Aborto in Lombardia, 68 per cento di ginecologi obiettori

Aborto in Lombardia, in sei ospedali della regione i medici sono tutti obiettori di coscienza. Il Pd chiede concorsi ad hoc, il Pirellone dice no

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    Aborto in Lombardia, 68 per cento di ginecologi obiettori

    Il 68 per cento dei ginecologi lombardi è obiettore di coscienza. Il Pd fa sentire la sua voce in Regione, con il capogruppo Enrico Brambilla che chiede concorsi ad hoc per l’assunzione di ginecologi non obiettori, “come avvenuto nel Lazio”. Sì, perché ginecologo obiettore fa rima con no all’aborto. L’attuazione della legge 194 fa cilecca, le donne che vogliono l’interruzione volontaria della gravidanza trovano grossi ostacoli.

    I consiglieri lombardi del Pirellone portano a supporto i dati, raccolti nelle strutture ospedaliere: due medici su tre si dichiarano obiettori di coscienza. Per interrompere la gravidanza si ricorre dunque alla pillola RU486, meno invasiva dell’intervento chirurgico, soltanto nel 6,7 per cento dei casi. Brambilla: “Su questi temi, l’Italia è stata richiamata persino dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite e prima ancora dal Parlamento europeo. E la Lombardia si conferma tra le regioni italiane più riluttanti e meno avanzate su questo fronte”.

    Aborto in Lombardia, in 6 ospedali tutti obiettori

    Nel 2016, il 68,2 per cento dei ginecologi lombardi si è rifiutato di eseguire un aborto. Una percentuale di poco inferiore al 70,7 per cento di media nazionale (dato che però è del 2014) riferito dal ministero della Salute nella relazione annuale sull’attuazione della legge 194. Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale, spiega perché la situazione in Lombardia è però molto preoccupante: “Per le caratteristiche a macchia di leopardo. In alcune strutture è impossibile abortire”. Succede in sei dei 63 ospedali della regione, dove tutti i ginecologi sono obiettori: a Iseo, Sondalo, Chiavenna, Gavardo, Gallarate e Oglio Po. In altri 10 presidi, la percentuale di obiezione va dall’80 al 99 per cento; soltanto in cinque strutture siamo a meno del 50 per cento.

    Come superare questo problema? Con la rotazione dei ginecologi non obiettori, ricorrendo ai medici ‘gettonisti’, ossia a personale esterno: “Nel 2016, per questa ultima soluzione sono stati spesi 153 mila euro”. Misure “di tipo emergenziale e di scarsa efficacia” per Valmaggi. Ecco perché il Pd chiede a Roberto Maroni ai concorsi ad hoc: “La giunta proceda all’assunzione di medici ginecologi non obiettori, così come è stato fatto in Lazio con il governatore Zingaretti”.

    Aborto in Lombardia: Pirellone dice no ai concorsi ad hoc

    La proposta è appoggiata da Sel. Chiara Cremonesi ha annunciato una mozione per iniziative finalizzate a garantire l’applicazione della legge 194. Giulio Gallera, assessore al Welfare, ha già fatto sapere che le proposte non saranno prese in considerazione: “Regione Lombardia garantisce a tutte le donne con tempestività, professionalità ed efficacia la libertà di scelta di interrompere volontariamente la gravidanza. Per questo, non abbiamo necessità di ricorrere a concorsi per reclutare medici non obiettori”.

    Ma quanti sono stati gli aborti, nel 2016, con pillola RU486: appena 927 sui 13.830 totali, il 6,6 per cento. Un po’ meglio che nel 2015, quando furono pari al 5,1 per cento. Il confronto con le altre regioni è però impietoso: la Lombardia è sestultima, lontana dalla Liguria (40,3 per cento), dal Piemonte (32,5 per cento), dall’Emilia Romagna (25,8 per cento) e dalla Toscana (20,1 per cento). In Lombardia, 33 strutture su 63 (il 52 per cento) non praticano l’interruzione di gravidanza con farmaco. Secondo il Pd, è tutta colpa delle norme restrittive sull’uso della pillola (le donne che ne hanno bisogno devono passare tre giorni in ospedale contro l’intervento chirurgico, che necessita solo di un day hospital). In Emilia Romagna pure per la RU486 basta il day hospitale, in Toscana la praticano pure i consultori.

    Aborto in Lombardia, il boom della pillola di 5 giorni dopo

    La Lombardia non fa differenza, rispetto alle altre regioni italiane, per la ‘ElleOne’, la pillola dei 5 giorni dopo. Se assunta in questo arco temporale dal rapporto sessuale ritarda o inibisce l’ovulazione. Da maggio 2015, la sua diffusione è aumentata tantissimo. Da quando l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha eliminato l’obbligo di presentare in farmacia un test negativo di gravidanza e, per le donne maggiorenni, pure la prescrizione medica. Nel 2016, le confezioni sono state 237.846, contro le 16.798 del 2014. In Lombardia sono state 48.722 contro le 3.871 di dodici mesi prima. Ed è diminuito pure il numero di interrogazioni di gravidanza, in Lombardia e in Italia: -9,3 per cento dal 2014 al 2015.