Epatite C, la cura funziona sempre meglio

I trattamenti antivirali ad azione diretta hanno trasformato il modo di trattare e curare l’epatite C: i nuovi risultati incoraggianti sul farmaco pangenotipico sono stati illustrati al congresso EASL tenuto ad Amsterdam

da , il

    Epatite C, la cura funziona sempre meglio

    Le nuove terapie che permettono di curare l’epatite C stanno dando risultati sempre più incoraggianti, così come illustrato dai dati di diversi studi che sono stati presentati al congresso Easl (European association for the study of Liver) che si è tenuto ad Amsterdam dal 19 al 23 aprile scorso. I trattamenti antivirali ad azione diretta hanno trasformato il modo di trattare e curare l’epatite C. Infatti, prima dell’utilizzo dellaa terapia con antivirali diretti, la strategia terapeutica per combattere l’Epatite C prevedeva l’impiego di interferone e ribavirina, con pesanti effetti collaterali che costringevano molti pazienti intolleranti alla cura all’abbandono. Oggi c’è una nuova speranza di avere dei farmaci anti Epatite C più efficaci e con meno effetti collaterali.

    I dati sulla cura dell’epatite C con nuovi farmaci pangenotipici sono stati presentati al congresso EASL (European association for the study of Liver) ad Amsterdam da Gilead, e hanno mostrato l’efficacia di una terapia a base di ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg, in compresse, in popolazioni di pazienti affetti dal virus dell’epatite C non studiati precedentemente in trial clinici dedicati con terapie antivirali ad azione diretta. Gli studi hanno dimostrato tassi di guarigione dall’Hcv del 99% in bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni e del 100% in pazienti adulti coinfetti dal virus dell’epatite C e B.

    Per quanto riguarda i bambini affetti da epatite C è rilevante riportare uno studio i dati di uno studio condotto dai ricercatori del Seattle Children’s Hospital di Washington, che hanno provato a valutare gli effetti di una terapia sperimentale che consiste nella somministrazione di una sola compressa con una concentrazione di principio attivo più bassa rispetto alla terapia base (ledipasvir 45 mg/sofosbuvir 200 mg) in bambini affetti da Hcv fra i 6 e gli 11 anni, hanno dimostrato tassi di guarigione del 99%. Restano alcuni effetti collaterali evidenziati dal trial, come dolori addominali, cefalea, diarrea, vomito, nausea, affaticamento, febbre, tosse e dolore orofaringeo, ma tutti di gravità variabile da debole a moderata.

    “Nessuno di coloro che ha completato la terapia ha avuto recidiva, non ci sono stati eventi avversi che hanno portato allo scompenso”, ha raccontato Alessandra Mangia, responsabile dell’Unità di Epatologia dell’IRCCS “Casa del Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, che conclude con: “un dato interessante nei bambini. I primi dati sul trattamento con sofosbuvir e ledipasvir, da noi già largamente usato negli adulti con genotipo 1 e 4, presentati al meeting, confermano anche nella popolazione pediatrica efficacia elevata ma soprattutto elevata sicurezza”.

    E certamente il fatto di poter disporre di un farmaco efficace e sicuro per tutti i genotipi del virus dell’epatite C cronica, così come evidenziato dalla dottoressa, “costituisce una semplificazione della cura. Schemi terapeutici semplici e omogenei facilitano, infatti, la gestione dell’enorme numero di pazienti da trattare”. Evidenza sottolineata anche da Norbert Bischofberger, vicepresidente esecutivo del Reparto ricerche e sviluppo e direttore scientifico di Gilead, che ha spiegato come, egli studi dedicati ai bambini affetti da epatite C e ai pazienti coinfetti da Hcv e Hbv, la terapia con ldv/sof ha ottenuto “elevati tassi di guarigione e ha dimostrato un livello di sicurezza in linea con il profilo di sicurezza del farmaco”.

    Un farmaco, ricordiamo, che è indicato per il trattamento dell’infezione cronica da Hcv relativamente ai genotipi 1, 4, 5, o 6. Il farmaco viene somministrato insieme alla ribavirina a coloro che hanno subito un trapianto di fegato con Hcv di genotipo 1, 4, 5, o 6, ai pazienti con cirrosi compensata o scompensata e ai pazienti di genotipo 3 con cirrosi compensata o sui quali i precedenti trattamenti non hanno avuto successo, maggiori di 18 anni.

    Nel trial solo un paziente con genotipo 1 – mai trattato – ha avuto una ricaduta; nessun paziente ha interrotto la terapia e tutti gli altri hanno ottenuto una SVR12, l’obiettivo primario di efficacia. Tuttavia, non sono stati condotti trial clinici per valutare in modo più sistematico la sicurezza e l’efficacia della terapia antivirale ad azione diretta in quei pazienti contemporaneamente coinfetti Hcv/Hbv con un’infezione da Hbv in corso. In attesa di altri trial che vadano in questa direzione non possiamo non salutare positivamente l’evidenza che le cure anti epatite stanno diventando sempre più efficaci, brevi e ben tollerati dai pazienti.

    In collaborazione con AdnKronos