Sindrome sgombroide: sintomi, terapia e conseguenze

Sindrome sgombroide: sintomi, terapia e conseguenze

La causa è il pesce crudo mal conservato

da in Malattie, Salute, Sicurezza Alimentare
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    Sindrome sgombroide: sintomi, terapia e conseguenze

    Sindrome sgombroide: quali sono i sintomi, la terapia e le conseguenze in cui si può incorrere? Si tratta di un’intossicazione alimentare che è determinata dal consumo di pesce mal conservato, specialmente se il prodotto viene tenuto a lungo a temperatura ambiente, senza subire il necessario processo di congelamento. I tipi di pesce responsabili della sindrome sgombroide sono soprattutto il tonno, lo sgombro e il pesce azzurro. E’ importante che, secondo le norme, il pesce sia conservato ad una temperatura di -18 °C per un periodo di almeno 96 ore, in modo da non provocare pericoli per la salute.

    I sintomi caratteristici della sindrome sgombroide si manifestano nel giro di 10-30 minuti dal consumo. Corrispondono alla comparsa di eritema, cefalea, nausea, diarrea, crampi addominali e aumento del battito cardiaco. A volte si alza la temperatura corporea e si hanno casi di ipotensione o di ipertensione. Chi soffre d’asma può incorrere in difficoltà respiratoria o broncospasmo. Il tutto dura per uno o due giorni, interessando fasi che vanno dalle quattro alle sei ore.

    Quali rimedi si possono adottare una volta incorsi nella sindrome sgombroide? E’ importante che alla manifestazione dei primi sintomi ci si rivolga subito al pronto soccorso, per la somministrazione di una terapia d’urgenza. Di solito si ricorre all’uso di liquidi e antistaminici.

    Potrebbe essere necessaria anche la somministrazione di cortisone. Soltanto nel caso in cui si ha un coinvolgimento cardio-respiratorio, con ipotensione, i medici potrebbero decidere di ricorrere all’adrenalina.

    Generalmente i sintomi generati dalla sindrome sgombroide non sono particolarmente gravi, a meno che non si instaurino delle conseguenze a livello respiratorio e cardiocircolatorio, che potrebbero mettere a rischio anche la vita. La principale caratteristica che si osserva a livello organico in presenza di questa intossicazione alimentare è rappresentata dall’aumento dei livelli di istamina. Quest’ultima è una sostanza responsabile dei processi infiammatori dell’organismo. Più precisamente l’istamina è un mediatore chimico, che permette la comunicazione tra le cellule coinvolte nelle risposte allergiche del corpo.

    L’aumento dell’istamina è strettamente collegato ad un amminoacido (istidina) che, a causa dei germi presenti nella pelle, nella scaglie o nell’intestino dei pesci che possono causare la sindrome, si trasforma in istamina. Se il pesce crudo si trova in un cattivo stato di conservazione, entra in gioco un enzima che lo riempie proprio di istamina. A questo punto le reazioni dipendono dalla sensibilità individuale all’istamina e dalla quantità di questa sostanza che si libera.

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