Vaccini news, Zaia fa ricorso contro il decreto e Maroni lo appoggia: ‘La Lombardia sostiene il Veneto’

Veneto e Liguria in rivolta contro i vaccini obbligatori. Zaia ha deciso di impugnare il decreto facendo ricorso. E Maroni precisa: 'se accolto varrebbe anche per la Lombardia'. Dalla Provincia di Bolzano si lancia una mozione anti-decreto sulle vaccinazioni obbligatorie.

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    Vaccini news, Zaia fa ricorso contro il decreto e Maroni lo appoggia: ‘La Lombardia sostiene il Veneto’

    Il decreto sui vaccini obbligatori in Italia ha scatenato il dibattito e le reazioni delle amministrazioni locali. Luca Zaia ha fatto sapere che la giunta regionale del Veneto ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto del Governo sull’obbligatorietà dei vaccini per ‘lesione dell’autonomia regionale’. Zaia ha spiegato le motivazioni in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook. E intanto Roberto Maroni, il presidente della Lombardia, si è detto pronto a sostenere il Veneto in questa battaglia. Inoltre la Liguria chiederà in Conferenza Stato-Regioni che il governo torni sui suoi passi sulle sanzioni e sul divieto di iscrizione scolastica per i minori che non hanno tutte le 12 vaccinazioni previste. Anche la Provincia autonoma di Bolzano aveva approvato all’unanimità una mozione contro l’obbligatorietà dei vaccini.

    MARONI CON ZAIA CONTRO L’OBBLIGO DEI VACCINI

    “Ben venga il ricorso della Regione Veneto, che io condivido personalmente. Noi non facciamo ricorso, ma se quello di Regione Veneto dovesse essere accolto varrebbe anche per la Lombardia. Comunque avrebbe effetti modesti, perché da noi la copertura è già superiore al 94%”. A parlare è il presidente della Lombardia Roberto Maroni a margine della conferenza stampa dopo la giunta a Palazzo Lombardia. “Siamo disponibili a sostenere il Veneto nella conferenza Stato regioni e convocheremo il ministro Lorenzin per chiedere di modificare il decreto, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni, che sono una cosa abnorme. Noi preferiamo puntare sulla comunicazione”, ha spiegato il governatore. “Il Consiglio regionale il 4 aprile ha votato una mozione che impegna il presidente a introdurre come requisito per l’accesso ai servizi sociali per la prima infanzia l’aver assolto gli obblighi vaccinali previsti dalla legge. È una delibera del consiglio che mi impegna”, ha spiegato l’esponente del Carroccio. “Numeri alla mano – ha spiegato Maroni – la coperture delle vaccinazioni a 36 mesi nel 2016, relative ai nati nel 2013, in 10 su 11 vaccinazioni è superiore a quella del Veneto”.

    ZAIA E I VACCINI

    Zaia ha spiegato l’impugnazione del decreto sui vaccini davanti alla Consulta: “Abbiamo dato mandato alla nostra avvocatura, avvalendosi di tecnici e di professionisti di indubbia professionalità, di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento del Governo. Non lo facciamo, perché siamo contro i vaccini. Io non incontro mamme che dicono al vaccino senza se e senza ma, incontro mamme che sono preoccupate di non avere la possibilità di scegliere un programma vaccinale e mamme che sono preoccupate, perché dicono che 12 vaccini nel corpicino del mio bimbo mi sembrano un’esagerazione“. E ha aggiunto: “Si è scritto un decreto che andava e che va oltre l’obbligatorietà. Ha battuto anche il muro del suono questo decreto. È una roba solo italiana. Io penso che l’obbligatorietà non risolve i problemi di dialogo con le famiglie”. “Siamo davanti a un problema, a un provvedimento che ha già efficacia giuridica. Io voglio precisare: la posizione della Regione è non mettere in discussione il vaccino con la ‘v’ maiuscola, che cosa rappresentano i vaccini per la salute umana, ma sicuramente mettere in discussione alcuni aspetti di questo decreto”, ha precisato Zaia.

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    IL MODELLO VENETO SUI VACCINI

    Zaia ha anche risposto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha criticato la decisione del governatore veneto di impugnare davanti alla Consulta il decreto di Palazzo Chigi sui vaccini obbligatori: “Il Veneto difende un modello che esiste da dieci anni, concordato e monitorato periodicamente con lo stesso ministero. Pur se indicati come i cattivi del giorno, noi continuiamo a ritenere che questo decreto non informi ma punisca, monetizzi l’obbligo e non rassicuri le famiglie né le metta in grado di formarsi un’opinione positiva, e si trasformerà in un boomerang e quindi incentivo ulteriore per motivare anche gli indecisi ad abbandonare le vaccinazioni. I nostri dati ci confermano come il nostro sistema abbia aumentato considerevolmente le adesioni consensuali e convinte alle vaccinazioni”. Il presidente del Veneto ha poi proseguito: “Noi non cerchiamo risse, polemiche e ribalte politiche, non siamo contro le vaccinazioni (tutt’altro), e quando ci viene chiesto collaboriamo lealmente e nell’interesse generale con il Ministro e con i suoi tecnici, forti anche di un benchmark che è il sistema sanitario veneto, fra i più efficienti d’Europa e con un sistema di prevenzione che il mondo ci invidia”.

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    SCONTRO LORENZIN-ZAIA

    “La prima considerazione spontanea è che il Ministro Lorenzin non ha affatto bisogno del consenso del Veneto, ha una maggioranza in Parlamento, si faccia convertire in legge il decreto indipendentemente dal nostro ricorso alla Corte Costituzionale. Si accerti però prima di avere il consenso di tutti i parlamentari”, continua l’esponente della Lega Nord. “La seconda considerazione – insiste il presidente del Veneto – è, politicamente, figlia della prima: se si è intimamente convinti che il decreto sia perfettamente applicabile, che non lasci margini di ambiguità scientifica, che sia davvero indispensabile e che trovi un consenso corale, tranne che in un Veneto così fuori strada, il Ministro ne faccia tradurre i contenuti in singole leggi regionali. Non è operazione complicata, e forse in meno di 60 giorni molti Consigli regionali sarebbero in grado di deliberare. Non trovi dunque quindi l’alibi nel ricorso dei veneti per coprire un dibattito sull’opportunità di questo provvedimento che ormai serpeggia ovunque. Chi governa è chiamato sempre a scelte impopolari, ma posso garantire al Ministro che questa scelta del Veneto non è demagogica e populista”.