano.

    Molti pensano ancora che ammalarsi di anoressia sia la conseguenza di un capriccio e che guarire sia una questione di volontà e non hanno chiaro che invece è un disturbo psichiatrico grave, che si può curare se si lavora bene, ma di cui si può anche morire“, sottolinea la psichiatra. “L’adolescente che ammala di anoressia, inizialmente cerca nel controllo del peso e del cibo, poi divenuti una gabbia, un mezzo per sentirsi più sicura e realizzare autonomamente una sorta di autocura rispetto a un disagio più profondo“.

    I disturbi alimentari sono un modo con cui gli adolescenti “urlano la propria disperazione, l’angoscia profonda di non essere in grado di arrivare all’età adulta e implora di essere visto e aiutato” ed è per questo che il percorso può non essere semplice ma è sempre percorribile.

    Un percorso di cure adeguate permette di curare le insicurezze e le fragilità che hanno portato ad ammalarsi, fino a tornare a vivere, spesso meglio di prima“, assicura la dottoressa. Guarire dall’anoressia, dalla bulimia e dai disturbi alimentari è possibile e non bisogna arrendersi ma andare avanti, guardando con fiducia al futuro e soprattutto a se stessi.