Cadmio: cos’è, dove si trova e perché fa male

Cadmio: cos’è, dove si trova e perché fa male

E' presente in molti alimenti e nel fumo di sigaretta

da in Salute, Sicurezza Alimentare
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    Cadmio: cos’è, dove si trova e perché fa male

    Il cadmio: cos’è? Dove si trova e perché fa male alla salute? E’ un metallo pesante che viene assorbito in piccole quantità dall’organismo e può restare all’interno del corpo anche per diversi anni. Si tratta di un minerale che ha una struttura abbastanza simile a quella dello zinco. Per il nostro organismo, però, non presenta alcuna funzione biologica e in molti casi è proprio lo zinco a tenere sotto controllo i potenziali effetti tossici del cadmio all’interno dell’organismo umano. Il cadmio è presente in diverse fonti: è molto utilizzato nell’industria e in agricoltura e rappresenta quindi anche una fonte di inquinamento ambientale.

    Le possibili fonti di intossicazione da cadmio sono diverse e comprendono vegetali coltivati su terreni contaminati da questa sostanza, sia attraverso fertilizzanti che per la presenza di acque di irrigazione inquinate, alcuni pesci, come il merluzzo e il tonno, l’acqua potabile contaminata, quando le tubature sono state sottoposte ad un processo di ricoprimento con lo zinco. Inoltre possiamo trovare il cadmio nel fumo di sigaretta, nelle saldature delle lattine destinate a contenere alimenti, nelle vernici, nell’olio dei motori, in inceneritori di pneumatici e plastica. Al cadmio possono essere esposti alcuni lavoratori che svolgono attività in fabbriche di batterie o di semiconduttori o in luoghi dedicati allo smaltimento di pile e batterie che contengono questo minerale.

    Per quanto riguarda l’alimentazione, il cadmio è considerato un elemento contaminante del cibo, allo stesso modo di altri metalli, come il piombo e l’arsenico. Il livello di contaminazione dipende dalla concentrazione dell’elemento nell’aria, nell’acqua o nel terreno. Possiamo trovare delle quantità variabili di cadmio, oltre che in alcuni vegetali, in funghi, alghe essiccate e polvere di cacao.

    Il cadmio può essere assorbito dall’organismo per via cutanea, con il consumo alimentare o per via inalatoria. Visto che si tratta di una sostanza affine allo zinco, l’assorbimento da parte dell’intestino di cambio può essere più elevato in caso di carenza di zinco. Una grande quantità di questo elemento viene assunta da chi fuma. Un pacchetto di sigarette consente un deposito nei polmoni di una quantità di cadmio che varia da 2 a 4 milligrammi. Il fumo che rimane nell’aria, e di conseguenza il cadmio, possono essere inalati sia dai fumatori che da chi si trova nello stesso luogo. La sostanza contenuta nelle sigarette e l’esposizione a composti di cadmio e di rame potrebbe essere la causa dello sviluppo di enfisema polmonare.

    Si tratta di un metallo estremamente tossico, che può avere diversi effetti negativi sul nostro organismo.

    Può sostituire lo zinco nelle arterie, causando una minore flessibilità dei vasi sanguigni e provocando di conseguenza disturbi cardiovascolari come l’ipertensione, interferisce nella produzione dell’insulina e nel metabolismo di testosterone e potrebbe essere una causa scatenante di diabete, impotenza e problemi alla prostata. Può causare perdita di capelli e numerosi altri disturbi, come anemia e diarrea.

    Inoltre inibisce il rilascio di acetilcolina, con la conseguenza che si ha un’iperattività del sistema nervoso nei bambini, perdita di appetito o cefalea. A risentire dell’eccesso di cadmio sono anche i reni, con una compromissione della funzionalità dell’organo, tale da arrivare anche ad insufficienza renale. L’eccesso di cadmio nell’organismo causa anche una perdita di minerali nelle ossa, con la possibilità di fratture.

    L’International Agency for Research on Cancer ha classificato questo elemento come una sostanza cancerogena di gruppo 1. Sono molte le ricerche scientifiche che hanno dimostrato una possibile correlazione tra un’esposizione a dosi di cadmio eccessive e la possibilità di sviluppo di un tumore al seno o ad altri organi e tessuti del corpo, come la vescica, il polmone o l’endometrio.

    L’eccesso di cadmio nell’organismo può essere misurato con il mineralogramma del capello. E’ stata rilevata infatti una correlazione tra questo esame e la concentrazione del metallo pesante nei reni. E’ stato stabilito che il valore massimo di riferimento nel capello è pari a 0,10 parti per milione.

    Una corretta attività di prevenzione può essere effettuata tenendo in considerazione i principi della sostenibilità ambientale. Bisognerebbe prima di tutto ridurre l’inquinamento che è responsabile della contaminazione degli alimenti. Sarebbero necessarie, quindi, delle misure di controllo ambientale, per ridurre sensibilmente la quantità di cadmio presente nell’ambiente.

    E’ importante anche una corretta sensibilizzazione nei confronti dei fumatori. Si dovrebbe smettere di fumare, per ridurre la quantità di cadmio assorbita dall’organismo. Relativamente all’alimentazione, è opportuno integrare con dosi elevate di zinco, capace di contrastare l’assorbimento intestinale del cadmio. E’ utile consumare alimenti ricchi di vitamina B6, come germe di grano, e cibi con vitamina C, come gli agrumi e i cavoli.

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