La pasta non fa ingrassare: la conferma degli esperti

La pasta non fa ingrassare: la conferma degli esperti

L’indice glicemico di questo cibo è moderato

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    La pasta non fa ingrassare: la conferma degli esperti

    La pasta non fa ingrassare: lo confermano gli esperti, attraverso uno studio italiano, che è stato condotto presso l’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia. I ricercatori hanno preso in considerazione due progetti precedenti, arrivando alla conclusione che la pasta è una fonte di carboidrati, ma possiede un indice glicemico moderato. Spesso si tende a non includere questo cibo nelle diete dimagranti, pensando che possa contribuire a far prendere dei chili di troppo. Lo studio italiano pubblicato su ‘Nutrition and Diabetes’, invece, dimostra che non è così.

    Gli esperti hanno analizzato i questionari degli oltre 23.000 partecipanti al progetto, prendendo in considerazione il peso, l’altezza e l’indice di massa corporea di ogni individuo. Hanno analizzato anche il girovita e il rapporto vita-fianchi e in questo modo hanno potuto scoprire che chi mangia la pasta frequentemente (ovvero ogni giorno) può beneficiare di una forma fisica migliore, con un più salutare indice di massa corporea e una minore circonferenza addominale.

    Di più: consumare pasta significa ridurre l’obesità. A spiegare il meccanismo è Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia molecolare e nutrizionale del Neuromed, che spiega nel dettaglio lo studio in questione. Spaghetti e rigatoni cucinati al dente “non fanno ingrassare, se consumati con moderazione e nello stile mediterraneo“, ossia con condimenti come pomodoro, olio extravergine, pesce e verdure. Non è un caso, secondo l’esperta, che i risultati stiano “facendo molto discutere in Usa. Ci hanno chiamato dalla Cnn, dal Washington Post e da altre testate. Questo, appunto, perché negli anni la pasta era stata a torto demonizzata, si è fatta molta confusione tra carboidrati semplici e complessi, e non si è tenuto conto di elementi importanti, come la quantità“.

    Ma perché accade tutto ciò? Il nucleo della questione risiede nell’indice glicemico, la velocità con cui un alimento viene trasformato in zuccheri semplici nel nostro organismo. Gli esperti hanno spiegato che, quando per esempio beviamo una bibita zuccherata o mangiamo uno snack o una merendina confezionata, subiamo un picco glicemico. La quantità di zuccheri nel sangue aumenta in maniera esagerata in modo molto rapido. Questo non fa bene alla salute.

    Il meccanismo, invece, non si innesca con la pasta, perché ha un indice glicemico moderato, anche più basso rispetto a quello del riso, del pane e delle patate. E infatti, sottolinea la ricercatrice: “La pasta al dente ha un minor indice glicemico; la pasta lunga come gli spaghetti ne ha uno leggermente migliore di quella corta, e i sughi tipici italiani abbinano correttamente ai carboidrati vegetali e pesce“.

    Per restare nell’ambito di una dieta equilibrata non serve eliminare gli spaghetti, ma occorre mangiare pasta (anche tutti i giorni) in maniera moderata. Anche la pasta integrale va bene. Ogni piatto deve essere composto circa da 60 grammi (al dì), 70 per gli uomini e 50 per le donne. Il momento ideale per consumare la pasta è il pranzo, spiega ancora Licia Iacoviello: “Quella dei carboidrati è un’energia prontamente disponibile, e a pranzo può essere ‘bruciata’ facilmente per le attività quotidiane“. Il suggerimento, come anticipato, è quello di mangiare la pasta con un contorno di verdure, secondo la tradizione della dieta mediterranea. Da preferire gli spaghetti, che, per la loro forma e per la struttura dei carboidrati, hanno un indice glicemico ancora più basso rispetto ad altri tipi di pasta.

    La pasta viene ‘promossa’ anche dal mondo dello sport, come spiega Fabio Pigozzi, presidente della Federazione internazionale di medicina dello sport, rettore e professore ordinario di Medicina interna all’università degli studi Foro italico di Roma, che indica l’importanza per gli atleti di alimentarsi con pasta anche prima di una competizione, vista la sua facile digeribilità e il suo apporto energetico ottimale. Come già detto, l’importante, chiaramente, è la quantità e la qualità del condimento (”è diverso il discorso per due etti di rigatoni alla pajata o un etto di spaghetti al pomodoro fresco”). “La ricerca – commenta Pigozzi – dimostra ancora un volta come la dieta mediterranea abbia un ruolo strategico per il mantenimento dello stato di salute”, e anche per uno sportivo “La pasta è la scelta numero uno, senza alcun timore che possa far ingrassare“.

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