Sessualità tra anziani: dopo i 75 anni esiste ed è un toccasana

E' un aspetto troppo spesso sottovalutato, persino dai medici, in realtà è un importante indicatore della qualità di vita di ogni individuo.

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    Sessualità tra anziani: dopo i 75 anni esiste ed è un toccasana

    La sessualità tra anziani è tuttora un argomento poco considerato anche in ambito prettamente medico, eppure da alcuni studi è emerso che dopo i 75 anni esiste ed è praticata da una percentuale di soggetti più ampia del previsto. La sessualità dunque, per gli over 75 non è affatto una chimera, anzi è un toccasana.

    Sessualità tra anziani: i dati

    Dal 17° congresso nazionale dell’Associazione Italiana Psicogeriatria, che si è appena concluso a Firenze, è emerso che in età molto avanzata, il 40% degli uomini fa sesso, mentre delle donne soltanto il 16,7%.

    Per sessualità naturalmente non si intende strettamente rapporti sessuali completi, il concetto include forme di erotismo ‘alternative’ o ‘parziali’, che possono trovare più facilmente accoglimento tra le coppie over 75.

    Sulla questione, il sessuologo John Bancroft del Kinsey Institute, in un editoriale del 2015 pubblicato sulla rivista ‘New England Journal of Medicine’, aveva rivelato che nella fetta di società di età compresa tra i 75 e gli 85 anni, il 38,5% degli uomini e il 16,7% delle donne aveva confidato di avere avuto un rapporto sessuale con un partner nell’anno in corso. Ciò stava a dimostrare che gli uomini spesso fanno ricorso a una persona esterna alla coppia, per soddisfare il proprio desiderio sessuale.

    Anche in tempi non sospetti, già nel 2000, il Censis aveva mostrato come gli anziani fossero attivi sessualmente: si parlava di un 73,4% dei nostri connazionali di età compresa tra i 61 e i 70 anni e di un 39,1% degli over 70, dediti ai piaceri della sessualità.

    Sessualità negli anziani: i medici non la considerano

    La sessualità negli anziani è spesso sottovalutata, a partire proprio dal personale medico. A tal proposito, Leo Nahon, direttore della divisione psichiatrica dell’Ospedale Niguarda di Milano, ha affermato: ‘In ambito medico e anche specialistico, l’argomento della sessualità non viene messo tra gli elementi più rilevanti. In altri termini, né il medico di base né lo specialista, quando si trovano di fronte un ultra 70enne, indaga sul tema della sessualità, a meno che non sia lo stesso paziente a sollevare la questione’.

    La negazione della sfera sessuale oltre una certa età, è un fenomeno presente non soltanto in Italia, ma anche in molti altri Paesi.

    Nella realtà invece, il medico dovrebbe occuparsi della sessualità dei suoi pazienti anziani, perché è un importante indicatore della sua qualità di vita: ‘Avere una relazione affettiva che sia più o meno sessualizzata è uno dei fattori di protezione dell’età anziana ed è associato alla longevità, oltreché a un indice della qualità della vita soggettiva più alto’, ha spiegato Nahon.

    E’ fondamentale ricostruire la visione che si ha della vita nella terza e quarta età, sia dal punto di vista sessuale che relazionale. A tal proposito è doveroso rivedere anche il concetto di ‘solitudine’ tra gli anziani.

    La maturità psichica di una persona infatti è il risultato di diversi fattori, tra cui la capacità di stare soli: pertanto la solitudine in età avanzata può e deve essere intesa anche come potenziale dimostrazione di autonomia.

    Per Nahon infatti, ‘va cessata la demonizzazione della solitudine. Sicuramente si tratta di una condizione penalizzante per chiunque e per l’anziano in particolare. Tuttavia, siccome per ragioni demografiche accade facilmente che l’età anziana sia associata alla solitudine, bisogna ridarle dignità e valore’.