Anidride solforosa nel cibo: cosa dobbiamo sapere?

Dove si trova e cosa può provocare

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    Anidride solforosa nel cibo: cosa dobbiamo sapere?

    Anidride solforosa nel cibo: cosa dobbiamo sapere? Chiamata anche diossido di zolfo, l’anidride solforosa è un gas irritante. Si produce per mezzo della combustione dello zolfo, quando esso entra in contatto con l’aria. Spesso nei tempi antichi veniva utilizzata per disinfettare i tini di fermentazione. Soltanto a partire dal XX secolo questa sostanza cominciò ad essere impiegata per la preparazione di alimenti e bevande.

    A cosa serve

    L’anidride solforosa nella preparazione dei cibi viene sfruttata come antimicrobico e antimicotico. Inoltre viene impiegata nei cibi per fermare il processo enzimatico che porta gli alimenti ad assumere un colore scuro. Viene utilizzata anche come sbiancante di zucchero ed amido. In particolare il diossido di zolfo viene utilizzato nel processo di decolorazione dello zucchero soprattutto come additivo. Può essere immesso nella conservazione del mosto del vino, della birra, dei succhi di frutta e degli insaccati. Nell’etichetta, secondo le normative di legge, deve essere indicato con la sigla E220.

    Dove si trova

    L’anidride solforosa può essere presente in numerosi cibi. Per esempio la possiamo ritrovare nelle conserve a base di pesce, nei sott’aceti e nei cibi sott’olio, in quelli in salamoia, nelle marmellate e nei crostacei congelati. Inoltre questa sostanza può essere presente nella frutta secca, nel vino, nell’aceto, nei funghi secchi e nelle bevande senza alcol a base di succhi di frutta.

    Gli effetti

    A provocare danni nel nostro organismo non è tanto la quantità di anidride solforosa presente in un singolo cibo. Bisogna stare attenti, invece, alla somma delle tante quantità contenute nei diversi alimenti che vengono consumati nell’arco della giornata. In particolare dovrebbero prestare attenzione le persone che soffrono di asma, soprattutto se stanno seguendo una cura a base di cortisonici: in queste condizioni i soggetti risultano sensibili ai solfati e potrebbero incorrere in delle difficoltà respiratorie.

    L’anidride solforosa, inoltre, risulta irritante per gli occhi e per le mucose, oltre che per le vie respiratorie. L’esposizione a questa sostanza potrebbe causare la comparsa di faringiti, di perdita dell’odorato e di perdita del gusto. Se inalata, l’anidride solforosa potrebbe provocare edema polmonare. Inoltre può determinare l’acidificazione delle urine e vari disturbi, specialmente a carattere nervoso, mal di testa, dissenteria, reazioni allergiche. Dal punto di vista nutrizionale può ostacolare l’assimilazione delle vitamine B1 e B12.